Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Milano » Chi è Daniela Ferrari: la madre di Andrea Sempio al centro del caso Garlasco. Lo scontrino, le lettere a Stasi, il tentato suicidio

Chi è Daniela Ferrari: la madre di Andrea Sempio al centro del caso Garlasco. Lo scontrino, le lettere a Stasi, il tentato suicidio

Ricoverata in Rianimazione dopo un’overdose di farmaci, la donna è una delle figure più esposte della nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Non è indagata, ma il suo nome compare in verbali, intercettazioni e passaggi chiave dell’alibi del figlio

Chi è Daniela Ferrari: la madre di Andrea Sempio al centro del caso Garlasco. Lo scontrino, le lettere a Stasi, il tentato suicidio

Il nome di Daniela Ferrari è tornato al centro del caso Garlasco nel modo più drammatico. La madre di Andrea Sempio, il 38enne indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, ha tentato il suicidio ed è ricoverata da mercoledì nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Vigevano dopo avere assunto un’overdose di farmaci. A confermarlo sono stati gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, difensori di Sempio, autorizzati dalla famiglia a comunicare la notizia. Le sue condizioni sono stabili, ma al momento non è ancora noto quando potrà essere dimessa. Nelle ore precedenti i legali avevano già confermato il ricovero, spiegando che Daniela Ferrari era fuori pericolo, ma senza chiarire se l’assunzione dei farmaci fosse stata volontaria o dovuta a un errore nel dosaggio. Ora il quadro è stato precisato: si è trattato di un tentativo di suicidio.

La vicenda arriva dopo settimane di fortissima esposizione mediatica, alimentata dalla riapertura dell’indagine sul delitto di Garlasco e dal nuovo ruolo attribuito dagli inquirenti ad Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima. Secondo quanto riferito dai legali, anche dopo l’appello ad abbassare i toni Daniela Ferrari avrebbe continuato a ricevere messaggi di odio sui social e online.

Daniela Ferrari, la prima convocazione nell’agosto del 2007

Daniela Ferrari non è indagata nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Eppure, negli ultimi mesi, il suo nome è comparso più volte nelle cronache giudiziarie e mediatiche del caso. Madre, testimone, figura familiare chiamata a ricostruire abitudini e movimenti del figlio: il suo ruolo è diventato progressivamente più rilevante soprattutto attorno a uno degli elementi centrali della difesa di Andrea Sempio, lo scontrino di Vigevano.

Ferrari vive a Garlasco con il marito Giuseppe Sempio. In passato avrebbe lavorato in carcere e poi in una Rsa. La sua prima comparsa formale negli atti risale al 6 ottobre 2008, poco più di un anno dopo l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. I carabinieri di Vigevano la convocano per ricostruire i movimenti del figlio nella mattina del delitto. In quel primo verbale Daniela Ferrari racconta di essere uscita di casa intorno alle 8 per andare a Gambolò, dove avrebbe dovuto acquistare un nuovo telecomando per il cancello. Il negozio, secondo la sua ricostruzione, era però chiuso. La donna riferisce quindi di essere tornata a casa alle 9.50 e di avere lasciato l’auto ad Andrea, che voleva andare a Vigevano. Parla anche dell’amicizia tra il figlio e Marco Poggi, ma precisa di non essere in grado di dire se Andrea fosse mai entrato nella villetta della famiglia Poggi.

Lo scontrino di Vigevano e l’alibi del figlio Andrea Sempio

Il passaggio decisivo arriva nel 2017, quando Andrea Sempio viene coinvolto nella prima indagine poi archiviata. Il 15 febbraio di quell’anno Daniela Ferrari viene sentita dai pm di Pavia Giulia Pezzino e Mario Venditti. In quel verbale aggiunge un particolare sulla destinazione del figlio: Andrea, dice, quella mattina voleva andare “in libreria a Vigevano”.

È in questa fase che entra in scena lo scontrino del parcheggio di piazza Sant’Ambrogio a Vigevano, per anni considerato uno degli elementi principali dell’alibi di Sempio. Daniela Ferrari spiega agli inquirenti che il ticket era stato trovato dal marito nell’auto e che fu lei a conservarlo. “È stato ritrovato da mio marito sulla macchina. Quindi io ho avuto l’idea di tenerlo perché essendo successo un fatto cosi grave ho immaginato che avrebbero sentito gli amici di Marco Poggi. L’ho conservato in un cassetto e l’ho tenuto”, dichiara. Quel biglietto, secondo la versione difensiva, collocherebbe Andrea Sempio a Vigevano la mattina del delitto. La Procura di Pavia, però, nella nuova inchiesta ha rimesso in discussione l’intero impianto dell’alibi. Secondo l’ipotesi investigativa, lo scontrino non proverebbe necessariamente la presenza di Andrea nella città ducale. Anzi, gli inquirenti sospettano che possa essere stato legato agli spostamenti della madre.

L’amico vigile del fuoco e il malore davanti ai carabinieri

Uno dei passaggi più delicati della nuova indagine riguarda un vigile del fuoco di Vigevano con cui Daniela Ferrari avrebbe avuto una relazione. La circostanza è emersa negli accertamenti ed è stata letta dagli inquirenti come un possibile elemento utile a ricostruire gli spostamenti della donna nella mattina del 13 agosto 2007. Il 28 aprile 2025 Ferrari viene convocata dai carabinieri di Milano per essere sentita come persona informata sui fatti. L’audizione si interrompe quasi subito. Alla domanda se conoscesse il vigile del fuoco, la donna risponde: “Sì. Ma non c’entra nulla con mio figlio”. Quando gli investigatori chiedono di proseguire, Ferrari decide di fermarsi: “No, mi avvalgo della facoltà di non rispondere e non voglio che mi vengano poste ulteriori domande”. Poco dopo accusa un malore in caserma. Secondo la difesa, si trattò di una crisi di panico, con tachicardia e forti stati d’ansia. Anche questo episodio ha contribuito a mostrare quanto la pressione della vicenda stesse pesando sulla donna, già finita al centro di ricostruzioni pubbliche molto invasive sulla propria vita privata.

Le lettere ad Alberto Stasi

Dopo l’archiviazione della prima indagine su Andrea Sempio, Daniela Ferrari scrive due lettere ad Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. La prima è del 16 dicembre 2018. In quella missiva la donna si lamenta di essere stata trascinata nella gogna dalle indagini difensive e usa parole durissime: “Con i soldi e l’amicizia lo metti in cu… alla giustizia”. Il 31 gennaio successivo scrive una seconda lettera, lamentando la mancata risposta e tornando sul tema della vita familiare segnata dal caso. Quelle lettere sono tornate d’attualità con la riapertura dell’inchiesta, perché raccontano il rapporto mai davvero chiuso tra la famiglia Sempio e il delitto di Garlasco, anche negli anni in cui Andrea non era formalmente al centro del fascicolo.

Daniela Ferrari e la difesa pubblica del figlio

Con la riapertura dell’indagine da parte della Procura di Pavia, Daniela Ferrari interviene più volte pubblicamente per difendere il figlio. In tv e nelle interviste ribadisce la sua convinzione sull’innocenza di Andrea e sulla validità dello scontrino di Vigevano. “Quella mattina era a Vigevano. Lo scontrino è suo. È innocente”, sostiene. A “Quarto Grado”, dopo la chiusura della nuova indagine, definisce il capo d’imputazione “una grandissima bufala” e respinge l’idea che i soliloqui intercettati in auto ad Andrea possano essere letti come una confessione. “No! No! No! Perché mio figlio è uscito alle dieci meno dieci, è rientrato a casa prima di mezzogiorno con gli stessi vestiti che aveva, completamente pulito, e di sicuro non era uno che era appena andato a commettere un omicidio”, afferma. In quelle apparizioni Ferrari appare come una madre pronta a esporsi per difendere il figlio. Ma proprio questa esposizione la porta anche dentro il tritacarne mediatico di una vicenda che, a quasi vent’anni dal delitto, continua a produrre nuovi fronti, nuove ipotesi, nuove letture degli stessi dettagli.

L’intercettazione con il marito: “Ho rovinato la vita ad Andrea con quello scontrino”

Tra gli elementi più discussi della nuova indagine c’è anche una conversazione intercettata tra Daniela Ferrari e il marito Giuseppe Sempio il 22 ottobre 2025. La donna, parlando dello scontrino di Vigevano, si lascia andare a frasi di forte angoscia: “È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino, gli ho rovinato la vita all’Andrea… Ho rovinato io la vita”.

Il marito cerca di tranquillizzarla: “Ma cosa stai dicendo? Ma chiunque l’avrebbe tenuto, se tieni tutti gli scontrini del mondo… stai tranquilla”. Ma nella stessa conversazione pronuncia anche una frase che gli investigatori ritengono significativa: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu”. Per la Procura di Pavia, quel passaggio rafforza i sospetti sull’alibi. Per i legali di Sempio, invece, si tratta di una frase detta “per scherzo”, priva di reale valore investigativo. È uno dei tanti punti in cui il caso Garlasco mostra la propria natura ambigua e scivolosa: una frase privata, un frammento di conversazione, un ricordo familiare diventano materiale d’indagine, tema da talk show, oggetto di interpretazioni opposte.

L’inchiesta di Brescia e il marito indagato

Un altro fronte riguarda l’indagine della Procura di Brescia sulla prima inchiesta del 2017, quella che si concluse con l’archiviazione di Andrea Sempio. In quel fascicolo è indagato il marito di Daniela Ferrari, Giuseppe Sempio, nell’ambito di un’ipotesi di corruzione che coinvolge anche l’ex pm Mario Venditti. Il 26 settembre la casa della famiglia viene perquisita. Daniela Ferrari viene ascoltata per oltre tre ore da finanzieri e carabinieri. Al centro degli accertamenti ci sono movimenti di denaro e rapporti con i precedenti legali. Secondo l’accusa, quei soldi sarebbero collegati a presunti tentativi di “aggiustare” l’indagine sul figlio. La famiglia ha sempre respinto ogni contestazione.

Poche settimane dopo, il 16 ottobre, Daniela Ferrari accusa un malore nella sua abitazione di Garlasco e viene trasportata d’urgenza al Policlinico San Matteo di Pavia. In un primo momento si teme un ictus, poi escluso dai medici. Anche allora emergono riferimenti a un eccesso nell’assunzione di farmaci tranquillanti, ma l’episodio non viene presentato come un gesto volontario.