E si, perché il ministro Lupi non è né il capomastro né il capocantiere, dal governo partono autorizzazioni e quattrini non betoniere. E allora da dove nasce, o meglio, a cosa servono gli uffici di Maurizio Lupi in casa dell’alleato Roberto Maroni? La risposta è fin troppo facile. L’anno successivo alla chiusura di Expo a Milano si voterà per scegliere il nuovo sindaco e il sogno mai celato (rinverdito anche da Gabriele Albertini recentemente convertito a Ncd) del dinamico ministro è – nella roccaforte di Cl, riconquistare almeno una fetta del potere perduto da Roberto Formigoni – diventare primo cittadino. Impresa, Berlusconi permettendo, non impossibile, visto l’immobilismo riflessivo di Giuliano Pisapia. Ma Expo vuol dire turismo, cultura, economia, agricoltura, non solo strade, benché necessarie. Forse, nell’ufficio di Lupi ci starebbe bene una scrivania per il ministro all’Agricoltura, con delega all’Expo, Maurizio Martina.

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Se il ministro Lupi è così affezionato a Milano e all’Expo, tanto da portare gli uffici del ministero dentro il Pirellone, per seguire da vicino l’andamento dei lavori sulle opere in fase di completamento, qualcosa vorrà dire… Il buono, il brutto e il cattivo – Di Daniele Bonecchi
