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Milano, è di nuovo frattura totale con i Verdi: “Peggio di una Giunta di destra, faremo casino”

Il mancato stop al gemellaggio con Tel Aviv fa esplodere Palazzo Marino. Durissima Cucchiara, seduta sospesa. I dilemmi del Pd, Azione e centrodestra: “Verdi fuori dalla maggioranza”

Milano, è di nuovo frattura totale con i Verdi: “Peggio di una Giunta di destra, faremo casino”
Francesca Cucchiara

“Neanche una Giunta di destra ci avrebbe dato una risposta del genere. Faremo ostruzionismo, facciamo scoppiare il casino”. Lo aveva annunciato e lo ha fatto. La consigliera dei Verdi Francesca Cucchiara ha guidato la protesta che ha paralizzato il Consiglio comunale di Milano: bandiera palestinese al centro dell’Aula, magliette con la scritta “Rispettate il Consiglio comunale” e seduta sospesa. Sugli spalti urla e contestazioni: “Sala dimettiti”, “complici del genocidio”, “Free Palestine”. Una bagarre che ha costretto la polizia locale a sgomberare l’Aula dopo circa mezz’ora di tensione.

Lo scontro con Sala: “Atteggiamento imbarazzante e vergognoso”

Al centro della rottura il mancato stop al gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. I Verdi accusano il sindaco Beppe Sala di aver ignorato il Consiglio. “In Europa e in Italia le persone stanno chiedendo di sospendere gli accordi con Israele, e invece noi a Milano continuiamo a mantenere il gemellaggio, è assurdo”, ha attaccato Cucchiara. Durissimo anche il passaggio sulla lettera del sindaco di Tel Aviv: “Lì non c’è un solo riferimento al genocidio a Gaza, all’occupazione illegale in Cisgiordania. Delle parole vuote, delle strette di mano, non ce ne facciamo assolutamente nulla”. E ancora: “Vi siete fregati di ciò che abbiamo deciso, nella speranza forse che ci saremmo dimenticati. Non possiamo e non vogliamo accettare che non vengano rispettate le regole di quest’Aula. Questa risposta e questo vostro atteggiamento è imbarazzante e vergognoso”.

Anche il Pd prende le distanze: “Prendiamo atto, faremo le nostre valutazioni”

Anche il Partito democratico mostra irritazione. La capogruppo Beatrice Uguccioni si presenta in Aula con una maglietta “Give Respect – Get Respect” e chiarisce: “Noi siamo persone serie, abbiamo approvato un ordine del giorno che è stato messo all’attenzione del sindaco e anche della Giunta”. Poi la presa d’atto della decisione: “Loro hanno preso una decisione che è diversa rispetto a quella da noi auspicata, ne prendiamo atto ma non riteniamo che sia necessario un ulteriore passaggio perché esattamente quello che chiedevamo è stato messo nero su bianco sei mesi fa”. E la chiusura: “Prendiamo atto di questa scelta e ognuno di noi, sia fuori che dentro quest’aula, farà le proprie considerazioni”.

Centrodestra e Azione all’attacco: “Uscite dalla maggioranza”

Dall’opposizione e da parte della stessa maggioranza arrivano richieste di chiarezza. La Lega affonda: “Ai Verdi chiediamo un atto di coerenza e di responsabilità: se davvero ritengono di dover contrastare apertamente le scelte della giunta, abbiano il coraggio politico di uscire dalla maggioranza. È una questione di dignità istituzionale e di rispetto”. Linea simile da Fratelli d’Italia, con Riccardo Truppo applaudito dai manifestanti, mentre Alessandro De Chirico attacca: “Continuerete a rimanere in maggioranza perché il potere piace a tutti, vi dovreste dimettere dal Consiglio visto che siete in disaccordo su tutto, ma non solo voi”. Anche Giulia Pastorella critica il metodo: “In maggioranza il dissenso si può esprimere nei consessi adeguati prima di fare queste sceneggiate. Le divergenze e i panni sporchi si lavano in casa”. Il consigliere di Azione Daniele Nahum chiede “una verifica di maggioranza” e aggiunge: “Mi aspetto che domani l’assessora Grandi si dimetta”.

Dal Gruppo Misto, Enrico Fedrighini punta il dito sull’assenza del sindaco: “C’è un posto da riempire che è quello del sindaco. Io mi aspettavo che dopo la scelta di non interrompere il gemellaggio, il sindaco venisse qui a confrontarsi. Se questo non avviene, non dobbiamo imbarazzarci per manifestazioni che documentano che non siamo credibili”. Una crisi politica che apre una frattura evidente nella maggioranza e che rischia di allargarsi nei prossimi giorni.