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Milano, l’evento di dance cardio nelle sale della Braidense riaccende le polemiche social

La lezione con l’influencer Isaac Boots riaccende il dibattito. Brera difende la scelta: “Attività prevista e utile a sostenere i costi”

Milano, l’evento di dance cardio nelle sale della Braidense riaccende le polemiche social

Una sessione di allenamento tra codici antichi e lampadari settecenteschi. È quanto accaduto alla Biblioteca Braidense di Milano, dove il personal trainer e influencer Isaac Boots ha tenuto una lezione di “dance cardio” riservata a ospiti e clienti di un brand di cosmetica. Per l’occasione, nella sala Teresiana, le strutture librarie sono state temporaneamente rimosse per fare spazio a tappetini, asciugamani e attrezzature. L’evento è durato circa un’ora e, secondo le ricostruzioni, ha generato un incasso di circa 10mila euro.

L’iniziativa ha acceso il dibattito, anche sui social. Da una parte le critiche di chi considera inappropriato l’utilizzo di spazi storici per attività non culturali, dall’altra chi sottolinea la necessità di trovare nuove fonti di finanziamento per istituzioni pubbliche. Anche la rappresentanza sindacale interna ha espresso perplessità. Non è la prima volta che eventi di questo tipo fanno discutere: già in passato, sempre in Braidense, una cena organizzata dall‘Estetista Cinica aveva sollevato reazioni simili.

Il direttore della Grande Brera: “Spazi affittati, un modello diffuso anche all’estero”

A difendere la scelta è il direttore della Grande Brera, Angelo Crespi, che richiama un modello ormai consolidato anche nei grandi musei internazionali. “Da vent’anni si affittano gli spazi dei musei”, ha spiegato, citando esempi come il Louvre Museum e il Metropolitan Museum of Art, dove vengono organizzate attività analoghe, comprese sessioni di yoga e eventi privati. Crespi sottolinea inoltre che l’evento si è svolto in sicurezza, senza impatti sui servizi della biblioteca, e in una fascia in cui la sala non era utilizzata per attività espositive.

Un sistema strutturato: affitti regolati dal Ministero

L’affitto degli spazi museali non è una pratica estemporanea, ma rientra in un sistema regolato dal Ministero della Cultura. I canoni sono stabiliti da tabelle ufficiali e gli introiti rappresentano una voce sempre più rilevante per il funzionamento delle istituzioni. Il ministero, attraverso il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, assegna obiettivi precisi anche in termini di ricavi. Risorse che servono a coprire costi strutturali elevati: personale, manutenzione, energia, sicurezza.

I numeri: eventi sempre più strategici per i musei

I dati forniti dalla direzione di Brera indicano una crescita significativa. Nel 2025 gli introiti derivanti dalla concessione degli spazi hanno raggiunto circa 1,8 milioni di euro, a fronte di 11 milioni dalla biglietteria. Una cena nella sala Teresiana può partire da 50 mila euro, mentre il sistema complessivo degli eventi ha contribuito a incrementare i ricavi del museo del 40% dall’inizio del mandato di Crespi. Una parte degli incassi viene inoltre redistribuita a livello nazionale per sostenere i musei più piccoli.

Milano non è un’eccezione. Numerose istituzioni culturali affittano regolarmente i propri spazi. Il Castello Sforzesco, il Museo del Novecento e Palazzo Reale offrono sale per eventi, cene e iniziative private, con tariffe che possono superare i 25mila euro per le location più prestigiose. In altri casi, come per il Museo Poldi Pezzoli o il Museo Diocesano, l’utilizzo degli spazi viene selezionato con criteri più restrittivi, ma resta comunque una leva importante per sostenere le attività.

Il caso della Braidense riporta al centro un tema già noto: il bilanciamento tra tutela del patrimonio e sostenibilità economica. Se da un lato l’utilizzo degli spazi storici per eventi non tradizionali continua a dividere, dall’altro rappresenta una pratica ormai diffusa e regolata, considerata da molti indispensabile per garantire la gestione e la valorizzazione dei grandi poli culturali.

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