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Sindaci di Milano 2/ Salvate il soldato Sala

Sindaci di Milano 2/ Salvate il soldato Sala
giuseppe sala
Attivo, passivo, attivo, passivo… Povero Beppe, lasciatelo manovrare in pace. Da quando in qua siamo attenti ai numeri in questo paese? Lo diceva anche Totò: i conti qualche volta non tornano. In fondo, cosa saranno mai 32 milioni di euro in più o in meno?

Di Manuela Alessandra Filippi

Attivo, passivo, attivo, passivo… Povero Beppe, lasciatelo manovrare in pace. Da quando in qua siamo attenti ai numeri in questo paese? Lo diceva anche Totò: i conti qualche volta non tornano. In fondo, cosa saranno mai 32 milioni di euro in più o in meno, in confronto ai prodigiosi risultati portati a casa? Oltre al buon senso abbiamo perso anche la gratitudine?

Come prima cosa gli va riconosciuto il merito di averci fatto fare bella figura: senza di lui, solo il baratro del disonore ci avrebbe atteso in fondo al Decumano massimo. Non è poco, considerato che a meno di un anno dall’inaugurazione di Expo2015 il cantiere era in alto mare e senza il suo fermo governo non si sarebbe mai arrivati alla fine. Quindi onore al Soldato Sala. Senza frapporre indugi, solo per questo andrebbe proposto per il cavalierato della Repubblica, tanto quello di Arcore è stato disarcionato e, come si sa, chi se ne va fa spazio.

I sei mesi di EXPO sono stati incontrovertibilmente un trionfo: solo Farinetti con la sua Eataly ha prodotto una discreta sommetta, circa 44 milioni di euro. Senza gara, è vero, ma il tempo stringeva e il rischio di rimanere sguarniti era altissimo. Per questo, e solo per questo, si è optato per una assegnazione d’urgenza, coperture utenze e deduzioni spese celle frigorifere incluse. Fatti due conti non poteva andare meglio: col 5% di royalties garantite al padrone di casa  – leggasi Expo2015 S.p.A – e il 95% del fatturato a disposizione del concessionario, il fiore all’occhiello dell’imprenditoria alimentare italiana ha salvato milioni di visitatori dal digiuno certo facendo mangiare tanta gente. Parola d’ordine: “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”.

Il solito censore – leggasi Cantone – ha provato a cercare il pelo nei numeri e nelle procedure. Si sono aperti fascicoli, non solo sul caso Farinetti. Si è iniziato a indagare. In gran segreto. Poi tutto si è risolto con un bel candeggio che ha tolto ogni macchia e ogni paura. Le pratiche sono state archiviate dal gip Castelli perché a suo parere non è “dimostrabile che Sala abbia agito intenzionalmente per procurare un vantaggio ingiusto”, con sommo gaudio di Renzi che in passato non aveva mancato di ringraziare la Procura milanese  per la “sensibilità istituzionale” dimostrata.

Schivata la trappola dei soliti amanti del torbido, la strada sembrava spianata. Ma a quanto pare la congiuntura astrale del nostro candidato sindaco sembra remargli contro. Già, perché il nostro, nato a Milano il 28 maggio 1958, sotto il segno dei Gemelli, con Saturno in Sagittario – che guarda caso corrisponde all’attuale transito del pianeta e in questo momento è opposto a suo segno-  Luna e Giove in Bilancia, Mercurio in Toro, Venere in Ariete e Marte in pesci, in questo momento sembrerebbe votato più a un arduo e faticoso lavoro di potatura dei rami secchi, piuttosto che alla corsa per la poltrona di primo cittadino.

Come il suo competitor Passera (link all’articolo pubblicato), anche lui sembrerebbe avere tutti i numeri per farcela e un pedigree da manager di lungo corso, ma il cammino che ha di fronte non è quello breve e ridente del Cardo con il candido Padiglione Italia specchiato nel laghetto. È lungo, irto di ostacoli e disseminato d’incognite.

Il sondaggio pubblicato ieri su Affaritaliani.it parla da solo: un risicato 5% lo divide dal candidato del centro destra Stefano Parisi il quale, benché sceso in campo per ultimo, sembra incrementare consensi come le code di Expo. Che gli piaccia o no, Sala deve fare i conti con Saturno contro. E soprattutto coi numeri. Perché se è vero che dalla sua ha il sostegno di peso del Presidente del Consiglio, l’appoggio incondizionato di Ambrosoli e in tasca la vittoria delle Primarie conquistate con il 42% di preferenze, il fantomatico Bilancio di Expo resta avvolto nella nebbia.

È di pochi giorni fa la notizia dell’uscita della relazione del CDA di Expo nella quale si dichiara una chiusura con 32, 6 milioni di perdite. Un macigno che incombe sulla sua testa come la spada su quella di Damocle. In tutte le interviste rilasciate prima delle Primarie Sala aveva sempre sostenuto che era in utile.

Al netto di questo frammento di realtà, qualche domanda verrebbe da farsela. Sebbene il pianeta che lo governa, Mercurio, lo renda versato nella dialettica e nei rapporti sociali, quello che ha con i numeri non sembrerebbe altrettanto rassicurante. Il suo Pesci in Marte si fa sentire, rendendolo su questo fronte soggetto a pericolose oscillazioni fra passività e attività. Una caratteristica da non prendere sottogamba e che a lungo andare potrebbe minare non solo la fiducia che ha in se stesso e nella sua capacità di agire in modo deciso e rapido, ma anche e soprattutto compromettere quella dei cittadini che dovrebbero votarlo.

Forse una via d’uscita per risalire la china sarebbe invitare Francesca Balzani, la vera vincitrice di queste Primarie lampo. Lei, insieme a Pierfrancesco Majorino rappresentano il 58% degli elettori che faticano a riconoscersi nella visione dell’Amministratore Delegato e Commissario Unico di Expo. Sala dovrebbe, con un colpo di genio, integrare nel programma le proposte più balzane, quelle ecologiche e innovative – assenti nel suo – e integrarle con quelle sociali di Majorino. Subito dopo dovrebbe fare un passo indietro rispetto i “piani di riqualificazione” che avrebbe in mente per gli scali ferroviari e Piazza d’Armi, la più grande area verde di Milano, sulla quale grava il serio pericolo dell’ennesima massiccia speculazione edilizia.

Ma una domanda a questo punto è d’obbligo: quand’anche mettesse in atto questo piano strategico, riuscirebbe a limitare quelli dell’ex assessore ed ex vice-sindaco Ada Lucia De Cesaris?

Expo2015 non ha lasciato nulla in eredità alla città di Milano. Al posto di una Tour Eiffel abbiamo un Albero della vita – perché poi abbiano chiamato così un monumento alla sterilità lo ignoro -; non un legato; non una ricaduta economica diffusa, a beneficio di molti invece che di pochissimi; non un’infrastruttura degna di nomarsi tale. In compenso abbiamo milioni di metri cubi di cemento in più e qualche “fazzoletto” di terra in meno.

Valutare il proprio operato non è mai cosa buona e giusta. E tanto meno bella. Il dubbio si fa strada. Nel caso uscisse vincitore, in barba ai numeri, a Saturno, alla nebbia, sarebbe in grado Sala di giudicare Sala? Di garantire trasparenza e serenità di giudizio? Di governare una città nel bene di tutti e non ancora una volta nell’interesse di pochi?

La tempesta perfetta è matura. Che i posteri salvino il Soldato Sala e che il cielo ci assista. La luna consiglia: Prudenza. Meglio non svegliare can che dorme. La Fortuna è cieca ma Nemesi potrebbe iniziare a vederci benissimo.