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Lo startupper: “Pago tasse e stipendi con gli utili. Poi sarà dura”

La crisi Coronavirus colpisce le imprese, soprattutto quelle piccole e le startup, come PopCom-Studio, nata solo 4 anni fa e in netta crescita fino ad ora

Lo startupper: “Pago tasse e stipendi con gli utili. Poi sarà dura”
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La crisi Coronavirus colpisce le imprese, soprattutto quelle piccole e le startup, come PopCom-Studio, nata solo 4 anni fa e in netta crescita fino ad ora

Lo startupper: “Pago tasse e stipendi con gli utili. Poi sarà dura”

“Per questo mese pagherò gli stipendi con gli utili 2019. Il 16 marzo arriveranno le tasse  e attingerò ancora a quelli. Ma se già oggi ho già un problema di liquidità, domani sarà sostenibile?”. Il futuro prossimo della crisi Coronavirus è un interrogativo preoccupato per gli imprenditori piccoli, anche piccolissimi che fanno il tessuto della nostra economia. Lo è anche per Giulio di Lorenzo, 30enne, fondatore di PopCom-Studio, un’agenzia di comunicazione friulana con appena 4 anni di vita.

Il giovane imprenditore racconta ad Affaritaliani.it Milano una storia di successo: “Crescevamo del 130-140% all’anno”. Fino a ieri, anzi, precisamente fino al 24 del mese scorso, quando il virus ha contagiato il Nord paralizzando vite e commercio dell’Italia intera.

Giulio ha fondato il suo ‘gioiello’ quando aveva 25 anni, “partendo da 79 euro, il costo della prima Kallax, la libreria dell’Ikea che è stato il primo arredo”. Finita la Luiss, a Roma, ha deciso di tornare a Casarsa, in Friuli, perché credeva “nella teoria del give-back, del restituire qualcosa alla terra in cui si è nati”: “Vedevo che le aziende del territorio potevano aprirsi a un nuovo modo di comunicare”, racconta, quindi ha cominciato a incontrare imprese, proporre la propria merce, “senza studiare troppo la concorrenza” con le grandi agenzie di comunicazione di Milano, che dominano il mercato. Anzi, buttandosi, come fa un ragazzo di 25 anni che ha “svuotato il salvadanaio, per investire tutto nel suo progetto”, con un capitale sociale iniziale di 10mila euro.

Dalla piccola casa produttrice di vino, all’azienda della raccolta differenziata in un comune medio della provincia, PopCom è arrivata a gestire una parte della comunicazione social, insieme al team del festival, di ‘Pordenone legge’, una delle maggiori rassegne letterarie italiane e ad assumere nuove figure: “Siamo tre impiegati fissi: oltre a me, per la strategia, un art director e un project manager”, ma sono almeno una quindicina le figure professionali che ruotano attorno all’azienda, a cui dà lavoro. O lo dava, prima che arrivasse lo shock dell’epidemia: “Avremmo dovuto curare di qui a poco il più grande festival del design di Treviso, della durata di diversi mesi, con eventi, mostre e talk. Sappiamo già che tutto il primo mese non si terrà: abbiamo perso 20 eventi e dovremo riprogrammare l’offerta”.

Sembrerebbe effimero il mondo della comunicazione, della cultura, degli eventi ma Giulio illustra come sia in realtà estremamente concerto: “Se gli investitori pubblicitari minacciano già da ora di volersi ritirare, non potremo pagare gli operai che allestiscono le sale, non potremo garantire le mostre e dunque l’introito per il broker che assicura le opere e così via”, solo per fare qualche esempio.

Ad oggi, quindi, il problema di aziende anche piccole come questa è “la liquidità”, oltre che una perdita percentuale netta del fatturato che “è almeno del 30%”, a meno di una settimana dall’inizio della crisi.
La reazione da imprenditore è quella di provare a mantenere con sé i clienti, che a loro volta rischiano di chiudere e di non voler più investire: “Ho offerto credito sulle campagne pubblicitarie su Facebook, e formazione a distanza gratuita sulla comunicazione, per quelle realtà che dovranno promuoversi quando questa crisi sarà finita”.

Nonostante la giovane età Giulio è molto duro con chi oggi non segue le regole imposte dal Dpcm per la riduzione del contagio: “Quando anche l’elettricista che doveva montare i nostri palchi non avrà più il lavoro, forse capirà che avrebbe dovuto lavare le mani spesso e stare in casa quando ce n’era bisogno. Speriamo che non sia troppo tardi”.