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Mappatura del turismo sionista, l’allarme della Comunità ebraica di Milano: “Caccia all’ebreo come negli anni Trenta”

Un questionario online (ora rimosso) invitava a segnalare cittadini israeliani o ebrei presenti in alberghi, strutture ricettive e attività commerciali. Meghnagi: “Intervenga la magistratura”. Le reazioni, Cecchetti (Lega): “Atto scandaloso e criminale”

Mappatura del turismo sionista, l’allarme della Comunità ebraica di Milano: “Caccia all’ebreo come negli anni Trenta”
Walker Meghnagi Presidente Comunità Ebraica Milano

Un modulo online da compilare, diffuso attraverso chat e canali social, per segnalare la presenza di cittadini israeliani o ebrei in alberghi, strutture ricettive e attività commerciali. È la cosiddetta “mappatura del turismo sionista” che nelle ultime ore ha suscitato dure reazioni, a partire da Milano, dove la Comunità ebraica ha denunciato la gravità dell’iniziativa e trasmesso il materiale alle autorità competenti. Il formulario, successivamente rimosso per intervento del coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, il generale Pasquale Angelosanto, puntava a raccogliere informazioni su persone, attività economiche e strutture riconducibili a cittadini israeliani o alla comunità ebraica.

Meghnagi: “Stiamo tornando agli anni Trenta”

A lanciare l’allarme è stato il presidente della Comunità ebraica di Milano, Walker Meghnagi, che ha utilizzato parole durissime. “Io penso che stiamo tornando agli anni Trenta, alla caccia all’ebreo”, ha affermato, sottolineando come la facilità di condivisione di un questionario online possa moltiplicarne rapidamente la diffusione e trasformare un’iniziativa nata in rete in un rischio concreto. “Quello che succede oggi dimostra che gli squilibrati ci sono e, se si diffonde questo messaggio a una larga parte della popolazione, uno squilibrato lo si trova sicuro”, ha aggiunto Meghnagi. Per il presidente della Comunità milanese, “mappare dove ci sono gli ebrei è gravissimo” e la magistratura deve intervenire. La Comunità ebraica di Milano non intende promuovere iniziative autonome, ma ha già trasmesso il questionario “a chi di dovere”, auspicando l’adozione di provvedimenti.

“Nel mirino possono finire anche cittadini italiani”

Meghnagi ha richiamato anche il paradosso di una schedatura che potrebbe coinvolgere cittadini italiani di religione ebraica. “Se un italiano va in vacanza in Italia è il colmo che venga segnalato”, ha osservato. Il presidente della Comunità ebraica ha poi allargato il ragionamento agli investimenti e alle attività economiche, denunciando un doppio standard nei confronti di imprenditori e capitali israeliani. Secondo Meghnagi, il fenomeno non può essere letto soltanto attraverso le categorie tradizionali dell’antifascismo. “Alcuni partiti dicono che tutti devono professarsi subito antifascisti, ma non si rendono conto che questo è il nuovo fascismo”, ha dichiarato, chiedendo una presa di posizione trasversale da parte delle forze politiche.

Il Museo della Brigata Ebraica: “Una lista di proscrizione”

Da Milano è arrivata anche la denuncia di Davide Riccardo Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica. Per Romano, il formulario “non è un atto di critica politica, ma un’operazione squadrista che rigetta l’Italia nei periodi più bui del Novecento”. L’utilizzo del termine “sionista”, ha sostenuto, non modificherebbe la natura dell’iniziativa. “Sostituire la parola ‘ebreo’ con il termine ‘sionista’ è un trucco semantico subdolo, che non cancella la natura intimidatoria di una vera e propria lista di proscrizione”, ha affermato. Il direttore del Museo ha inoltre ricordato come la raccolta sistematica di nomi, indirizzi, orari e luoghi possa creare un’infrastruttura utilizzabile da persone violente o gruppi estremisti. “Quando la propaganda costruisce un bersaglio geometrico e fornisce le coordinate per individuarlo, la violenza cessa di essere un’ipotesi”, ha avvertito.

L’Unione delle Comunità ebraiche: “Non è un episodio isolato”

La presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, Livia Ottolenghi, ha collocato il caso all’interno di un clima più ampio. “Siamo a conoscenza di mille altri episodi che in questi mesi hanno riprodotto e tentato di inoculare sempre più l’antisemitismo nella pubblica opinione”, ha dichiarato, denunciando anche il silenzio di una parte della società civile. Secondo Ottolenghi, sarebbe in corso “un disegno preciso, basato sulla disinformazione e sulla propaganda”, diretto a indicare ebrei e sionisti come bersagli e “reietti di questa epoca”.

La richiesta di intervento del Garante e delle autorità

Anche l’associazione Sinistra per Israele – Due Popoli Due Stati ha chiesto il ritiro immediato del questionario e una verifica da parte del Garante per la Protezione dei Dati Personali e delle autorità competenti. L’associazione ha definito l’iniziativa “una raccolta organizzata di informazioni” dalla natura “discriminatoria e intimidatoria”, nonostante la dichiarata intenzione di non profilare le persone in base alla nazionalità o alla religione. La richiesta è stata accompagnata da un appello alle organizzazioni della sinistra affinché prendano una posizione netta contro ogni forma di schedatura.

Le reazioni, Ignazio La Russa: “Iniziativa aberrante”

Il caso ha provocato una serie di reazioni politiche. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato di “iniziativa aberrante”, in aperta violazione dei diritti fondamentali e dei principi costituzionali. “Non è accettabile né giustificabile alcuna forma di schedatura di persone sulla base del loro credo religioso o del loro legame con Israele”, ha dichiarato La Russa, esprimendo vicinanza alla Comunità ebraica.

La senatrice di Noi Moderati Mariastella Gelmini ha definito il questionario “grave e inquietante”, chiedendo l’approvazione del disegno di legge sull’antisemitismo. Sulla stessa linea la presidente dei senatori di Forza Italia Stefania Craxi, che ha parlato di un fatto “di una gravità inaudita” e ha espresso apprezzamento per l’intervento del generale Angelosanto. Il sottosegretario Alessandro Morelli ha annunciato la volontà di presentare una denuncia contro ignoti, definendo il formulario “aberrante” e frutto di un “clima orribile che riporta ai tempi bui del nazifascismo”.

Cecchetti (Lega): “Solidarietà alla Comunità ebraica di Milano”

Dal fronte lombardo è intervenuto anche il deputato della Lega Fabrizio Cecchetti, che ha espresso solidarietà alla Comunità ebraica di Milano. “Mappare i cittadini israeliani e di fede ebraica è un atto scandaloso e criminale che evoca le pagine più buie della nostra storia”, ha dichiarato. Secondo Cecchetti, “l’antisionismo è diventato solo un altro nome per chiamare l’antisemitismo”. Il questionario è stato rimosso, ma resta aperto il tema delle responsabilità e dell’eventuale utilizzo dei dati già raccolti. Da Milano, intanto, la richiesta è unanime: fare piena luce sull’origine della campagna e impedire che iniziative di schedatura basate sull’identità nazionale o religiosa possano trovare nuovo spazio in rete.