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L’oro come gesto, il gioiello come memoria

Marta Caffarelli, co-founder di Atelier VM, racconta l’evoluzione del brand tra intrecci, emozioni e nuove forme di intimità contemporanea. L’INTERVISTA

L’oro come gesto, il gioiello come memoria

Marta Caffarelli, co-founder di Atelier VM, racconta l’evoluzione del brand tra intrecci, emozioni e nuove forme di intimità contemporanea. L’INTERVISTA

Joli Crochet traduce il gesto del ricamo in oro. Come è nata l’idea di trasformare l’estetica del crochet in un gioiello?
La passione per i ricami, i pizzi, le tessiture e, più in generale, per tutte le arti dell’intreccio ci appartiene da sempre. Nel nostro percorso abbiamo incontrato più volte questi linguaggi: li abbiamo osservati, attraversati, reinterpretati. Già tra le primissime collezioni comparivano bracciali lavorati a uncinetto con filo di rame, un gesto che sentivamo profondamente vicino e che, in forme diverse, non abbiamo mai smesso di esplorare. Joli Crochet nasce proprio da questa continuità: dal desiderio di tradurre in oro la leggerezza, la pazienza e l’intimità di una tecnica antica, profondamente femminile e domestica. Un gioiello che conserva la memoria del fare a mano, portandola in una dimensione nuova, preziosa e contemporanea.

Atelier VM nasce nel 1998 con l’obiettivo di superare i canoni dell’alta gioielleria. Qual era la visione iniziale del brand?
Come ci piace dire, agli inizi c’era ben poco di pianificato o costruito a tavolino. Più che da una strategia, Atelier VM è nato da un’urgenza espressiva e da una grande libertà. La nostra visione — e forse, guardandola oggi, anche la nostra fortuna — è stata quella di lasciare spazio alle emozioni, agli incontri, alle intuizioni, senza imporre loro troppi confini. Fin dall’inizio abbiamo sentito il desiderio di allontanarci da un’idea di gioielleria rigida, codificata e distante, per avvicinarci invece a un gioiello più vivo, personale, relazionale: capace di accompagnare chi lo indossa e di raccontare un legame, un momento, una scelta. È da lì che nasce il nostro linguaggio.

I vostri gioielli sono pensati per diventare parte di chi li indossa. A chi si rivolge oggi Atelier VM?
Atelier VM continua a rivolgersi a chi riconosce e condivide la nostra anima originaria: persone che cercano una bellezza mai fine a se stessa, ma capace di custodire un significato, una memoria, una presenza. Ci rivolgiamo a chi sente il gioiello non come semplice ornamento, ma come qualcosa di intimo, da abitare; a chi ama gli oggetti che parlano sottovoce ma lasciano un segno profondo. In questo senso il nostro pubblico è molto trasversale, ma accomunato da una stessa sensibilità: quella per ciò che è essenziale, autentico, emotivamente vero.

Come sta evolvendo oggi Atelier VM dal punto di vista economico e quali sono i vostri prossimi progetti?
Come tutto il settore della gioielleria, anche Atelier VM sta attraversando una fase complessa, segnata dagli importanti aumenti del costo dell’oro degli ultimi anni. È una condizione che inevitabilmente richiede attenzione, capacità di adattamento e nuove riflessioni. Allo stesso tempo, però, all’interno di Atelier VM le fasi di crisi hanno spesso generato trasformazioni significative. È già accaduto in passato: i momenti più delicati ci hanno spinte a rimettere a fuoco la nostra identità, a sperimentare, ad aprire nuove strade. Anche oggi i progetti sono molteplici e si muovono su più livelli: dallo sviluppo di nuove collezioni e linguaggi espressivi all’ampliamento delle esperienze legate al gioiello, fino a una riflessione continua su come restare fedeli alla nostra essenza, evolvendo insieme al tempo che viviamo.