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Maxi frode fiscale da 450 milioni a Varese, coinvolti otto Paesi: “L’unica rottura è la Procura europea. Possiamo fare quel che vogliamo”

Operazione della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura europea: 300 perquisizioni in otto Paesi, sei misure cautelari in Italia e sequestri per 11 milioni di euro. Nel mirino una rete di 93 società coinvolte in un presunto giro di false fatture

Maxi frode fiscale da 450 milioni a Varese, coinvolti otto Paesi: “L’unica rottura è la Procura europea. Possiamo fare quel che vogliamo”

“L’unica rottura di c… che abbiamo è sta c… di Eppo e possiamo fare quel c… che vogliamo“. Non usa mezzi termini uno degli indagati della maxi frode fiscale internazionale scoperta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura europea. L’uomo, ignaro di essere intercettato, si lamentava dei continui controlli e delle richieste di informazioni provenienti dagli altri Paesi, mostrando al tempo stesso una notevole sicurezza rispetto agli affari condotti dalla propria società. Parole finite agli atti dell’inchiesta che ha portato a sei misure cautelari in Italia, sequestri per 11 milioni di euro e circa 300 perquisizioni in otto Paesi europei.

Al centro dell’operazione “Hermes”, condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Varese con il supporto dei colleghi di Milano e coordinata dagli uffici della Procura europea di Milano e Palermo, c’è un articolato sistema di presunte frodi carosello all’Iva nel settore del commercio di prodotti elettronici e informatici. Solo in Italia sarebbero coinvolte 93 società, attive tra le province di Milano, Bergamo, Como, Brescia, Roma e Salerno, per un volume di fatture false superiore ai 450 milioni di euro nel periodo 2022-2025.

Le intercettazioni: “Facciamo 300 milioni senza praticamente mai toccare l’Iva”

A colpire, nelle conversazioni intercettate dagli investigatori, è soprattutto il tono con cui uno degli indagati descriveva le attività commerciali e i rapporti con le autorità fiscali europee. “Non abbiamo mai avuto problemi fiscali e balle varie”, sosteneva, salvo poi lamentarsi delle continue richieste provenienti dall’estero: “Arrivano ogni mese sette, otto, dieci richieste dagli altri Paesi… che sta Eppo veramente è una rottura di c…”. Il riferimento è proprio all’Eppo, la Procura europea incaricata di indagare sui reati che danneggiano gli interessi finanziari dell’Unione, comprese le grandi frodi transfrontaliere all’Iva.

Nella stessa conversazione l’indagato faceva riferimento anche agli affari in Spagna e alle dimensioni del giro commerciale: “Noi compriamo anche dalla Prime… in Spagna non ce ne frega… la Spagna è diversa eh?! E addirittura noi abbiamo anche il rimborso Iva tutti i mesi perché noi facciamo 300 milioni senza praticamente mai toccare l’Iva”. Poi il riferimento al mercato dei tablet, settore nel quale, a suo dire, l’azienda era tra i principali operatori in Spagna, e infine la disponibilità a incrementare ulteriormente il volume degli affari: “Possiamo farvi fare anche 5/6 milioni al mese“.

Dichiarazioni che restituiscono uno spaccato delle attività finite sotto la lente degli investigatori e, soprattutto, del fastidio che le verifiche della Procura europea provocavano in almeno uno dei soggetti coinvolti.

Sei misure cautelari in Italia, sequestri anche su conti svizzeri

L’operazione ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari personali disposte dal gip del Tribunale di Milano: due persone sono finite agli arresti domiciliari a Roma, una in provincia di Bergamo, mentre per altre tre è scattato l’obbligo di dimora nelle province di Salerno e Roma. Disposto inoltre il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni, denaro e altre disponibilità riconducibili a otto indagati e tre imprese, fino a un valore complessivo di circa 11 milioni di euro. Nell’ambito degli accertamenti italiani sono stati sequestrati anche fondi depositati presso istituti bancari svizzeri.

Operazione Hermes, coinvolte le autorità di tutta Europa

L’inchiesta ha assunto dimensioni internazionali, con operazioni simultanee condotte dalle autorità investigative e fiscali di diversi Paesi europei. Oltre all’Italia, le attività hanno interessato Spagna, Malta, Portogallo, Francia, Austria, Paesi Bassi e Germania. Il coordinamento è stato affidato alla sede centrale della Procura europea in Lussemburgo, con il coinvolgimento degli uffici Eppo di Milano, Palermo, Madrid, Porto, Parigi, Graz, La Valletta, Bucarest, Rotterdam, Francoforte e Vilnius, oltre al supporto di Europol. Gli investigatori stanno ricostruendo i flussi commerciali e finanziari delle società coinvolte, nel tentativo di chiarire il funzionamento della presunta frode carosello e individuare le responsabilità dei singoli indagati. Le contestazioni si riferiscono alla fase delle indagini preliminari e dovranno essere vagliate nelle successive sedi giudiziarie.