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Milano Rogoredo, terremoto al commissariato Mecenate: verso l’azzeramento dei vertici

Milano, dopo il caso Cinturrino quattro agenti trasferiti e possibile azzeramento dei vertici. La famiglia Mansouri all’agente: “Confessi tutto il male”

Milano Rogoredo, terremoto al commissariato Mecenate: verso l’azzeramento dei vertici
Questura Milano

Il primo effetto dell’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri si è abbattuto sul commissariato milanese di Mecenate. I quattro poliziotti indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento – tre uomini e una donna – sono stati trasferiti “a disposizione dell’ufficio personale”. Per loro mansioni interne, lavori d’ufficio e vigilanza agli ingressi della questura, senza incarichi operativi né servizi su strada. Una misura adottata in attesa delle valutazioni disciplinari e degli sviluppi dell’indagine coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola. Ma potrebbe essere solo l’inizio.

Il passaggio successivo potrebbe arrivare già nei prossimi giorni: l’azzeramento della catena di comando del commissariato di via Quintiliano. D’intesa con il capo della Polizia Vittorio Pisani, il questore Bruno Megale avrebbe pronto un piano di riorganizzazione profonda. Lo riferisce il Corriere. Il condizionale resta d’obbligo, perché non ci sono ancora contestazioni formali su questo fronte, ma l’obiettivo del Viminale appare chiaro: rifondare su nuove basi l’assetto gerarchico di un presidio finito al centro di un’indagine che ipotizza comportamenti fuori dalle regole, tollerati o ignorati per anni. Una linea già seguita in passato, come nel caso “Comasina” di otto anni fa, quando l’arresto del sovrintendente Roberto D’Agnano portò a un cambio radicale ai vertici.

Il possibile coinvolgimento di altri colleghi

Al centro dell’inchiesta resta Carmelo Cinturrino, assistente capo arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte del 28enne di origini marocchine, ucciso nel boschetto di Rogoredo durante un’operazione antidroga. Ma la seconda fase investigativa punta a chiarire anche eventuali coperture o complicità. Almeno due dei quattro agenti già indagati avrebbero messo a verbale di essere a conoscenza di episodi e metodi “borderline”, senza però segnalarli alla catena di comando. Per questo si valuta anche l’ipotesi di omessa denuncia.

Le testimonianze raccolte tra spacciatori e residenti delle zone tra Rogoredo e Corvetto parlano di metodi intimidatori, presunte richieste di denaro o droga in cambio di protezione e interventi violenti. Racconti che, tra millanterie e dichiarazioni anonime, dovranno essere verificati uno per uno. Gli inquirenti stanno esaminando verbali di arresto firmati dall’assistente capo, accertamenti patrimoniali e riscontri tecnici, senza tralasciare neppure segnalazioni su episodi mai emersi finora.

La lettera dal carcere di Cinturrino: “Perdonatemi, pagherò per il mio errore”

Il giorno dopo la decisione del gip che ha disposto il carcere, Cinturrino ha scritto una lettera a mano, consegnata al suo difensore Piero Porciani. “Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto ma mi sono sentito disperato”, ha scritto. E ancora: “Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevuti negli anni. Perdonatemi, pagherò per il mio errore”. Parole che seguono quanto già riferito dal legale e che ribadiscono una linea difensiva centrata sul pentimento e sulla paura per le conseguenze del gesto.

La replica della famiglia Mansouri: “Confessi tutto il male fatto in questi anni

Le scuse, però, non sono state accolte. I familiari di Mansouri, tramite gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, hanno respinto la lettera. “Se ha un briciolo di coscienza, confessi tutto il male che ha fatto in questi anni, lui con i suoi compari. Gli errori si commettono a scuola, ammazzare una persona e dopo creare una messa in scena non è un errore, è qualcosa di orribile. Soprattutto se non seguito da una reale confessione sull’intera vicenda” e “sul ruolo che hanno rivestito i complici”. Una posizione netta, che riporta il focus su un punto centrale dell’inchiesta: stabilire se l’omicidio sia un episodio isolato o l’esito più grave di un sistema di comportamenti irregolari rimasti nell’ombra troppo a lungo.

Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di rettifica e integrazione informativa:

“Spett.le Direttore,

lo scrivente Avv. Stefano Latini, nell’interesse del sig. Roberto D’Agnano, con la presente formula formale richiesta di rettifica e integrazione informativa ai sensi dell’art. 8 della legge n. 47/1948 con riferimento all’articolo pubblicato sul Vostro quotidiano online Affaritaliani.it in data 27 febbraio 2026, a firma del Dott. Federico Ughi, dal titolo “Milano Rogoredo, terremoto al commissariato Mecenate: verso l’azzeramento dei vertici”.

Nel suddetto articolo viene richiamata, quale precedente storico, una vicenda giudiziaria risalente nel tempo che ha coinvolto il sig. Roberto D’Agnano, menzionato nell’ambito della ricostruzione giornalistica dei fatti relativi al commissariato di Polizia Mecenate.”Nell’articolo viene richiamata, quale precedente storico, una vicenda giudiziaria risalente nel tempo che ha coinvolto il sig. Roberto D’Agnano, menzionato nell’ambito della ricostruzione giornalistica dei fatti relativi al commissariato di Polizia Mecenate.

Pur comprendendo il diritto di cronaca e l’interesse pubblico alla ricostruzione dei fatti, si rileva tuttavia come il riferimento operato nell’articolo risulti privo di adeguata contestualizzazione e aggiornamento, con il rischio di determinare una rappresentazione incompleta e non equilibrata della posizione personale del sig. D’Agnano.

In particolare, l’articolo non dà conto di circostanze essenziali per una corretta informazione dei lettori e segnatamente che:

– il sig. Roberto D’Agnano ha integralmente scontato la pena inflitta dall’autorità giudiziaria, adempiendo con piena osservanza alle prescrizioni derivanti dalle misure applicate ed alle successive misure alternative alla detenzione, tutte premiali di un comportamento rivolto al recupero personale ed alla reintegrazione sociale;

– il sig. Roberto D’Agnano ha sempre professato la propria estraneità ai fatti contestati, pur avendo dato integrale esecuzione alla pena inflitta dall’autorità giudiziaria;

– nel corso dell’esecuzione della pena non ha mai violato gli obblighi impostigli, dimostrando costante rispetto delle disposizioni dell’autorità giudiziaria;

– la vicenda richiamata risale ormai a molti anni addietro e il sig. D’Agnano non risulta attualmente coinvolto in alcun procedimento o indagine;

La riproposizione mediatica di fatti così risalenti nel tempo, priva di un adeguato aggiornamento informativo, rischia di incidere significativamente sulla reputazione personale e sul percorso di reinserimento sociale di chi ha già espiato la propria pena.

Come affermato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, il diritto di cronaca relativo a vicende giudiziarie risalenti deve essere esercitato nel rispetto del principio di attualità della notizia e del diritto all’oblio, imponendo una rappresentazione completa e aggiornata dei fatti al fine di evitare indebite forme di stigmatizzazione sociale (Cass. civ., sez I, n. 19681/2019).

Alla luce di quanto sopra, si chiede che la Vostra testata voglia pubblicare una rettifica o integrazione della notizia, dando atto delle circostanze sopra indicate, così da garantire una rappresentazione equilibrata e completa della vicenda.

Il testo di seguito riportato può essere pubblicato integralmente quale rettifica ai sensi dell’art. 8 L. 47/1948 ovvero utilizzato per aggiornare l’articolo online con le informazioni sopra indicate:

“Con riferimento all’articolo pubblicato in data 27 febbraio 2026 relativo alla vicenda del commissariato di Polizia Mecenate e al richiamo a precedenti fatti giudiziari, si precisa – su richiesta dell’interessato – che il sig. Roberto D’Agnano, menzionato quale protagonista di una vicenda risalente nel tempo, ha integralmente espiato la pena inflitta dall’autorità giudiziaria, adempiendo con piena osservanza a tutte le prescrizioni derivanti dalle misure applicate e alle successive misure alternative alla detenzione. Nel corso dell’esecuzione della pena e delle misure alternative il sig. D’Agnano non ha mai violato gli obblighi impostigli dall’autorità giudiziaria, concludendo regolarmente il percorso previsto dall’ordinamento. La vicenda richiamata nell’articolo risale ormai a molti anni addietro e il sig. D’Agnano non risulta attualmente coinvolto in alcun procedimento o indagine, avendo da tempo concluso ogni pendenza con la giustizia. Si precisa inoltre che il sig. Roberto D’Agnano ha sempre professato la propria estraneità ai fatti contestati, pur avendo dato integrale esecuzione alla pena inflitta. La presente rettifica è pubblicata al fine di garantire una informazione completa e aggiornata, nel rispetto dei principi di correttezza dell’informazione e del diritto all’oblio riconosciuto dalla giurisprudenza in relazione alla riproposizione di fatti giudiziari risalenti nel tempo”.

Si confida che la presente richiesta venga accolta e pubblicata nei termini previsti dall’art. 8 della legge n. 47/1948, ponendo attenzione ai principi di correttezza dell’informazione e di tutela della dignità personale e dunque entro quarantotto ore dal ricevimento della presente comunicazione. In difetto, il sig. Roberto D’Agnano si vedrà costretto, suo malgrado, a tutelare la propria onorabilità e reputazione nelle competenti sedi giudiziarie, con ogni conseguente azione a tutela dei propri diritti, anche risarcitoria.

Distinti saluti.

D’Agnano Roberto
Avv. Stefano Latini”

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