Primarie per scegliere il candidato sindaco, regole più rigide per arginare il proliferare delle autocandidature e una coalizione allargata fino al Movimento Cinque Stelle, a Rifondazione comunista e a nuove realtà civiche. Il Pd milanese prova a mettere ordine nel percorso verso le elezioni comunali del 2027 e detta la linea al centrosinistra.
La Direzione metropolitana del partito ha approvato all’unanimità la relazione del segretario Alessandro Capelli e un ordine del giorno che ribadisce il ruolo degli iscritti nella selezione dei candidati dem alle eventuali primarie di coalizione. Un passaggio pensato per riportare il confronto dentro un perimetro condiviso, dopo che nelle ultime settimane si sono moltiplicate disponibilità, annunci e mezze candidature.
Il tavolo con gli alleati dovrebbe aprirsi a settembre. La proposta con cui il Pd si presenterà sarà quella delle primarie, accompagnata dalla costruzione di un programma comune ancora tutto da definire. Ma il progetto politico è già chiaro: confermare il centrosinistra alla guida di Milano e allargare il più possibile i confini della coalizione.
Il Pd mette un freno alle autocandidature: “No a iniziative personali, sì a nomi frutto di una scelta condivisa”
Al momento, tra gli esponenti del Pd hanno manifestato apertamente interesse per le primarie la vicesindaca Anna Scavuzzo e l’assessore del Municipio 1 Lorenzo Pacini. Pierfrancesco Majorino ha lasciato intendere di essere disponibile, mentre altri nomi potrebbero emergere prima dell’avvio ufficiale del percorso. Il rischio, per i vertici dem, è quello di arrivare all’appuntamento con unaplatea troppo affollata di candidati dello stesso partito, trasformando le primarie in una conta interna e disorientando iscritti, elettori e alleati. Per questo la Direzione ha deciso di richiamare espressamente le regole dello statuto nazionale. L’articolo 24 prevede che, in caso di primarie di coalizione, un iscritto possa candidarsi soltanto con il sostegno dialmeno il 35% dei componenti dell’assemblea territoriale competente oppure del 30% degli iscritti del relativo ambito.
La soglia rende difficile la presenza contemporanea di molti candidati dem e obbliga chi vuole correre a costruire una legittimazione politica e organizzativa prima ancora di rivolgersi agli elettori delle primarie. L’ordine del giorno approvato impegna il partito a “garantire un ruolo alla base del Partito Democratico nella determinazione delle candidature di esponenti Pd alle eventuali primarie di coalizione”, applicando lo statuto e valutando ulteriori strumenti di partecipazione degli iscritti. Il messaggio è netto: le candidature non potranno più nascere soltanto da iniziative personali o dichiarazioni pubbliche, ma dovranno passare attraverso un percorso riconoscibile e condiviso.
Primarie di coalizione: Avs forse, Azione dice no
La scelta del Pd non risolve però il rapporto con gli altri partiti della maggioranza che sostiene Giuseppe Sala. Azione e Alleanza Verdi e Sinistra hanno già espresso forti perplessità sul ricorso ai gazebo. Avs vuole prima conoscere il perimetro della coalizione, il programma e soprattutto i nomi in campo. La posizione di Azione è ancora più delicata: il partito di Carlo Calenda preferirebbe arrivare a un candidato unitario attraverso un accordo politico, seguendo il modello adottato dal centrosinistra a Genova, senza passare dalle primarie.
Il segretario milanese di Azione Francesco Ascioti ha più volte indicato questa strada. E la proliferazione delle candidature non ha fatto che rafforzare i dubbi dei calendiani su una consultazione che potrebbe accentuare le divisioni invece di ricomporle.
L’apertura del Pd a M5S e Rifondazione complica il rapporto con Azione
La vera incognita nasce però dall’allargamento immaginato dal Pd. Capelli punta a coinvolgere nella coalizione anche Movimento Cinque Stelle e Rifondazione comunista, oltre alle forze civiche e sociali che non fanno parte dell’attuale maggioranza. L’obiettivo è costruire un campo largo, anzi larghissimo, capace di tenere insieme tutte le forze alternative al centrodestra. Ma più il perimetro si estende verso sinistra, più diventa difficile trattenere Azione. Il partito di Calenda ha poco in comune con il Movimento Cinque Stelle su molte questioni economiche, infrastrutturali e amministrative, e ancora meno con Rifondazione. È contrario alle primarie e rivendica un profilo riformista e centrista che rischierebbe di risultare minoritario in una coalizione dominata da Pd, sinistra e pentastellati.
La domanda destinata ad accompagnare il tavolo di settembre è quindi inevitabile: come si può tenere Azione dentro un’alleanza che, contemporaneamente, si apre a forze politicamente molto distanti dai calendiani? Il Pd spera che a fare da collante siano il programma, la continuità con l’esperienza amministrativa di questi anni e la necessità di impedire la conquista di Palazzo Marino da parte del centrodestra. Ma la formula potrebbe non bastare.
Il nome di Cottarelli può spingere Azione verso il centrodestra
A rendere ancora più instabile il rapporto con Azione è la circolazione del nome di Carlo Cottarelli. L’economista è stato indicato negli ultimi giorni come possibile candidato civico, con particolare interesse da parte di Forza Italia. Una candidatura Cottarelli potrebbe parlare proprio a quell’area moderata e riformista che oggi si riconosce in Azione. A una parte dei calendiani il suo profilo non dispiace e il rischio, per il centrosinistra, è che un’eventuale proposta centrista sostenuta da Forza Italia possa esercitare una forte attrazione. Per questo il documento del Pd contiene anche un auspicio politico non secondario: allargare la coalizione senza perdere Azione e senza lasciare spazio a una sua possibile intesa con il centrodestra.
La quadratura, però, è tutt’altro che semplice. Per convincere i calendiani a restare, il Pd potrebbe dover garantire un programma molto equilibrato e un candidato capace di tenere insieme sensibilità quasi opposte. Ma proprio le primarie, soprattutto in una coalizione estesa fino a Rifondazione, rischiano di favorire un profilo più spostato a sinistra.
Goisis (liste civiche): “Primarie, spiace che alcuni a sinistra non siano d’accordo”
A sostenere con forza il ricorso alle primarie è Tommaso Goisis, che ha già annunciato la propria candidatura come espressione dell’attivismo civico. “Spiace che alcuni esponenti del centrosinistra non siano fautori e sostenitori delle primarie, che sono un metodo democratico straordinario per far crescere la voglia di partecipazione e di fare politica tra persone nuove, tra cui migliaia di giovani”, afferma Goisis. Secondo il candidato civico, dopo dieci anni di governo del centrosinistra, allargare la partecipazione dovrebbe rappresentare un obiettivo comune. “Delle belle primarie sono il modo giusto per farlo”, sostiene.
Il suo intervento mette in luce l’altra faccia del problema. Per chi difende i gazebo, la presenza di molti candidati non è necessariamente un elemento di caos, ma può diventare un’occasione di mobilitazione e apertura. Per il Pd, invece, la partecipazione deve essere accompagnata da regole capaci di evitare una competizione senza controllo.

