Il vero nodo del centrodestra in vista delle comunali di Milano non è ancora soltanto il nome del candidato sindaco, ma la possibilità che la coalizione si presenti divisa già al primo turno. Da una parte Forza Italia, sempre più convinta della necessità di puntare su un profilo civico e moderato capace di conquistare voti al centro; dall’altra la Lega, determinata a valorizzare Silvia Sardone dopo le primarie interne e pronta a rivendicare una propria candidatura. In mezzo Fratelli d’Italia, che continua a chiedere unità ma valuta le diverse soluzioni per evitare una rottura.
Uno scenario discusso nelle ultime settimane prevede persino due schieramenti distinti: Forza Italia, Fratelli d’Italia e forse Azione da una parte, la Lega dall’altra, con l’obiettivo di ricompattarsi soltanto in caso di ballottaggio. Una riedizione programmata del modello Vigevano, che però incontra forti resistenze dentro la stessa coalizione. Il rischio, sottolineano gli alleati più prudenti, è che la frammentazione impedisca al centrodestra di arrivare al secondo turno o consegni agli elettori l’immagine di una coalizione impegnata a contendersi le caselle invece che a costruire un’alternativa a Palazzo Marino.
Forza Italia tenta la carta civica
Ma è soprattutto Forza Italia a tenere aperta l’ipotesi di una propria corsa autonoma. Il coordinatore lombardo Alessandro Sorte ha rilanciato la necessità di allargare il perimetro della coalizione e di scegliere un candidato in grado di intercettare il voto moderato, compreso quello proveniente dall’area del centrosinistra. Il nome più forte resta quello di Carlo Cottarelli, sul quale gli azzurri immaginano anche una squadra di alto profilo con gli ex sindaci Letizia Moratti e Gabriele Albertini.
La candidatura dell’economista potrebbe diventare il compromesso utile a scongiurare almeno la fuga solitaria di Forza Italia. Nei giorni scorsi Cottarelli ha incontrato Ignazio La Russa nello studio milanese del presidente del Senato. Un colloquio informale e interlocutorio, ma politicamente significativo, perché segnala che anche Fratelli d’Italia ha iniziato a valutare concretamente il suo nome.
Cottarelli, già senatore eletto con il Pd ma percepito soprattutto come un tecnico, avrebbe il profilo adatto a spostare verso il centro il baricentro della coalizione. Due settimane fa, al Teatro Parenti, non aveva escluso la possibilità: “Se me lo chiedessero ci penserei, ma in questo momento mi sembra improbabile”. Una disponibilità prudente, che tuttavia è bastata a trasformare la suggestione in una vera ipotesi politica.
La Lega non arretra su Sardone
La soluzione Cottarelli resta però indigesta alla Lega, che continua a chiedere le primarie di coalizione. Silvia Sardone, vincitrice della consultazione interna del Carroccio, legge la proposta degli azzurri come il primo passo verso una separazione al primo turno. Secondo l’europarlamentare, Forza Italia starebbe pensando a una propria candidatura per poi ricomporre il centrodestra soltanto al ballottaggio. La posizione leghista è netta: la coalizione deve partire unita e la scelta del candidato deve essere affidata agli elettori. “Se così non sarà, ci vedremo al ballottaggio”, ha avvertito Sardone, ribadendo la disponibilità a confrontarsi con tutti attraverso le primarie. Il messaggio è chiaro: se gli alleati scegliessero Cottarelli senza una competizione interna, la Lega potrebbe correre da sola.
La Russa prova a chiudere il caso
Ignazio La Russa continua ufficialmente a escludere una rottura. Il presidente del Senato ha detto di non credere che Forza Italia pensi davvero di presentarsi da sola al primo turno, ricordando che il centrodestra costruito da Silvio Berlusconi ha sempre cercato di evitare le divisioni. Parole che sembrano rivolte tanto agli azzurri quanto alla Lega.
Anche il coordinatore lombardo di Fratelli d’Italia, Carlo Maccari, ha definito sbagliata una corsa separata, pur riconoscendo che Cottarelli è un nome interessante. La condizione posta dai meloniani è che la candidatura nasca da un accordo condiviso e sia accompagnata da una forte presenza politica della coalizione, anche nella composizione della squadra e della futura giunta.
Il punto di equilibrio resta quindi tutto da costruire. Cottarelli potrebbe convincere Forza Italia a rinunciare a una propria lista autonoma e offrire a Fratelli d’Italia un candidato competitivo nell’elettorato moderato. Ma senza l’assenso della Lega, il suo nome rischia paradossalmente di ricomporre una parte del centrodestra e dividerne un’altra. La partita per Palazzo Marino, prima ancora che sul candidato, si gioca dunque sulla capacità degli alleati di decidere se presentarsi come una coalizione o come due blocchi destinati, forse, a incontrarsi soltanto al ballottaggio.

