La guerra in Medio Oriente e le tensioni nel Golfo stanno ridisegnando le rotte della ricchezza globale. A pagarne le conseguenze – o a beneficiarne, a seconda dei punti di vista – potrebbe essere anche Milano. Negli ultimi mesi, una parte degli investitori più facoltosi che avevano scelto Dubai come base fiscale e finanziaria sta riconsiderando le proprie scelte. E tra le destinazioni preferite per un ritorno in Europa, il capoluogo lombardo emerge come una delle più ambite. Ma cosa significherebbe davvero questo ritorno per la città? Più investimento o un ulteriore aumento del costo dell’abitare?
Secondo Nicola Rinaldi, amministratore delegato di Guidobaldi Luxury Properties, società del Gruppo Toscano Holding, specializzata nell’immobiliare di alta gamma, il fenomeno va letto dentro una dinamica più ampia. “Il mercato dell’immobiliare di lusso in Italia è storicamente solido e stabile, caratterizzato da una crescita progressiva e poco esposta a dinamiche speculative – spiega -. Quanto sta accadendo oggi va letto piuttosto come un’evoluzione nella percezione del rischio”.
Negli anni recenti, Dubai aveva attirato capitali da tutto il mondo. Italia compresa. Oggi però lo scenario geopolitico spinge gli high net Worth individuals a ribilanciare i propri investimenti. “In un contesto globale complesso – continua Rinaldi – gli investitori tendono a privilegiare mercati solidi e consolidati nel lungo periodo”. Ed è qui che Milano gioca le sue carte: “Grazie all’equilibrio tra opportunità di business e qualità della vita, si conferma un polo di riferimento per gli investitori di fascia alta”.
Una tendenza che, secondo gli operatori del settore, non è episodica ma strutturale. Il mercato del lusso è sempre più globale e interconnesso: “Registriamo una presenza trasversale di acquirenti provenienti da diversi Paesi e, non di rado, operazioni multiple da parte dello stesso investitore”, conclude. Il risultato? Un rafforzamento del posizionamento internazionale di Milano nel real estate di alto profilo.
Il lusso corre, il resto della città arranca
Ma se il lusso corre, il resto della città arranca. Per Salvatore Monteduro, segretario confederale Uil Lombardia, il nodo non è tanto l’arrivo dei “milionari” in sé, quanto l’impatto su un sistema già fragile. “Viviamo in una società liquida direbbe Bauman: le scelte sono sempre più fluide e veloci – osserva -. Milano è attrattiva per chi ha una disponibilità economica elevata e può permettersi di acquistare, e questo inevitabilmente influenza il mercato libero”.
Il punto cruciale resta la quantità e la durata del fenomeno: quanti sarebbero davvero questi ritorni? E dove si concentrerebbero? “È facile immaginare che sceglieranno soprattutto il centro – continua Monteduro – ma l’effetto sui prezzi potrebbe non essere così lineare: non so quanto possa trascinare ulteriormente i prezzi all’insù rispetto a una dinamica che è già sostanziale a Milano”. Il problema semmai è a monte. “Milano non ha abitazioni per una fascia media di contribuenti”, sottolinea. E l’arrivo di nuovi acquirenti ad altissima capacità di spesa rischia di aggravare una situazione già critica: “Potrebbe portare a un’ulteriore situazione di disagio che è già presente”.
Non solo. Il peso economico per chi vive in città non si esaurisce nel prezzo degli immobili. “Il problema sono anche i costi dell’abitare: le spese condominiali, il gas, l’energia elettrica”, conclude Monteduro. E su questo fronte, la guerra in Medio Oriente rischia di avere effetti ancora più diretti: “Le conseguenze si vedono soprattutto sui costi dell’energia e delle bollette”.
Una preoccupazione condivisa in parte anche da Carmelo Benenti segretario generale milanese del Sindacato Unitario Nazionale Inquilini ed Assegnatari (Sunia) della Cgil. Benenti individua nel fenomeno un doppio effetto: “Se dovessero ritornare in massa i super ricchi avremmo un vantaggio per le casse dello Stato: se rimani in Italia stabilmente le tasse le devi pagare qui”, spiega. Ma l’altra faccia della medaglia riguarda il mercato immobiliare: “Tutti gli immobili di lusso verrebbero rivenduti e riprodotti e ci sposteremmo inevitabilmente verso il mercato del lusso”.
In una fase in cui diversi cantieri risultano già rallentati o fermi anche a causa delle inchieste urbanistiche, l’arrivo di nuovi capitali potrebbe accentuare ulteriormente lo squilibrio. “Un ritorno in massa di queste persone sposterebbe l’asticella verso i super ricchi”, aggiunge Benenti. Per il sindacato, la risposta non può che essere strutturale: housing sociale, interventi pubblici e politiche capaci di riequilibrare un mercato sempre più polarizzato. “Non bisogna perdere di vista le politiche pubbliche ed è importante tornare a parlare di nuova edilizia residenziale sociale e di edilizia residenziale pubblica – conclude Benenti -. Occorre affrontare queste questioni”.

