È il giorno dell’inaugurazione dell’Unipol Dome, la nuova arena cittadina da 16 mila posti realizzata nell’area di Santa Giulia, nel quadrante sud-est di Milano. All’evento, in programma alle 18, partecipano il ceo di CTS Eventim Klaus-Peter Schulenberg, il presidente di Unipol Carlo Cimbri, il governatore lombardo Attilio Fontana e il sindaco Giuseppe Sala.
La struttura debutta ufficialmente con i primi grandi live: questa sera il concerto di Ligabue, mentre sabato sarà la volta di Annalisa.
Da Milano Cortina a “impianto di interesse pubblico di rilevanza statale”
L’Unipol Dome è un impianto privato costruito dalla multinazionale tedesca CTS Eventim per ospitare principalmente concerti ed eventi live. Ma la sua storia si intreccia direttamente con i Giochi olimpici e paralimpici di Milano Cortina 2026.
Durante le Olimpiadi invernali dello scorso febbraio, infatti, l’arena ha ospitato le gare di hockey su ghiaccio, assumendo un ruolo centrale nel programma olimpico. Proprio per questo, nel 2025 il Governo ha definito la struttura “impianto di interesse pubblico di rilevanza statale”. Una definizione che oggi è al centro dell’indagine aperta dalla Procura regionale della Corte dei Conti della Lombardia.
Su cosa verte l’indagine della Procura
Il fascicolo della magistratura contabile riguarda gli extracosti sostenuti da CTS Eventim per completare l’impianto entro la scadenza olimpica del 6 febbraio 2026. Il nodo giuridico ruota attorno alla doppia natura dell’arena: privata nella proprietà e nella gestione, ma considerata di interesse pubblico per il ruolo avuto durante i Giochi.
I giudici dovranno stabilire se sia legittimo che lo Stato contribuisca economicamente alla realizzazione di un impianto privato attraverso il riconoscimento di parte degli extracosti causati dalle crisi internazionali, dall’aumento del prezzo dell’energia e dal rincaro dei materiali dopo l’inizio dei lavori.
Extracosti per 134 milioni di euro, ma Governo e Comune non ci stanno
La stima iniziale per la costruzione dell’arena era di circa 180 milioni di euro. Ma, dopo la conclusione delle Olimpiadi, durante una commissione Sport del Comune di Milano del 26 febbraio, è emerso che CTS Eventim ha quantificato in 134 milioni di euro gli extracosti legati alla corsa contro il tempo per rispettare le scadenze olimpiche.
Nel dettaglio, 87 milioni sarebbero legati all’aumento dei costi energetici e dei materiali, mentre altri 47 milioni riguarderebbero i mancati ricavi della multinazionale tedesca durante il periodo in cui l’impianto è stato destinato alle attività olimpiche.
Quest’ultima voce, però, è stata respinta da Governo e Comune. L’accordo tra pubblico e privato prevedeva infatti che l’accelerazione del cantiere fosse finalizzata proprio a garantire le gare olimpiche di hockey, lasciando poi l’impianto nella piena disponibilità commerciale del gruppo tedesco.
Il punto di incontro tra Governo e CTS Eventim nell’occhio della Corte dei Conti
Nel frattempo il Governo ha riconosciuto a CTS Eventim 51 milioni di euro complessivi. La somma è stata suddivisa in due strumenti differenti: 21 milioni sotto forma di contributi per oneri di servizio pubblico e altri 30 milioni attraverso l’acquisto di servizi futuri, come l’utilizzo dell’arena da parte delle federazioni sportive nei prossimi anni.
Ed è proprio su queste modalità di rimborso che si concentra l’attenzione della Corte dei Conti. Il tema centrale è capire se tali formule rappresentino un modo legittimo per sostenere economicamente un soggetto privato senza violare le norme che vietano finanziamenti pubblici diretti per la costruzione di impianti privati.
Il patto tra pubblico e privato per salvare i Giochi
L’accordo tra Stato, Comune di Milano, Regione Lombardia e CTS Eventim era chiaro fin dall’inizio: il privato avrebbe finanziato e realizzato rapidamente una struttura fondamentale per il successo dei Giochi invernali, ottenendo poi la gestione esclusiva dell’arena per il proprio business legato ai concerti e agli eventi. Per il settore pubblico il vantaggio era evidente: avere a disposizione una grande arena multifunzionale senza sostenere direttamente i costi di costruzione.
L’Unipol Dome rappresenta infatti il ritorno di una grande arena indoor stabile all’interno dei confini milanesi, dopo la lunga parabola del vecchio Palazzetto dello sport di San Siro, crollato sotto la neve nel 1985 e sostituito negli anni dall’ex Palatrussardi, poi Mazda Palace e infine Palasharp, chiuso definitivamente nel 2012.
Ma la corsa olimpica, unita alle tensioni geopolitiche e all’impennata dei costi energetici, ha trasformato quella che sembrava una collaborazione virtuosa tra pubblico e privato in un caso giuridico e contabile ancora tutto da chiarire.
Un’arena futuristica circondata da un quartiere ancora incompiuto
A inaugurare dunque la nuova stagione live sarà Ligabue, scelto per battezzare quello che punta a diventare il nuovo grande tempio della musica indoor italiana. Una trasformazione simbolica: da arena olimpica a capitale dei grandi eventi musicali, nel segno di una struttura che vuole ridefinire il ruolo di Milano nell’intrattenimento dal vivo. Se l’interno dell’Unipol Dome appare già completato e avveniristico — con bar, aree hospitality, scale mobili, vetrate panoramiche, spazi vip e 16 mila posti quasi esauriti per i primi concerti — all’esterno il colpo d’occhio è ancora quello di un quartiere in piena trasformazione.
Tra Rogoredo e Santa Giulia, attorno all’arena, si estende infatti un’ampia area ancora segnata da cantieri, terreni da bonificare, spianate di fango, cumuli di materiali e urbanizzazione incompleta. Un contrasto evidente rispetto ai rendering del futuro quartiere, che promettono entro il prossimo decennio parchi, residenze, uffici, servizi e un nuovo distretto urbano iperconnesso e sostenibile.
Per ora, però, l’Unipol Dome appare quasi come un gigantesco frammento già compiuto dentro un paesaggio ancora sospeso. Un simbolo dell’intrattenimento contemporaneo arrivato prima della città che dovrebbe circondarlo. Anche l’accesso all’area nelle serate inaugurali sarà fortemente regolamentato, con zone rosse e gialle dedicate a traffico e parcheggi. Ma proprio questo contrasto tra futurismo architettonico e scenario ancora incompleto contribuisce oggi a rendere l’arena uno dei luoghi più emblematici della nuova Milano post-olimpica

