Leoncavallo, De Corato: "Bando con violazioni evidenti, pronto a fare esposto" - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 19:12

Leoncavallo, De Corato: "Bando con violazioni evidenti, pronto a fare esposto"

L'ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato (FdI) sul bando per la concessione degli spazi in via San Dionigi: "Costruito su misura per il Leoncavallo, valuto un esposto o una denuncia. Sala esecutore, il vero uomo forte è Majorino". L'intervista

di Matteo Respinti

Leoncavallo, De Corato: "Bando con violazioni evidenti, pronto a fare esposto"

La decisione del Comune di Milano di mettere a bando l’immobile di via San Dionigi riaccende lo scontro politico attorno al futuro del Leoncavallo. La delibera, approvata a Palazzo Marino, viene letta dal centrodestra come un segnale di solidarietà verso il centro sociale. Riccardo De Corato, ex vicesindaco e oggi deputato, non usa mezzi termini: "Il bando è costruito su misura per il Leoncavallo. Ho già incaricato i miei legali di valutare un esposto o una denuncia, perché le violazioni sono evidenti". L’esponente di Fratelli d’Italia interpreta la mossa della giunta come un "regalo politico” alla sinistra movimentista, guidata, accusa, dall’influenza di Pierfrancesco Majorino: “Sala è solo un esecutore”, afferma. L’INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT

Onorevole De Corato, il Comune ha scelto la strada del bando pubblico per l’immobile di via San Dionigi. Se lo aspettava?
Io da loro mi aspettavo di tutto, anche di peggio. Però questa scelta è il massimo che potessero fare. È evidente che il bando è costruito su misura per il Leoncavallo. Ho già annunciato che presenterò un’iniziativa: sto sentendo i miei legali per definire i termini, che si tratti di un esposto o di una denuncia, perché le violazioni sono evidenti.

Come interpreta lei la scelta dell’amministrazione? È un favore alla sinistra movimentista?
La sinistra milanese vuole dare una risposta politica allo sgombero di via Watteau e, nello stesso tempo, fidelizzare la propria area più radicale in vista delle prossime elezioni. La verità è che la sinistra moderata a Milano non conta più nulla: il vero uomo forte del PD è Pierfrancesco Majorino, che oggi siede nella segreteria nazionale. Sala è solo un esecutore. Majorino è arrivato perfino a tenere un’assemblea al Leoncavallo, in campagna elettorale, per chiedere voti, e adesso deve ricambiare il favore. Ecco perché la giunta sta facendo questo regalo: per tenere buoni i centri sociali e la sinistra estrema.

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Se la decisione fosse dipesa da lei, come avrebbe destinato quello spazio comunale? 
Quello spazio andava destinato a qualcosa di utile per i cittadini, non a chi ha occupato abusivamente per trent’anni senza mai pagare un euro. Milano ha quartieri con emergenze reali: case popolari che mancano, famiglie in difficoltà, residenti che chiedono servizi. E invece si sceglie di premiare chi ha sempre vissuto nell’illegalità. Io sono in contatto con i residenti della zona: c’è già una raccolta firme ufficiale contro questa operazione, depositata all’albo del Comune, alla quale invito i cittadini a prendere parte. Peraltro, nello stabile di via San Dionigi c’è anche una colonia felina riconosciuta dall’ATS e dal Comune. Dove pensano di trasferirla? È la prova che non c’è nessun progetto concreto per i cittadini, ma solo la volontà politica di accontentare una parte.

Le linee guida parlano di progetti a finalità sociale, culturale e sportiva, sostenuti da un piano economico e da interventi di riqualificazione importanti. Secondo lei una realtà come il Leoncavallo ha davvero la solidità economica e organizzativa per un impegno di questa portata?
Non scherziamo. Il Leoncavallo è fatto di evasori fiscali, e non sono evasori qualsiasi: sono grandi evasori fiscali. Tutte le attività svolte lì dentro (concerti, mescite, eventi) sono state fatte in evasione totale. Non hanno mai emesso uno scontrino, non hanno mai pagato Tari o altre imposte. Per trent’anni il Comune ha persino raccolto e smaltito i loro rifiuti. Sono milioni di euro mai incassati. E lo stabile di via San Dionigi è un baraccone pieno di problemi: dentro c’è amianto, mancano gli allacciamenti idrici ed elettrici. La riqualificazione è un intervento enorme, e loro sperano che paghi il Comune, cioè i cittadini. Ma non può funzionare così.

La sinistra milanese ha presentato la scelta come una “regolarizzazione” di uno spazio che faceva del bene alla città. Il problema, per lei, era soltanto l’occupazione abusiva o c’era qualcosa di più?
Il problema non è solo l’occupazione. I centri sociali sono stati un danno per Milano in tre modi: violenza, evasione fiscale e illegalità diffusa. Hanno aggredito poliziotti, carabinieri e politici di destra: io stesso fui pestato nel 1989 in piazza Argentina, mentre raccoglievamo firme per ricordare i ragazzi di Tiananmen. Sul piano fiscale non hanno mai pagato nulla. Sul piano dell’ordine pubblico ogni corteo si trasforma in devastazioni: vetrine rotte, banche imbrattate, scritte sui muri. Negli ultimi mesi hanno organizzato sistematicamente cortei pro-Hamas, bloccando la città con la bandiera della Palestina. A Milano ci sono ancora almeno nove centri sociali nelle stesse condizioni: occupazioni abusive, attività non regolamentate, situazioni tollerate dalle istituzioni. Se sei un cittadino normale, vieni sfrattato subito. Se sei un centro sociale, tutto è concesso.

Lei ha sempre sostenuto la necessità di una linea più dura contro i centri sociali. Se Milano fosse governata dal cdx, quale dovrebbe essere l’approccio corretto verso realtà come il Leoncavallo?
L’approccio è semplice: quello adottato il 21 agosto con lo sgombero di via Watteau. È stata un’operazione perfetta: la polizia è entrata, ha messo i lucchetti e il problema si è chiuso. Trent’anni di abusi sono stati spazzati via in poche ore. La stessa cosa va fatta con gli altri centri sociali. Serve che la magistratura prenda in mano i dossier, che l’ufficiale giudiziario notifichi lo sfratto e, se gli occupanti non escono, si interviene con la forza pubblica. Come avviene con qualunque abusivo. Nel 1994, quando provarono a sgomberare il Leoncavallo, dentro c’erano 2.000 persone a difenderlo e 18 poliziotti finirono in ospedale. Questa volta erano appena duecento: il loro peso è molto diminuito. Si può fare, basta avere la volontà politica.

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