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BYD vola in Italia: 4.110 targhe a febbraio e 2,6% di quota

BYD vola in Italia: 4.110 targhe a febbraio e 2,6% di quota

Febbraio record BYD: 4.110 immatricolazioni, quota 2,6% e leadership nel plug-in hybrid.

Febbraio 2026 segna un passaggio che, per BYD in Italia, vale più di un semplice “mese buono”: con 4.110 immatricolazioni, il marchio mette a referto il miglior risultato dal suo ingresso nel mercato e certifica una crescita che appare ormai strutturale. Il confronto con febbraio 2025 è netto: +2.761 unità e +191%, a cui si somma un ulteriore +16% rispetto a gennaio 2026. In un contesto nazionale dove la partita della transizione è spesso frenata da prezzi, incertezza e tempi di ricambio del parco, questi numeri raccontano un brand che sta riuscendo a convertire interesse in volumi.

Il primo indicatore “da mercato” è la quota di mercato, che sale al 2,6%, in miglioramento sia su base mensile (+0,1 p.p.) sia su base annua (+1,6 p.p.). È un avanzamento che BYD definisce sufficiente a posizionarsi sopra diversi costruttori europei e asiatici storici, e soprattutto consolida la percezione del marchio come uno degli attori che stanno intercettando la domanda legata alla transizione energetica.

Il dato più pesante di febbraio, però, è il primato in un segmento chiave per l’Italia di oggi: il plug-in hybrid. BYD chiude il mese al primo posto con 3.114 immatricolazioni e una quota del 24,8%. La crescita rispetto a febbraio 2025 supera il 200% e aggiunge +2.307 unità: un segnale importante perché il PHEV, in questa fase, è spesso l’anello “pragmatico” tra motore tradizionale e full electric, quello che convince chi vuole elettrificarsi senza cambiare radicalmente abitudini.

A rafforzare la fotografia arriva anche il ranking di prodotto: 3 dei primi 5 modelli PHEV in Italia sono BYD, con SEAL U DM-i al primo posto e ATTO 2 DM-i al secondo. Non è solo una buona notizia per l’immagine: è un vantaggio competitivo perché riduce la dipendenza da un singolo modello “best seller” e rende la crescita meno fragile.

Se si allarga lo sguardo al cumulato dei primi due mesi dell’anno, la traiettoria resta coerente. BYD dichiara il primo posto nel comparto elettrico + plug-in hybrid con 7.662 immatricolazioni e una quota del 16,5%. Il dettaglio interessante, per chi legge i numeri in ottica industriale, è l’idea di una distribuzione più equilibrata delle targhe: performance non concentrate su un solo nome, ma diffuse sull’intera gamma. È il tipo di crescita che, in genere, segnala solidità di portafoglio e maggiore resilienza rispetto a oscillazioni promozionali o cicli di fornitura.

Dentro questa dinamica la tecnologia diventa “narrativa commerciale”: BYD insiste sul posizionamento come unico costruttore capace di gestire in modo integrato e progressivo la transizione, combinando elettrico puro e tecnologia DM-iplug-in hybrid in un ecosistema coerente e scalabile. L’obiettivo è evidente: accompagnare l’utente in modo graduale verso le basse emissioni, con un’offerta che copre più livelli di elettrificazione.

Sul fronte prodotto, febbraio è spinto da una gamma PHEV che sta trovando trazione: oltre al ruolo centrale di SEAL U DM-i, la presenza di SEAL 6 DM-i amplia la copertura nel segmento delle berline elettrificate. Il caso più indicativo è ATTO 2 DM-i, che – secondo quanto comunicato – entra già al secondo posto tra i PHEV ancora prima della presentazione ufficiale alla stampa italiana: un segnale di domanda “calda”, che BYD prova a trasformare in test drive e contatti reali con due weekend di porte aperte dedicati ( 14–15 marzo e 21–22 marzo ), pensati per far toccare con mano vantaggi e logica d’uso della tecnologia DM-i.

Infine, sul 100% elettrico, BYD mette in evidenza DOLPHIN SURF, indicata come secondo modello BEV più venduto in Italia nel mese. Qui la leva è l’integrazione verticale: batterie, piattaforme e software sviluppati internamente, con un richiamo esplicito alla Blade Battery proprietaria in chimica LFP, citata come base tecnologica dei modelli elettrici e delle soluzioni plug-in DM-i. Un elemento che contribuisce al posizionamento di affidabilità e sicurezza, rafforzato dalle 5 stelle Euro NCAP attribuite al modello.

In sintesi: febbraio 2026 non è solo un record per BYD Italia. È un indicatore che il marchio sta trovando un punto di equilibrio tra volumi, mix tecnologico e presenza di gamma, con un focus molto nitido sul plug-in hybrid come acceleratore di mercato e sul BEV come “seconda gamba” di credibilità industriale.