Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Milano » Milano, la morte di Domenico Lanzetta e la strage silenziosa sulle strade: già 12 vittime nel 2026

Milano, la morte di Domenico Lanzetta e la strage silenziosa sulle strade: già 12 vittime nel 2026

L’84enne travolto da un furgone in retromarcia in via Cadore. Pedoni e ciclisti sempre più esposti: la Lombardia è la regione con più morti tra gli utenti vulnerabili della strada

Milano, la morte di Domenico Lanzetta e la strage silenziosa sulle strade: già 12 vittime nel 2026

È morto dopo essere stato investito e schiacciato da un furgone in manovra nel cuore di Milano. L’ultima vittima della lunga scia di sangue sulle strade cittadine è Domenico Lanzetta, pensionato di 84 anni che avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 3 agosto. L’incidente è avvenuto martedì mattina poco dopo le 10 in via Cadore, all’altezza del civico 2, a pochi passi dal Parco Formentano e dall’incrocio con corso XXII Marzo. Secondo la ricostruzione della polizia locale, l’uomo stava attraversando la strada fuori dalle strisce mentre un furgone Iveco con cella frigorifera si fermava per effettuare operazioni di carico e scarico. Lanzetta si sarebbe fermato a metà carreggiata per consentire al mezzo di accostare. Poco dopo però il conducente avrebbe inserito la retromarcia senza accorgersi della presenza dell’anziano dietro il veicolo, investendolo e passandogli sopra. L’autista si è fermato immediatamente per prestare soccorso e dare l’allarme. Trasportato in condizioni disperate all’Istituto clinico Città Studi, Domenico Lanzetta è morto poco dopo il ricovero a causa delle gravissime ferite riportate.

Chi era la vittima: dalla Sicilia a Milano, gli incontri con gli amici in corso XXII Marzo

Originario di Palermo, Lanzetta viveva a Milano da decenni. In passato abitava nella zona dei Navigli, in via Ascanio Sforza, ma da tempo si era trasferito a Ponte Lambro. Chi lo conosce racconta di un uomo riservato e abitudinario, che quasi ogni giorno si spostava nella zona di corso XXII Marzo per incontrare amici e passare qualche ora fuori casa. Quel tratto di via Cadore, raccontano i residenti, lo percorreva spesso. Una routine quotidiana spezzata da un incidente avvenuto praticamente a velocità ridotta, ma comunque fatale.

Milano, già 12 morti sulle strade da inizio anno

La morte di Lanzetta allunga ulteriormente il bilancio delle vittime sulle strade milanesi. Secondo i dati riportati da Il Giorno, dall’inizio del 2026 sono già 12 le persone morte in incidenti stradali a Milano tra pedoni, ciclisti, motociclisti e automobilisti. Solo una settimana fa aveva perso la vita Andrea Serafino, 89 anni, investito mentre attraversava sulle strisce tra via Boifava e via San Giacomo, nel quartiere Chiesa Rossa. Il conducente dell’auto, un uomo di 86 anni, era poi fuggito prima di essere rintracciato dalla polizia locale. Era già stato coinvolto in un altro investimento avvenuto a marzo in via Meda e guidava nonostante la patente sospesa. Tra le altre tragedie avvenute negli ultimi mesi ci sono anche quelle di Mithum Sandeepa Perera Kuranage ed Elisa Dranca, 23 e 20 anni, morti nella notte del 21 marzo dopo uno schianto con un taxi in viale Mugello. A gennaio aveva invece perso la vita Simone Bonino, bodyguard molto conosciuto in città, rimasto coinvolto in uno scontro tra la sua Bmw e un mezzo Amsa.

Lombardia prima in Italia per morti tra pedoni e ciclisti

I dati restano allarmanti allargando lo sguardo all’intera Lombardia. Secondo l’osservatorio Asaps-Sapidata, nei primi cento giorni del 2026 la regione è stata la peggiore in Italia per numero di pedoni e ciclisti morti sulle strade. Dal primo gennaio al 13 aprile sono morti 13 ciclisti lombardi, su un totale nazionale di 48. Due decessi sono avvenuti a Milano, quattro nella Bergamasca e gli altri distribuiti tra Brescia, Mantova, Como, Lecco e Monza. Ancora più pesante il bilancio dei pedoni: 16 morti in Lombardia nei primi tre mesi e mezzo dell’anno, di cui sei tra Milano e provincia. A livello nazionale i pedoni deceduti nello stesso periodo sono stati 128. In diversi casi si è trattato di pirateria stradale, con automobilisti fuggiti dopo aver investito la vittima senza prestare soccorso.

La velocità resta la prima causa degli incidenti mortali

Secondo Marco Zani, presidente di Fiab Brescia, il problema principale continua a essere la velocità. “La riforma del Codice della strada non è andata nella direzione giusta perché non è intervenuta sulla prima causa degli incidenti mortali”, ha spiegato, indicando anche distrazione e uso del cellulare tra i fattori principali. I dati mostrano che gran parte degli incidenti che coinvolgono ciclisti e pedoni avviene nei centri urbani, ma che la mortalità aumenta sulle strade dove si viaggia più velocemente. Anche il tema delle infrastrutture resta centrale. Le piste ciclabili, sottolineano le associazioni, riducono l’incidentalità, ma spesso non bastano a far sentire sicuri cittadini e famiglie.