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Milano Fashion Week, il ritorno dei vestiti: da Max Mara a Cavalli, tutte le anime del giovedì. Oggi riflettori su Gucci e Moschino

Rigore, romanticismo, voglia di evasione e una buona dose di eccesso: le collezioni di ieri raccontano una moda che torna a interrogarsi su chi indosserà i suoi abiti

Milano Fashion Week, il ritorno dei vestiti: da Max Mara a Cavalli, tutte le anime del giovedì. Oggi riflettori su Gucci e Moschino

A forza di inseguire il momento da condividere, la moda aveva rischiato di dimenticare il momento in cui ci si veste davvero. Il giovedì della Milano Fashion Week ha rimesso questa semplice azione al centro della scena. Non con un’unica risposta, naturalmente: sarebbe troppo facile, e Milano non sarebbe Milano. Ma con una serie di proposte che, dalle linee controllate di Max Mara alle stampe sfrenate di Roberto Cavalli, sembrano rivolgersi a persone prima che a schermi.

È presto per parlare di una tendenza comune. I linguaggi visti ieri sono troppo diversi per essere raccolti sotto una sola etichetta. C’è però un’impressione che attraversa la giornata: dietro molte collezioni si intravede di nuovo la vita di chi le indosserà. Il lavoro, il viaggio, una sera d’estate, la voglia di sentirsi eleganti senza travestirsi. E, qualche volta, il desiderio opposto: entrare in una stanza e farsi notare.

Max Mara: la sicurezza delle cose ben fatte

A dare il tono alla mattina è stata Max Mara. Ian Griffiths ha guardato alle donne degli anni Trenta che sfidarono i ruoli assegnati loro e ne ha tratto un guardaroba di fermezza e libertà. La sartoria di impronta maschile perde rigidità, le linee si fanno più fluide, mentre la palette resta fedele a colori neutri e misurati. Dal trench ampio agli abiti più aderenti, tutto procede senza strappi.

È facile scambiare questa coerenza per prudenza. Sarebbe un errore. In una settimana in cui ogni marchio cerca il proprio titolo a effetto, Max Mara continua a costruire un’idea riconoscibile di donna: una che entra in una stanza senza dover chiedere il permesso e che non ha bisogno di vestirsi da personaggio per dimostrarlo. La collezione lascia parlare taglio, proporzione e materia. È una forma di concretezza che, oggi, suona quasi provocatoria.

Genny: un’oasi da indossare

Da Genny il paesaggio è cambiato completamente. Sara Cavazza Facchini ha immaginato un’estate nutrita dalle immagini della natura africana: deserti, oasi, fiori e animali diventano riferimenti per una collezione ariosa, costruita con tulle, popeline, mussola di seta, jersey e crêpe. Le giacche si alleggeriscono fino ad avvicinarsi alle camicie; i foulard si trasformano in top; gli abiti da sera lasciano ai ricami preziosi il compito di catturare la luce.

Anche i colori seguono questo itinerario. Il blu cobalto incontra gli azzurri più tenui, le sfumature della sabbia, il rosso e il paprika del tramonto. L’orchidea, simbolo della maison, dialoga con l’animalier, mentre nuove stampe richiamano l’agave. In passerella è apparsa anche Laila Hasanovich, che aveva già indossato Genny sul red carpet di Cannes.

Il risultato è una proposta esuberante, ma lontana dall’idea di un’estate chiassosa. Qui il lusso vuole somigliare a una pausa: l’abito accompagna il corpo, il tessuto si muove, la vacanza diventa uno stato d’animo prima ancora che una destinazione.

Anteprima e Marni: due modi di cambiare prospettiva

Con Anteprima, Izumi Ogino ha preso la strada della curiosità. La sua primavera estate 2027 guarda ad Alice nel Paese delle Meraviglie, concentrandosi su ciò che accade quando un oggetto familiare viene osservato da un’altra angolazione. I volumi diventano ampi e rilassati, le proporzioni si spostano, le trasparenze si sovrappongono a forme più nette. Pizzi, rouches, ricami e fiori tridimensionali addolciscono la costruzione, mentre gli effetti trompe-l’œil chiedono di avvicinarsi per capire davvero come sia fatto un capo.

È un gioco che richiede abilità: suggerire leggerezza senza rinunciare alla tecnica. Anteprima lo affronta con la maglieria, i materiali lavorati e una palette delicata, interrotta ogni tanto da colori più accesi. La fantasia, qui, non cancella la possibilità di indossare gli abiti; la rende più interessante.

Molto meno rassicurante è il mondo proposto da Marni. Alla sua seconda collezione per il marchio, Meryll Rogge continua a cercare un punto d’incontro tra il proprio gusto tagliente e quella particolare eccentricità colta che ha reso la maison un riferimento per donne capaci di usare la moda in modo personale. Il suo linguaggio è più asciutto, più duro, forse anche più giovane.

La direzione incuriosisce, pur lasciando qualche domanda. La giocosità di Marni è sempre stata qualcosa di più di una stampa o di un colore: era un modo di mettere insieme idee apparentemente incompatibili e farle sembrare naturali. Rogge sembra voler partire da lì per costruire un carattere nuovo. Il percorso è ancora aperto, e proprio per questo vale la pena seguirlo.

Alberta Ferretti: il romanticismo trova movimento

Il pomeriggio di Alberta Ferretti ha riportato in scena la leggerezza, ma con un’energia diversa da quella di Genny. Lorenzo Serafini ha immaginato l’estate come una fuga: lingerie, tagli sbiechi, drappeggi e aperture di colore compongono una femminilità in movimento, attraversata da suggestioni dei primi decenni del Novecento.

Il rischio, quando si lavora sul romanticismo, è che tutto diventi troppo bello e troppo prevedibile. Serafini prova a evitarlo lasciando agli abiti una certa libertà, come se fossero stati raccolti per partire all’improvviso. La sensualità affiora nei tessuti e nelle linee senza bisogno di essere sottolineata. È un modo di immaginare la donna Alberta Ferretti che custodisce la memoria della maison e cerca, insieme, un passo più contemporaneo.

Roberto Cavalli: Milano ha ancora voglia di osare

Se Max Mara ha aperto la giornata con il controllo, Roberto Cavalli l’ha spinta verso l’eccesso. Fausto Puglisi è tornato agli archivi della maison, attingendo alle stampe animalier, ai ricami, ai velluti lavorati e a quella sensualità sfacciata che ha fatto di Cavalli un nome immediatamente riconoscibile. Sono comparsi top piccoli, minigonne, shorts, abiti sottoveste e jeans decorati. Colori e motivi si sono incontrati senza chiedere il permesso a nessuno.

L’effetto nostalgia è evidente, ma non è solo un viaggio indietro nel tempo. Puglisi sembra cogliere una voglia presente: dopo anni di eleganza sussurrata, c’è chi desidera di nuovo uscire vestito per divertirsi. Cavalli prende sul serio questo desiderio e lo traduce nella lingua che conosce meglio, quella del corpo, della notte e di un glamour che non teme di apparire troppo. In una settimana dominata spesso da toni composti, è stato un cambio di volume.

Emporio Armani, una presentazione che segna un passaggio

La chiusura della giornata è toccata a Emporio Armani con una presentazione, formula scelta dopo l’annuncio della nomina di Dario Vitale alla direzione creativa del marchio. È un passaggio importante nella storia della casa: la collezione presentata ieri precede l’avvio del nuovo corso creativo.

Per questo l’appuntamento aveva un significato che andava oltre i singoli look. Armani è uno dei linguaggi attraverso cui Milano ha insegnato al mondo a riconoscere l’eleganza italiana. Ora la domanda è come quel linguaggio cambierà voce. La risposta di Vitale richiederà tempo; intanto, la presentazione di ieri ha reso visibile il confine fra una storia consolidata e il capitolo che sta per cominciare.

Oggi un venerdì ricchissimo: Gucci, Moschino e una città che non rallenta

La Fashion Week non concede pause. Oggi, venerdì 25 settembre, il programma riparte al mattino con Tod’s e prosegue con Sportmax e Blumarine. In calendario ci sono anche Elisabetta Franchi e, nel finale, Luisa Spagnoli e The Attico: nomi e sensibilità differenti che promettono di tenere Milano in movimento fino a sera.

L’appuntamento destinato ad attirare il maggiore interesse internazionale è Gucci, alle 14. Per Demna sarà una nuova occasione di mostrare dove intende portare la maison. L’attesa è comprensibile: Gucci possiede una storia vastissima, un’identità che molti riconoscono a colpo d’occhio e un pubblico che osserva ogni cambiamento. Oggi si vedrà come il designer sceglierà di proseguire il percorso avviato.

Alle 17 un altro momento chiave: la prima collezione di Loris Messina e Simone Rizzo per Moschino. I fondatori di Sunnei ereditano un marchio in cui ironia e libertà d’invenzione sono parte della struttura, non semplici decorazioni. Sarà interessante capire quale forma daranno a questo patrimonio e quanto spazio lasceranno alla propria voce.