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Milano, il distributore più caro d’Italia perde l’insegna Ip: rimossi loghi e marchio dalle pompe

Dopo il clamore sui prezzi record del punto vendita di via Correggio, la compagnia ha cancellato ogni riferimento all’azienda. I gestori: “Il prezzo non lo decidiamo noi”

Milano, il distributore più caro d’Italia perde l’insegna Ip: rimossi loghi e marchio dalle pompe

Il distributore indicato come il più caro d’Italia non espone più il marchio Ip. Dopo l’eco mediatica suscitata dai prezzi praticati nell’impianto di via Correggio, in zona Buonarroti a Milano, la compagnia ha infatti rimosso l’insegna e coperto i loghi presenti sulle pompe. A raccontarlo è Il Giorno, secondo cui sull’area di servizio sarebbe stata passata una mano di vernice per eliminare i riferimenti riconducibili al gruppo petrolifero. Una presa di distanza arrivata dopo la diffusione dei dati del ministero delle Imprese e del Made in Italy, rielaborati dal Codacons, che hanno collocato il piccolo benzinaio di quartiere in cima alla classifica nazionale dei carburanti più costosi. Nel cartellone esposto davanti all’impianto, il diesel servito viene proposto a 2,735 euro al litro, mentre la benzina raggiunge i 2,699 euro. Valori nettamente superiori ai prezzi medi indicati nello stesso prospetto: 2,179 euro per il gasolio e 1,976 euro per la verde.

Ip cancella i loghi dopo il clamore sui prezzi

Il primato, però, non avrebbe portato vantaggi ai gestori. Al contrario, dopo l’attenzione ricevuta dal distributore, alcuni automobilisti avrebbero iniziato a rivolgere insulti e contestazioni al personale, accusandolo direttamente per il costo del carburante. È in questo contesto che Ip avrebbe deciso di intervenire, eliminando il proprio marchio dall’impianto. Via l’insegna e cancellati anche i loghi sulle colonnine, in quella che appare come una scelta dettata dalla volontà di non associare il nome dell’azienda alla pubblicità negativa generata dal caso. Il calo dei clienti, riferisce ancora Il Giorno, sarebbe già evidente: in un’intera mattinata si sarebbero fermate soltanto cinque automobili.

I gestori: “Non siamo noi a stabilire il prezzo”

Chi conduce il punto vendita dal 2007 sottolinea però di non avere il controllo diretto sul prezzo finale. La cifra esposta alla pompa è il risultato di diversi elementi: il costo della materia prima, le accise, l’Iva, il margine riconosciuto alla società distributrice e, soltanto in ultima battuta, la quota destinata al gestore. L’impianto offre esclusivamente un servizio assistito, garantito dalle 7 alle 20 anche la domenica e nei giorni festivi. Gli automobilisti non devono scendere dall’auto né utilizzare le colonnine automatiche, un servizio che contribuisce ad aumentare il prezzo rispetto alle stazioni self-service. In via Correggio il pieno di una piccola utilitaria può arrivare a costare circa 80 euro, mentre per una vettura di grossa cilindrata o una supercar si possono sfiorare i 170 euro. Prezzi che hanno trasformato una piccola stazione di servizio di quartiere in un caso nazionale, al punto da indurre Ip a cancellare il proprio nome dalle pompe