Alcune centinaia di medici di famiglia si sono riunite questa mattina in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale e al Pirellone, per contestare l’obbligo di prestare servizio nelle Case di Comunità. La mobilitazione, inserita in un’iniziativa di carattere nazionale, è cominciata intorno alle 10. Come riferisce Il Giorno, i partecipanti hanno indossato il camice bianco e mostrato cartelli sui quali era indicato il numero dei pazienti seguiti quotidianamente. Un modo per richiamare l’attenzione sul carico di lavoro sostenuto dai professionisti e sulle difficoltà attraversate dalla medicina territoriale.
La contestazione dell’accordo sulle Case di Comunità
La manifestazione è stata promossa dalla Libera associazione medicina generale (Lamg) contro l’accordo stralcio sulle Case di Comunità sottoscritto il 23 giugno 2026. L’iniziativa segue il documento firmato da 1.100 medici di medicina generale lombardi, che complessivamente assistono circa un milione e mezzo di cittadini, e inviato ai vertici di Regione Lombardia il primo settembre.
Al centro della protesta ci sono soprattutto il cosiddetto debito orario nelle Case di Comunità e l’introduzione del ruolo unico nella medicina generale. Secondo i promotori, l’obbligo rischierebbe di sottrarre ulteriore tempo all’attività svolta negli ambulatori e alla cura diretta degli assistiti.
Le richieste avanzate dai medici
Tra le proposte presentate figurano la possibilità di accedere volontariamente a un rapporto di dipendenza attraverso un doppio canale, l’istituzione di una scuola universitaria di specializzazione in medicina generale e il ripristino dell’area dedicata alla medicina dei servizi. I camici bianchi chiedono inoltre un rafforzamento degli organici del 118 e maggiori tutele professionali, in particolare sul fronte degli infortuni e della maternità. Tullia Mastropietro, medico di famiglia in Val Brembana e rappresentante della Lamg, ha spiegato che l’associazione chiede alla Regione di rendere facoltative le ore nelle Case di Comunità. Sul piano nazionale, invece, l’obiettivo è ottenere una revisione del ruolo unico, così da consentire ai professionisti di continuare a seguire in modo stabile i propri assistiti e preservare quella conoscenza diretta delle famiglie che rappresenta uno degli elementi centrali della medicina generale.
In Lombardia mancano circa 1.500 medici di famiglia
La mobilitazione si inserisce in una situazione già particolarmente difficile per la sanità territoriale lombarda. Secondo i dati diffusi dall’associazione, nella regione mancherebbero circa 1.500 medici di famiglia, mentre numerosi posti messi a disposizione attraverso i bandi continuerebbero a rimanere vacanti. L’età media dei professionisti lombardi sarebbe pari a 56 anni, con un carico medio di circa 1.530 pazienti per medico, rispetto ai 1.200 previsti. I manifestanti non mettono in discussione l’utilità delle Case di Comunità, considerate uno strumento importante per rafforzare l’assistenza territoriale, ma chiedono che il loro sviluppo non comprometta il rapporto continuativo tra medico e paziente.
Fimmg Milano non aderisce alla protesta
Alla manifestazione non ha partecipato Fimmg Milano, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. L’organizzazione ha dichiarato di comprendere il disagio della categoria, soprattutto quello dei colleghi più giovani, alle prese con carichi di lavoro sempre più pesanti e spesso legati ad attività non strettamente cliniche. La federazione, tuttavia, ritiene che la chiusura degli studi per due giorni non possa produrre risultati concreti. Secondo Fimmg Milano, la priorità dovrebbe essere individuare soluzioni contrattuali capaci di rafforzare l’attività dei medici di famiglia negli ambulatori presenti sul territorio.


