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Magnifica Humanitas, a Milano confronto sull’intelligenza artificiale

Alla Fondazione Ambrosianeum un confronto tra sanità, professioni, diritto e volontariato sul rapporto tra intelligenza artificiale e centralità della persona

Magnifica Humanitas, a Milano confronto sull’intelligenza artificiale

Come utilizzare l’intelligenza artificiale senza delegarle la responsabilità delle decisioni? È stata questa una delle domande centrali dell’incontro “Magnifica Humanitas – La tutela dei valori in un futuro ai confini della fantascienza”, svoltosi il 24 settembre alla Fondazione Ambrosianeum. Ad aprire i lavori monsignor Carlo Azzimonti e monsignor Luca Bressan, che ha introdotto la riflessione sull’enciclica e sul rapporto tra innovazione, responsabilità e dignità della persona.

A coordinare i tavoli è stata Marcella Caradonna, presidente dell’Associazione Commercialisti Cattolici, che nelle conclusioni ha proposto di trasformare l’incontro in un tavolo permanente tra le associazioni partecipanti, aperto anche ad altri temi. Nel tavolo sulla sanità sono intervenuti Emanuela Locati, Angelo Mazzali e Luca Degani. Locati ha ricordato che il medico da sempre si documenta e utilizza strumenti esterni: l’IA può quindi essere una risorsa, ma non deve governare la decisione clinica.

Degani ha richiamato Star Trek: il dottor McCoy disponeva di strumenti diagnostici avanzatissimi, ma era sempre lui a interpretarli e a decidere. Una metafora efficace del ruolo che l’IA dovrebbe avere anche oggi: supportare, non sostituire. Mazzali ha sottolineato la necessità di preservare la relazione terapeutica e di non ridurre il paziente a un insieme di dati.

Nel tavolo dedicato alle professioni sono intervenuti Antonino La Lumia, Angelo Paletta, Daniela Morlacchi e Mattia Ferrero. La Lumia ha richiamato le trasformazioni che l’IA sta già producendo nel lavoro e nelle professioni, insistendo sulla responsabilità umana e sulla tutela dei diritti.

Ferrero ha invece evidenziato il rischio della “compiacenza algoritmica”, osycophancy: la tendenza dei sistemi generativi ad assecondare l’interlocutore, restituendo risposte coerenti con le sue aspettative e contribuendo così alla creazione di una bolla cognitiva.

Paletta e Morlacchi hanno affrontato le ricadute dell’IA sui modelli organizzativi e sulle professioni economiche. Ampio spazio è stato dedicato al rapporto tra IA e volontariato, con Carmelo Ferraro, Idor De Simone e Markus Krienke. Ferraro ha sottolineato che il progresso non può essere misurato soltanto in termini di velocità ed efficienza, ma dagli effetti che produce sulla vita delle persone. Nel volontariato, ha osservato, la conoscenza nasce anche dalla prossimità e dall’incontro diretto. Per questo «la persona è sempre più complessa del dato che la descrive».

Ferraro ha richiamato inoltre i rischi della classificazione delle fragilità, dell’uso dei dati sensibili e della possibile sostituzione della relazione umana. De Simone ha portato l’esperienza del volontariato medico, mentre Krienke ha approfondito il rapporto tra tecnologia, antropologia e responsabilità morale. La proposta finale di Marcella Caradonna è stata quella di dare continuità all’esperienza creando un luogo stabile di confronto tra professioni, sanità, volontariato e cultura sui cambiamenti prodotti dall’intelligenza artificiale.