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Milano, l’ex autista del gip arrestato si difende: “Non ho violato il segreto d’indagine”. Il presunto passaggio di informazioni ai clan

Domenico Bruno respinge le accuse nell’inchiesta sulla banca occulta delle mafie. Secondo gli investigatori avrebbe consultato dati giudiziari riservati, poi arrivati a esponenti della criminalità organizzata attraverso alcuni intermediari

Milano, l’ex autista del gip arrestato si difende: “Non ho violato il segreto d’indagine”. Il presunto passaggio di informazioni ai clan

Domenico Bruno, ex autista dell’ufficio gip del Tribunale di Milano, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta banca occulta delle mafie, contesta di aver violato il segreto investigativo. La sua posizione è al centro di uno dei filoni dell’indagine coordinata dai pm Grazia Colacicco e Pasquale Addesso, che riguarda il presunto accesso a informazioni giudiziarie riservate e la loro successiva trasmissione a soggetti legati alla criminalità organizzata.

Secondo quanto riportato nell’ordinanza del gip Milani, l’avvocato Rocco Romellano avrebbe agito da intermediario tra Bruno e Giuseppe Piscioneri, indicato come affiliato alla locale di ‘ndrangheta di Pioltello. Quest’ultimo avrebbe chiesto informazioni sulla posizione di alcuni coindagati, successivamente verificate nel dicembre 2025, quando l’inchiesta era ancora coperta dal segreto.

Le informazioni riservate e il collegamento con i clan

Una volta ottenuti i dati, Piscioneri si sarebbe recato a Segrate, nell’abitazione di Paolo Pelaggi, già condannato per reati fiscali e fallimentari aggravati dall’agevolazione mafiosa. I due, utilizzando la piattaforma di messaggistica Signal, avrebbero quindi trasmesso a Luigi Mercadante, indicato come esponente del clan dei Casalesi, una fotografia dell’estratto del sistema informatico protetto che Bruno, secondo l’accusa, avrebbe scattato.

Piscioneri, Pelaggi e Mercadante, definiti nell’ordinanza come la “triade”, figurano tra i destinatari delle misure cautelari in carcere eseguite il 21 ottobre.

Sequestrati contanti, Rolex e criptovalute

L’episodio si inserisce nella più ampia indagine che ha portato a numerose misure cautelari per presunte attività di riciclaggio e altri reati economici collegati alla criminalità organizzata. Nel corso delle operazioni, la Guardia di Finanza ha sequestrato denaro contante, macchine contasoldi, orologi di lusso, tra cui Rolex, imbarcazioni e criptovalute.

In questi giorni proseguono gli interrogatori di garanzia degli indagati. Resta da accertare il ruolo effettivo dei soggetti coinvolti nella presunta divulgazione delle informazioni giudiziarie, mentre Bruno nega di aver violato il segreto d’indagine. Le responsabilità individuali dovranno essere chiarite nel corso del procedimento.

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