Dalla politica al carcere alla falegnameria. Storia di ordinaria ingiustizia. L'intervista a Tatarella - Affaritaliani.it

Milano

Ultimo aggiornamento: 17:46

Dalla politica al carcere alla falegnameria. Storia di ordinaria ingiustizia. L'intervista a Tatarella

Assolto a sette anni dall'arresto nell'inchiesta "Mensa dei poveri", l'ex consigliere milanese Pietro Tatarella racconta la sua nuova vita. Lontano dalla politica, vicino ai famigliari e a chi come lui ha vissuto l'esperienza del carcere

di Fabio Massa

Dalla politica al carcere alla falegnameria. Storia di ordinaria ingiustizia. L'intervista a Tatarella

Assoluzione. Sette anni dopo l'arresto, Pietro Tatarella è stato riconosciuto innocente in due gradi di giudizio. E può cercare di lasciarsi alle spalle il lungo incubo dell'inchiesta "Mensa dei poveri". Conclusasi con undici patteggiamenti, quattro condanne e 58 assoluzioni. Vite interrotte, rimaste in un limbo di angoscia ed incertezza. Carriere spezzate. Proprio come quella di Tatarella, che era consigliere a Milano e giovane in ascesa in Forza Italia. Oggi, reinventatosi falegname, si riappropria del suo futuro. "Il mio pensiero più grande va a mio figlio maggiore. Può finalmente dire che suo papà è innocente". 

Famigliari e vecchi amici gli si sono stretti attorno. Non la stessa cosa si può dire del suo partito, Forza Italia. Ma Tatarella sorvola: "Il garantismo è nelle persone, non nel partito. Sono le persone che fanno la differenza". L'amarezza, tanta, resta nei confronti del modo in cui la sua vicenda è stata raccontata dalla stampa. E da quelle dinamiche interne alla Procura che Tatarella definisce "marketing giudiziario": "E' stata la tempesta perfetta, oggi non penso che Report renderà conto per quella puntata in cui mi sputtanarono senza diritto di replica". Ora vorrebbe impegnarsi a fianco dei detenuti di Opera. Oltre che nella battaglia per il sì al referendum sulla separazione delle carriere. Con una consapevolezza, maturata proprio sulla propria pelle: "La giustizia in qualche modo funziona. Ho incontrato giudici che hanno valutato i fatti. Ed i fatti hanno dimostrato che ero innocente". L'INTERVISTA DI AFFARITALIANI.IT MILANO 


Partiamo dal momento in cui la Procura ha fatto ricorso dopo l'assoluzione in primo grado. Lei pensava fosse finita e invece no. Come ha reagito?
Me lo aspettavo dopo tutti quegli anni di processo, lo davo per scontato. E così è stato. Ma l'ho vissuta male, molto peggio che durante il processo di primo grado. Dopo l'assoluzione avevo solo da perdere, con il rischio di vedere la sentenza ribaltata. E di questo avevo un po' il terrore.

Quali sono state le prime parole di sua moglie dopo questa seconda assoluzione?
"Dopo tutti questi anni, è finita". E' stato messo un punto. Ma il mio pensiero più grande va a mio figlio maggiore, che è quello che ha vissuto tutta questa situazione. Ora che sono stato assolto, potrà dire che è successo quello che è successo, ma che suo papà è innocente.

Ora che è tutto finito, c'è la tentazione di un ritorno in politica?
No. Mi piace osservarla, leggo e mi informo. L'unico impegno politico che prenderò è, nel mio piccolo, cercare di convincere le persone a votare per il sì al referendum sulla separazione delle carriere. Ritengo sia un primo passo per riformare il sistema giudiziario. Non basta, certo. Ci vorrebbero anche altri correttivi. Ma solo il fatto di porre fine alle correnti all'interno del Csm sarebbe un fatto positivo per tutti. Soprattutto per quei giudici che non sono politicizzati. E c'è un altro fronte su cui vorrei impegnarmi.

Quale?
Mi piacerebbe dedicarmi ai diritti dei detenuti. So per esperienza diretta cosa significa la carcerazione, sento di dover fare qualcosa. In carcere ci sono persone che, come nel mio caso, sono in attesa di giudizio e dunque innocenti sino a prova contraria. Ma anche per chi ha commesso errori, la carcerazione dovrebbe essere vissuta in modo dignitoso. Vorrei in qualche modo restituire qualcosa, impegnandomi a titolo gratuito a fianco dei detenuti ad Opera.

Come giudica il modo in cui si è comportata Forza Italia con lei?
Io valuto le persone, non il partito. Ho avuto una vicinanza straordinaria da molti esponenti del Pd e questa cosa mi ha colpito, non era assolutamente scontata. Così anche da uno come Mirko Mazzali. Altri mi sono stati vicino: penso a Marco Osnato, che è venuto a farmi visita in carcere. Di Forza Italia ho sentito pochi, onestamente. Ma non me ne sono fatto una malattia. Certo sono cose che però ti fanno riflettere. Il garantismo è nelle persone, non nel partito. Sono le persone che fanno la differenza.

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Al di là della politica ed oltre ai famigliari, chi le è stato vicino?
Devo menzionare naturalmente il mio avvocato Luca Montone. Poi ho avuto la vicinanza da parte dei miei amici storici, sin dal primo momento. Ma non ne faccio neanche una colpa a chi è sparito. A volte di fronte a situazioni come la mia le persone non sanno neanche come comportarsi. C'è paura a mandare un messaggio, a fare una telefonata. Poi c'è anche chi all'arresto ha festeggiato. Però sinceramente mi interessa poco.

Davvero ci fu qualcuno che festeggiò?
Così mi hanno riferito. Ma io ero a posto con la mia coscienza. Ed ora si è ristabilita anche la verita giuridica. Quindi su questo sono tranquillo.

E della stampa cosa pensa?
Con la stampa sono incazzato nero. Ma devo fare un passo indietro.

Prego.
La cosa peggiore di tutto quello che mi è successo è il marketing giudiziario. Trovo inaccettabile il modo con cui il pm convocò in Procura i giornalisti, fornendo filmati e fotografie editate pronte all'uso. Tutto materiale approntato in modo da solleticare la pancia delle persone. A partire dal nome dell'inchiesta, "Mensa dei poveri". Sembrava suggerire che ci fossero dei politici che si fossero arricchiti sottraendo soldi alle persone bisognose. Per settimane sono stato sputtanato su tutti i telegiornali e nelle trasmissioni di approfondimento. E' stata la tempesta perfetta, nel 2019 del ministro grillino Alfonso Bonafede e della legge spazzacorrotti. Ora, due righe per dire che sono stato assolto. Ma me lo aspettavo. Non penso che Report renderà oggi conto per quella puntata interamente dedicata a me, senza aver avuto possibilità di replica. Questo è ciò che mi fa male.

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E' rimasto in contatto con qualche ex carcerato?
Ne vedo diversi, con alcuni ragazzi è nato un rapporto di amicizia. L'esperienza del carcere è molto forte, si creano legami. Alcuni, nei limiti del possibile, ho anche cercato di aiutarli. Ma servirebbe qualcosa di più strutturato. Oggi per chi esce dal carcere è veramente difficile. L'ho vissuto sulla mia pelle, immagino come debba essere per persone con magari meno strumenti di quelli che ho potutto avere io.

Come sono scandite oggi le sue giornate?
La mia giornata tipo ruota attorno alla falegnameria. Al lavoro dalla mattina alle 17, poi con i bambini. C'è lo sport, la piscina, la palestra, il padel. Ho più tempo libero rispetto a prima perchè la politica ti assorbe anche la sera, i weekend. Ora sono più tranquillo.

Ha paura che possa succedere ancora qualcosa? Quell'inchiesta giunse inaspettata...
E' vero, quell'inchiesta non me l'aspettavo. Ma ora non ho paura. Sono felice che sia stata ristabilità la verità. E di aver trovato dei giudici, sia nel primo che nel secondo grado, che hanno fatto bene il loro lavoro. Approfondendo le questioni. E questo mi ha fatto capire una cosa.

Che cosa?
Che la giustizia in qualche modo funziona. Certo, ci sono questioni come la carcerazione preventiva, i sette anni per giungere ad una assoluzione. Cose che non devono succedere. Ma nel suo insieme il sistema garantisce l'imputato. Mai ho avuto la sensazione di essere giudicato in modo ideologico. Questo no. Ho sempre avvertito invece l'impressione di essere giudicato nei fatti. E infatti poi i fatti mi hanno dato ragione. Perché, valutandoli in modo oggettivo, non è emerso alcun tipo di reato.

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