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Milano, gli universitari tornano in tenda contro il caro-affitti: “In tre anni la situazione è peggiorata”

Dalla Biblioteca degli Alberi a Montecitorio, l’Udu protesta contro il carovita e gli alloggi troppo costosi. Chiesti 2 miliardi per l’università gratuita e 23 milioni per le borse di studio in Lombardia

Milano, gli universitari tornano in tenda contro il caro-affitti: “In tre anni la situazione è peggiorata”

Gli universitari tornano a piantare le tende per protestare contro il caro-affitti e il costo della vita. Lunedì 12 ottobre, gli studenti dell’Unione degli Universitari (Udu) hanno scelto la Biblioteca degli Alberi, a pochi passi da piazza Gae Aulenti e dal Bosco Verticale, per dare il via alla mobilitazione “Cara Italia, quanto ci costi?”.

Una protesta simbolica, con tende da campeggio e buste della spesa vuote, per denunciare le difficoltà economiche che gravano sugli studenti fuori sede e, più in generale, sugli abitanti di Milano. L’iniziativa si inserisce in una mobilitazione nazionale che ha coinvolto anche piazza Montecitorio e diversi atenei italiani.

Affitti fino a 1.300 euro al mese

Il capoluogo lombardo è uno dei casi più emblematici della crisi abitativa universitaria. Secondo i dati riportati dall’Udu, una stanza singola nel mercato privato milanese costa circa 700 euro al mese, mentre un posto letto in alcuni studentati può arrivare a 1.300 euro. A pesare sui bilanci non sono soltanto gli affitti, ma anche bollette, trasporti e spesa alimentare. “Oggi uno studente sceglie se comprare l’olio o un libro per un esame”, ha dichiarato Claudia Marostegan, portavoce di Udu Milano, sottolineando come il carovita rischi di trasformare il diritto allo studio in un privilegio accessibile soltanto a chi può permetterselo.

Le richieste: università gratuita e borse di studio

Gli studenti chiedono interventi strutturali e duraturi per garantire l’accesso all’istruzione universitaria. Tra le principali rivendicazioni figurano 2 miliardi di euro a livello nazionale per rendere gratuita l’università e almeno 23 milioni di euro destinati alla Lombardia per assicurare la copertura delle borse di studio a tutti gli studenti risultati idonei. La mobilitazione è sostenuta anche da Cgil Lombardia e Cgil Milano, che chiedono maggiori investimenti pubblici, alloggi accessibili e risorse certe per il diritto allo studio.

La contestazione sui fondi Pnrr

La protesta milanese si inserisce in una mobilitazione nazionale che punta il dito anche contro le politiche abitative per gli universitari e l’impiego dei fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). L’Udu contesta il ricorso a gestori privati per la realizzazione di nuovi studentati, sostenendo che i prezzi richiesti per molti posti letto restino incompatibili con le possibilità economiche degli studenti. Secondo l’organizzazione, gli investimenti pubblici dovrebbero tradursi in un’offerta abitativa realmente accessibile, anziché alimentare un mercato nel quale gli alloggi universitari possono raggiungere costi elevati.

Brizzola (Udu): “Questo Paese ci costa troppo”

La coordinatrice nazionale dell’Udu, Sabrina Brizzola, ha ribadito la necessità di cambiare rotta: “Siamo tornati in tenda perché dopo aver piantato tre anni fa le tende in tutta Italia, sulla casa abbiamo visto solo peggioramenti“. Le tende tornano così a essere il simbolo di una protesta che, già nel 2023, aveva attraversato le principali città universitarie italiane. Il messaggio degli studenti è che la possibilità di scegliere dove studiare non dovrebbe dipendere dalla disponibilità economica della famiglia o dalla capacità di sostenere affitti sempre più elevati. “Questo Paese, in cui abbiamo scelto di rimanere, ci costa troppo“, ha dichiarato Brizzola nella mobilitazione nazionale, richIamando le esperienze di Francia e Spagna come esempi da cui partire per immaginare un diverso modello di università e di sostegno agli studenti.

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