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Migranti, la Consulta sul trattenimento dei richiedenti asilo: “Intervenga il legislatore”

Con la sentenza n. 40 la Corte costituzionale dichiara inammissibile la questione sollevata dalla Cassazione ma invita a modificare la normativa per renderla conforme a Costituzione e diritto Ue

Migranti, la Consulta sul trattenimento dei richiedenti asilo: “Intervenga il legislatore”
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La decisione della Consulta

Con la sentenza numero 40, depositata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile la questione sollevata dalla Corte di cassazione relativa alla disciplina del trattenimento degli stranieri richiedenti protezione internazionale nei centri per il rimpatrio. Allo stesso tempo, però, la Corte ha invitato il legislatore a intervenire per rendere la normativa pienamente conforme agli standard costituzionali e agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea.

Come funziona oggi il trattenimento

La normativa vigente consente allo straniero già trattenuto in un centro per l’esecuzione di un’espulsione di presentare domanda di protezione internazionale. In questi casi, il questore può disporre un ulteriore trattenimento, soprattutto se ritiene che la richiesta sia pretestuosa, cioè presentata solo per ritardare o evitare l’espulsione.

Questo provvedimento deve essere convalidato dalla corte d’appello competente, in base all’articolo 13 della Costituzione, che prevede il controllo dell’autorità giudiziaria su ogni limitazione della libertà personale.

Il nodo delle 48 ore

Se la corte d’appello non convalida il trattenimento, il questore può comunque adottare un nuovo provvedimento entro 48 ore, ad esempio in presenza di rischio di fuga o per motivi di sicurezza pubblica. Durante questo intervallo, lo straniero resta comunque trattenuto nel centro.

È proprio questo meccanismo ad aver sollevato i dubbi della Cassazione, secondo cui il trattenimento automatico nelle 48 ore successive alla mancata convalida potrebbe essere in contrasto con la Costituzione, che stabilisce che un provvedimento non convalidato perde efficacia.

Perché la questione è stata dichiarata inammissibile

La Consulta ha però ritenuto la questione non rilevante nel caso specifico esaminato. Il procedimento riguardava infatti solo la legittimità dell’ultimo provvedimento di trattenimento, basato sul rischio di fuga o sulla pericolosità sociale, e non il periodo intermedio tra la mancata convalida e l’adozione del nuovo provvedimento.

Per questo motivo, la Corte ha dichiarato inammissibile la questione, pur sottolineando la necessità di un intervento normativo per chiarire e rendere più coerente l’intero sistema.