Il dibattito sulla riforma della giustizia non può considerarsi chiuso con l’archiviazione del referendum. È questa la posizione ribadita dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che torna a sollecitare l’apertura di un tavolo di confronto ampio e trasversale, capace di coinvolgere istituzioni e magistratura al di là delle appartenenze politiche.
Secondo Crosetto, il principio della terzietà e dell’imparzialità di giudici e pubblici ministeri rappresenta un diritto costituzionale fondamentale per ogni cittadino. Tuttavia, a suo giudizio, negli ultimi decenni questo equilibrio non sempre sarebbe stato rispettato. Il ministro sottolinea come il pubblico ministero debba cercare elementi sia a favore sia contro l’indagato e avverte che eventuali comportamenti parziali o pregiudizievoli da parte dei magistrati rischiano di compromettere la legittimità stessa del loro operato e dei poteri che esercitano.
Nel suo intervento, Crosetto critica anche atteggiamenti che, a suo dire, minano l’immagine di neutralità della giustizia, come prese di posizione politiche o dichiarazioni inappropriate all’interno delle aule giudiziarie. Un sistema giudiziario percepito come non imparziale, sostiene, finirebbe per alimentare una contrapposizione con il potere esecutivo e indebolire la fiducia dei cittadini.
Il ministro richiama poi il valore della Costituzione, in particolare il principio della presunzione di innocenza sancito dall’articolo 27. Denuncia situazioni in cui persone sarebbero state “distrutte” sul piano pubblico già in fase di indagine, senza una condanna definitiva. Rivendicando una posizione garantista, Crosetto afferma di aver sempre difeso questo principio indipendentemente dall’appartenenza politica degli individui coinvolti.
Infine, torna sull’esigenza di un confronto strutturato. Anche alla luce delle posizioni espresse da diversi esponenti contrari al referendum, il ministro ribadisce che il tema delle riforme, comprese quelle relative alle correnti della magistratura e alle garanzie di imparzialità, non può essere rinviato. Pur riconoscendo di non avere il ruolo per convocare direttamente un dialogo istituzionale, Crosetto auspica con forza un’iniziativa condivisa tra Parlamento, governo e magistratura per affrontare in modo serio e costruttivo una questione che considera centrale per la democrazia.

