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Milano 2027, atto di forza di Salvini ma Cottarelli attrae FI verso il centro. FdI? Spunta la carta Perego di Cremnago

Nel weekend la consultazione della Lega in 35 gazebo cittadini. Ma gli alleati frenano sull’ipotesi del leader del Carroccio candidato sindaco. Sullo sfondo la tentazione centrista di Cottarelli per Forza Italia

Milano 2027, atto di forza di Salvini ma Cottarelli attrae FI verso il centro. FdI? Spunta la carta Perego di Cremnago
Matteo Salvini

Per mesi il dibattito sulle comunali milanesi del 2027 è sembrato soprattutto un affare del centrosinistra, tra ipotesi di primarie, nomi spendibili e il rebus del dopo Sala. Ora però anche il centrodestra entra nella fase delle manovre vere.

La mossa più visibile è quella della Lega. Nel weekend del 20 e 21 giugno il Carroccio allestirà 35 gazebo in tutta Milano per chiedere ai cittadini indicazioni sulle priorità della città e sul possibile candidato sindaco. Nelle intenzioni ufficiali si tratta di una consultazione popolare. Nei fatti, però, l’iniziativa ha anche il sapore di una prova di forza interna alla coalizione: la Lega vuole dimostrare di essere ancora in grado di mettere in moto il proprio popolo milanese e di pesare nella scelta del nome. Non solo: un “plebiscito” a favore di Salvini andrebbe a puntellare la posizione del segretario del Carroccio in una fase particolarmente delicata per la leadership nel partito.

Matteo Salvini ha detto: “Sabato e domenica saremo in tante piazze per consentire ai milanesi di dire la loro. Credo che se partecipassero tutti gli alleati, sarebbe un’ottima cosa”. Il messaggio politico è chiaro: il centrodestra, secondo il leader leghista, non può permettersi di aspettare troppo. E soprattutto deve convincersi che Milano sia contendibile.

La Lega spinge Salvini: gazebo come prova di forza

Che dai gazebo possa uscire proprio il nome di Salvini non è più soltanto un retroscena. Diversi esponenti leghisti hanno già dichiarato apertamente la propria preferenza. Il sottosegretario Alessandro Morelli ha indicato il leader del Carroccio come nome da portare al tavolo della coalizione. Stessa linea per Igor Iezzi, che ha parlato delle primarie leghiste come di un “grande appuntamento di democrazia a Milano” e ha aggiunto: “Io, da buon militante, sceglierò come sindaco Matteo Salvini, sapendo che sarebbe la scelta migliore”. Anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha aperto all’ipotesi.

Forza Italia frena: “Noi restiamo per un nome civico”. Cottarelli e la tentazione centrista

Ma un conto è essere il candidato della Lega, un altro è diventare il candidato di tutto il centrodestra. La prima frenata è arrivata da Forza Italia. Alessandro Sorte, deputato azzurro e segretario regionale lombardo, ha riconosciuto la piena legittimità dell’iniziativa leghista, ma ha tracciato un confine netto: “Se dai gazebo della Lega uscisse il nome di Salvini, vuol dire che lui sarà il candidato sindaco della Lega”. Non necessariamente, dunque, il candidato della coalizione. Forza Italia continua a sostenere che per Milano serva un profilo civico, meno identitario e più adatto a parlare all’elettorato moderato della città. “Forza Italia ha altre idee rispetto a Salvini candidato sindaco. Noi restiamo per un nome civico. E anche noi abbiamo nomi importanti”, ha spiegato Sorte.

Dentro questo schema torna a circolare il nome di Carlo Cottarelli. L’economista lombardo, negli ultimi giorni, ha partecipato all’appuntamento fondativo di europeisti.eu, accanto a figure come Carlo Calenda, Pina Picierno, Elena Bonetti, Luigi Marattin e Mario Monti. Un contesto che racconta bene la possibile operazione: costruire un’area centrista milanese capace di attrarre pezzi di Forza Italia, Azione e mondo civico.
Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, proprio Forza Italia starebbe osservando con attenzione questa possibile convergenza, anche se un’operazione di questo tipo significherebbe rompere l’unità del centrodestra nella città più importante d’Italia dopo Roma. Sarebbe, in sostanza, un “modello Vigevano” applicato a Milano: un candidato alternativo al centrodestra classico, in grado di intercettare un consenso più largo al secondo turno. È una prospettiva suggestiva, ma a Milano anche molto rischiosa.

Fratelli d’Italia? Crosetto lancia il nome di Perego di Cremnago

E Fratelli d’Italia? Prevale la cautela. Il partito di Giorgia Meloni, pur essendo la prima forza del centrodestra a livello nazionale, a Milano non ha ancora espresso un nome capace di imporsi naturalmente sulla coalizione. Dentro FdI resta centrale il peso di Ignazio La Russa. Il presidente del Senato da tempo guarda con favore all’ipotesi Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati ed ex ministro, profilo politico ma con tratti istituzionali e moderati. Nelle ultime ore è emersa però anche un’altra ipotesi: Matteo Perego di Cremnago. Milanese, 43 anni, eletto alla Camera nel 2018 con Forza Italia, oggi sottosegretario alla Difesa, Perego potrebbe rappresentare una carta intermedia tra profilo politico e volto spendibile nell’area moderata. Il suo nome, secondo il Corriere, sarebbe stato spinto dal ministro Guido Crosetto, che ne avrebbe parlato anche con esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia.

L’operazione avrebbe una logica precisa. FdI potrebbe sostenere un nome azzurro senza aprire una guerra interna tra le proprie correnti milanesi e lombarde. Forza Italia, dal canto suo, avrebbe un profilo politico ma non troppo divisivo, potenzialmente gradito anche ad ambienti vicini a Letizia Moratti. Sullo sfondo restano anche le candidature di Antonio Civita e Massimiliano Lisa, che però al momento non sembrano convincere fino in fondo i partiti della coalizione nazionale.