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Milano
Milano alla sfida del Brexit. La prima “preda”? L’EMA. L'analisi

di Ugo Poletti

Il terremoto politico di BREXIT in Europa sembra l’inizio di un film di fantapolitica. Tra un po’ vedremo in televisione la ritirata di un esercito sconfitto: gli eurodeputati britannici che fanno le valigie per tornare in patria. Tra questi anche il campione dei cattivi anti-Ue, l’inglese Nigel Farage, che deve la sua fama al podio del Parlamento europeo e che adesso perderà la tribuna pubblica da cui lanciava le sue invettive. E poi sarà il turno di qualche migliaio di funzionari inglesi, scozzesi e gallesi della Commissione europea, che sgombreranno le loro scrivanie a Bruxelles. Tutto questo avverrà in tempi non brevi. Sarà invece più rapida la partenza di banche e aziende multinazionali che dovendo operare principalmente nel mercato europeo, devono avere i piedi in un Paese membro dell’Unione. Infatti, è già partita la strategia di seduzione di Dublino, Parigi e Francoforte.

Ma dovranno traslocare in fretta soprattutto le istituzioni legate alla regolamentazione europea, come l’Autorità Europea per le Banche (EBA – European Banking Authority) e l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA - European Medicines Agency), che oggi sono a Londra. Questi organismi sono utili non solo per le assunzioni locali, ma anche perché le città che le ospitano si arricchiscono di competenze e diventano un punto di riferimento per il settore di cui di occupano. In particolare, l’EMA è importante per il tema dei brevetti su nuovi farmaci. La sua presenza può attirare in un Paese aziende farmaceutiche. Quindi, dove finirà l’EMA? Alcuni Paesi hanno già mostrato interesse: Danimarca, Svezia e Italia. E in questa partita è importante che vinca l’Italia con la candidatura di Milano. Innanzitutto perché l’Italia contribuisce al bilancio europeo più di Svezia e Danimarca. Inoltre tra i Paesi Fondatori è quello che ha meno sedi europee. Infatti, la Germania ha la Banca Centrale Europea, oltre a due agenzie. Mentre la Francia ha la (costosissima) sede del Parlamento a Strasburgo e altre due agenzie Ue (per non parlare delle sedi di OCSE, UNESCO e Consiglio d’Europa). In Italia abbiamo solo una Agenzia per la formazione a Torino e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma. Ma non sarà facile, perché Stoccolma ha delle buone carte da giocare.

Conquistare la sede dell’EMA per Milano è importante perché nella città di Expo 2015 c’è la più importante filiera della sanità e della farmaceutica del Sud Europa e del Mediterraneo, con una grande realtà di ricerca su biotecnologie e applicazioni medicali. Un’agenzia europea sotto il Duomo valorizzerebbe una eccellenza di Milano e Lombardia e farebbe entrare la città ambrosiana nell’agenda ufficiale europea, ottenendo una crescita di status istituzionale. E Milano se lo merita, perché è una città che ha fatto la storia dell’Europa unita, ospitando il Consiglio Europeo che varò l’Atto Unico europeo, dove si decise sulla moneta unica. Correva l’anno 1986. Il Presidente del Consiglio di allora, Bettino Craxi, con il suo ministro degli Esteri Giulio Andreotti piegarono la resistenza di una recalcitrante Margaret Thatcher, che ebbe (narrano le cronache) una crisi di pianto. Quindi, un’occasione unica da non perdere, per fare emergere il primato industriale e scientifico milanese. E a giudicare dalle prime uscite pubbliche, sembra che il nuovo sindaco di Milano prenda molto sul serio la promozione internazionale della città. Speriamo che lo faccia anche il Governo italiano.

@UgoPoletti

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