Svolta nelle indagini sull’ondata di falsi allarmi bomba che nella giornata di mercoledì 5 agosto ha paralizzato sei tra i maggiori centri commerciali dell’hinterland e della città di Milano. Il messaggio minatorio arrivato alle direzioni dei complessi sarebbe stato inviato attraverso la rete legata al cellulare di un ragazzino di 14 anni.
L’episodio, che ha portato all’evacuazione a scopo precauzionale delle strutture Scalo Milano (Locate Triulzi), Le Cupole (San Giuliano Milanese), Fiordaliso (Rozzano), Bonola (Milano), Acquario (Vignate) e Carosello (Carugate), si è rivelato un falso allarme al termine dei sopralluoghi condotti dagli artificieri e dalle unità cinofile.
Gli accertamenti investigativi, coordinati in sinergia dalle procure di Milano e Lodi, sono risaliti alla posizione della connessione partendo da un numero di telefono inserito nel testo della stessa e-mail minatoria. La scheda risulta intestata alla madre di un quattordicenne di origine ucraina residente nelle Marche.
Ascoltato dalle forze dell’ordine insieme alla madre, il giovane ha negato fermamente qualsiasi coinvolgimento nella vicenda. Al momento né il minore né la genitrice risultano iscritti nel registro degli indagati.
Le analisi sulla mail con dominio russo
Le verifiche degli specialisti sono ora concentrate nel chiarire se l’utenza telefonica sia stata realmente usata dal quattordicenne o se sia stata hackerata o utilizzata a sua insaputa da terzi. I rilievi informatici appaiono complessi anche a causa dell’indirizzo di posta elettronica utilizzato per l’invio delle minacce, registrato su un dominio web di provenienza russa.
Nel testo inviato alle strutture commerciali, l’autore sosteneva di aver posizionato ordigni confezionati dopo aver appreso le istruzioni da un complice anonimo, auspicando di fare “molte vittime” e richiedendo un contatto con le istituzioni.

