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Milano 2027, nel centrodestra almeno su una cosa sono d’accordo: il candidato entro l’estate

Nel centrodestra si infiamma la partita per Palazzo Marino: il protagonismo di Ignazio La Russa, il Carroccio che consulta i milanesi il 20 e 21 giugno, l’incognita Vannacci. Lupi, Spada, Civita e Sardone tra i nomi, ma la vera sfida è sulla regia della coalizione

Milano 2027, nel centrodestra almeno su una cosa sono d’accordo: il candidato entro l’estate
Samuele Piscina e Ignazio La Russa

Il candidato ancora non c’è, ma la competizione per stabilire chi dovrà sceglierlo è già cominciata. Nel centrodestra milanese la corsa verso Palazzo Marino nel 2027 si sviluppa su due binari paralleli: da una parte il protagonismo di Ignazio La Russa, deciso a fissare tempi, metodo e caratteristiche del futuro sfidante del centrosinistra; dall’altra l’iniziativa della Lega, che il 20 e 21 giugno porterà nelle piazze una consultazione aperta per chiedere ai milanesi quale nome preferiscano e quali debbano essere le priorità della prossima amministrazione.

Le due mosse convergono formalmente sullo stesso obiettivo, arrivare a una decisione entro l’estate, ma rispondono a logiche diverse. Fratelli d’Italia punta a mantenere la regia politica della coalizione, forte del proprio peso nazionale ed elettorale. Il Carroccio cerca invece di recuperare centralità sul territorio e di presentarsi al futuro tavolo romano con un’indicazione maturata attraverso la propria base. Dietro il confronto sui possibili candidati si intravede dunque una questione più ampia: chi darà le carte nel centrodestra milanese.

La Russa: “È ora di decidere”

A dettare pubblicamente la scadenza è stato Ignazio La Russa. Il presidente del Senato, milanese e figura di maggiore peso istituzionale del centrodestra cittadino, ha chiesto alla coalizione di interrompere il lungo toto-nomi. “È ora di decidere”, ha affermato in un’intervista al Corriere della Sera. “Non possiamo permetterci di perdere altro tempo mettendo o lasciando che si mettano nomi nel frullatore. Entro l’estate un’indicazione dobbiamo darla.” Per La Russa la discussione sul programma sarebbe già sufficientemente avanzata. I punti condivisi sarebbero quattro: sicurezza, urbanistica, innovazione e viabilità. Rimane quindi da individuare la persona chiamata a rappresentare la coalizione. “Tenendo conto che siamo già uniti sul programma, basato su quattro temi chiave: sicurezza, urbanistica, innovazione e viabilità. Si tratta di trovare il nome giusto.”

La Russa non pone un vincolo preventivo sulla provenienza del candidato. Può essere politico oppure civico, purché abbia capacità amministrativa, notorietà e conoscenza di Milano. “Non esiste una categoria, esiste la persona. Se ad esempio civici come Flavio Cattaneo, Tronchetti Provera o Ruth Shammah mi dicessero che sono disponibili, direi ‘benissimo’, noi abbiamo bisogno di una persona capace, che attiri consensi, che sappia governare, che conosca il territorio, magari che abbia anche notorietà.” “Non importa l’appartenenza partitica, importa che sia la persona giusta.”

Il candidato e la squadra da annunciare prima del voto

Il presidente del Senato ha anche delineato una formula politica più articolata. Il candidato non dovrebbe presentarsi da solo, ma essere accompagnato fin dall’inizio da alcuni nomi della possibile futura Giunta. “E, secondo me, dovrebbe essere accompagnato da una squadra di quattro possibili assessori già indicati prima del voto: civici (senza dover essere candidati) se sarà un politico, politici se sarà un civico. Si va assieme, in squadra.” L’idea consentirebbe di bilanciare le due anime della coalizione. Un candidato di partito potrebbe essere compensato dalla presenza di esponenti della società civile, mentre un civico dovrebbe offrire garanzie alle forze politiche attraverso una squadra composta anche da loro rappresentanti. La proposta permette inoltre di tenere insieme diversi aspiranti, trasformando una parte dei possibili concorrenti alla candidatura in componenti della futura amministrazione. Una strategia utile a evitare esclusioni traumatiche e a concentrare progressivamente il consenso attorno al nome prescelto.

Tra le personalità politiche in campo, Maurizio Lupi continua a essere quella più apertamente sostenuta da La Russa. Il presidente di Noi Moderati è stato consigliere comunale e assessore all’Urbanistica a Milano, ministro e leader nazionale di partito. “In una occasione ho detto che apprezzo Lupi, e lo confermo, è persona capace, nota, ha le caratteristiche del neo sindaco di Venezia: ha fatto il consigliere, l’assessore all’Urbanistica, in più è stato anche ministro ed è leader di un partito. Certamente lo vedrei come ottimo candidato.”

La Lega frena su Lupi e chiama i milanesi ai gazebo

La candidatura di Lupi, tuttavia, non sembra raccogliere per ora una convergenza generale. La Lega e una parte di Forza Italia continuano a guardare con maggiore interesse a un profilo civico. Il segretario provinciale del Carroccio, Samuele Piscina, ha espresso apertamente le proprie perplessità. “Non capisco la posizione del presidente del Senato. Perché continuare a proporre Lupi che, seppur validissimo, sappiamo benissimo non essere condiviso dalla coalizione? Tirare fuori un nome politico legittima gli alleati a farlo. E a quel punto bisognerebbe ricorrere alle primarie. Conto però sul fatto che troveremo una convergenza. Per noi è fondamentale che sia un nome trasversale.” La Russa ha giudicato positivamente anche Silvia Sardone: “È valida anche Silvia Sardone, è donna, capace. Come sono validi pure alcuni nomi della società civile.”

La risposta politica del Carroccio passa dalla consultazione organizzata per il 20 e 21 giugno. Nei gazebo distribuiti in città, la Lega chiederà ai partecipanti di indicare liberamente il nome del sindaco preferito e tre priorità sulle quali dovrebbe concentrarsi la futura amministrazione. Matteo Salvini ha presentato l’iniziativa come una grande operazione di ascolto, respingendo l’idea che il partito voglia imporre un proprio candidato agli alleati.

“Non vogliamo imporre niente a nessuno”, ha assicurato il leader leghista. Quella del fine settimana sarà “una grande operazione di ascolto. Ho sentito qualcuno che era perplesso” ma “non è che poi il candidato lo impone e lo sceglie la Lega. Se dico che dobbiamo ascoltare i milanesi non posso mica decidere io al posto dei milanesi, quindi conto che alcune migliaia di milanesi ci vengano a dire: ‘Vorremmo che dopo Pisapia e dopo Sala ci fosse X’ e poi il Centrodestra, spero in fretta, anche grazie a questo arricchimento portato dalla Lega decida, entro l’estate però”. Non ci sarà una rosa prestabilita di candidati. Ogni partecipante potrà scrivere il nome che ritiene più adeguato, anche esterno ai partiti. Il risultato sarà poi portato al tavolo della coalizione.

Fidanza: “La consultazione è un contributo, la sintesi spetta alla coalizione”

Fratelli d’Italia non si oppone formalmente ai gazebo, ma delimita con precisione il loro valore politico. Carlo Fidanza, capodelegazione del partito al Parlamento europeo e punto di riferimento dei meloniani in Lombardia, considera legittima la scelta della Lega di consultare la propria base, ricordando però che la decisione definitiva non potrà essere assunta unilateralmente.

L’iniziativa leghista non è stata accolta senza tensioni. La Russa l’ha definita un’operazione legittima ma di propaganda, mentre alcuni esponenti di Fratelli d’Italia hanno parlato di fuga in avanti. Piscina ha risposto rivendicando il valore democratico dell’ascolto. “L’esercizio di democrazia non è mai propaganda. Forse qualcuno si è dimenticato cosa voglia dire ascoltare i cittadini. Ma è l’unico modo per vincere le elezioni.” Il segretario provinciale della Lega sostiene che il partito abbia chiesto da mesi un confronto tra gli alleati e abbia indicato il 20 giugno come termine per avviarlo. “Da mesi chiediamo di confrontarci tutti insieme sul candidato. Abbiamo dato la scadenza del 20 giugno alla coalizione per farlo. Altrimenti procederemo con la consultazione pubblica, dando la parola ai milanesi. Nessuna indicazione di voto. Se dovesse uscire un nome politico, porteremo anche quello al tavolo di Roma.”

Per Fratelli d’Italia, invece, la scadenza imposta dal Carroccio è troppo ravvicinata. Il capogruppo in Consiglio comunale Riccardo Truppo ha osservato che “le fughe solitarie in avanti non aiutano” e che la coalizione non sarebbe in ritardo. La replica di Piscina è stata netta: “Chi frena non vuole vincere”. E ancora: “Per vincere e mandare a casa la sinistra servono tempo, impegno e lavoro sul territorio”.

Spada e Civita, le opzioni civiche

La Lega continua a privilegiare un candidato trasversale, capace di rivolgersi anche all’elettorato moderato e a una parte della società milanese non direttamente riconducibile ai partiti. Il nome sul quale il Carroccio sembra maggiormente interessato è quello di Alessandro Spada, già presidente di Assolombarda. Resta in campo anche Antonio Civita, fondatore di Panino Giusto, che ha già manifestato la propria disponibilità. “Per noi Spada al momento è la soluzione migliore, ma ci sono profili validi come quelli di Civita. Valuteremo”, ha dichiarato Piscina.

Accanto a loro continua a muoversi anche Francesco La Lumia, presidente del Centro Brera, incoraggiato pubblicamente da La Russa a proseguire il proprio percorso. Il presidente del Senato ha mostrato attenzione anche verso Civita, senza però trasformare questi segnali in investiture formali.

La tattica sembra essere quella di lasciare aperti diversi percorsi, alimentare il confronto tra possibili candidati e arrivare successivamente a una concentrazione delle forze. Una moltiplicazione dei nomi che La Russa critica quando rischia di diventare un “frullatore”, ma che allo stesso tempo contribuisce a mantenere alta l’attenzione sulla partita milanese.

Anche Forza Italia vuole decidere entro luglio

Anche Forza Italia ritiene opportuno non trascinare troppo a lungo la scelta, ma indica una scadenza meno ravvicinata rispetto a quella leghista. Il coordinatore regionale Alessandro Sorte ha parlato della necessità di decidere “prima del 30 luglio”. Il partito azzurro non esclude nemmeno il ricorso a primarie di coalizione, mentre il consigliere comunale Alessandro De Chirico ha espresso dubbi sulla consultazione organizzata soltanto dalla Lega: “Non so quanto sia utile organizzare una ‘gazebata’ e lasciare campo libero alla fantasia dei milanesi”. Noi Moderati prende invece le distanze dallo strumento delle primarie. Per la consigliera comunale Mariangela Padalino, “le primarie sono un assist al Pd”. Le differenze riguardano quindi sia il profilo del candidato sia il metodo con cui individuarlo: consultazione aperta, accordo tra partiti, primarie di coalizione o decisione demandata direttamente ai leader nazionali.

La distanza da Vannacci e Futuro nazionale

La consultazione leghista si inserisce anche nella necessità del partito di rilanciare il proprio radicamento dopo lo strappo con Roberto Vannacci. L’ex generale ha annunciato che Futuro nazionale sarà presente alle elezioni milanesi con una propria lista e un proprio candidato. Piscina esclude però un allargamento della coalizione: “Al momento, no. Su una grande piazza come Milano, molto moderata, appare evidente che non ci siano spazi per una figura che ha posizioni così radicali.” Il giudizio sul rapporto con l’ex generale è altrettanto netto: “Sono più i problemi che ha creato rispetto a quelli che ha risolto. La posizione è una ed è quella del segretario Salvini. Non ci sono possibilità di allargare la coalizione a chi critica ogni giorno il governo, dopo aver tradito la Lega.” Il Carroccio deve però fare i conti con risultati elettorali che hanno segnalato difficoltà in alcune tradizionali roccaforti lombarde. Piscina respinge l’idea di una crisi irreversibile e indica la strada del recupero: “Non vedo una situazione critica. Sicuramente i cittadini in questo momento votano il partito con il leader che appare più coerente. Noi dobbiamo ritornare ad essere ‘il partito del fare’”.