A quattro anni dalla morte di Igor Squeo, 33enne deceduto dopo un intervento di polizia nel suo appartamento, il caso torna al centro dell’attenzione giudiziaria. La Procura generale di Milano ha infatti avocato a sé l’inchiesta e iscritto nel registro degli indagati sei agenti di polizia e una dottoressa. La vicenda, anticipata dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” e riportata da ANSA, riguarda quanto accaduto nella notte tra l’11 e il 12 giugno 2022. Secondo l’impostazione della Procura generale, il decesso potrebbe essere stato causato da una “impropria contenzione” fisica durante l’intervento degli agenti. L’ipotesi, rimasta finora sullo sfondo rispetto alla ricostruzione iniziale, è che Squeo sia morto per l’impossibilità di respirare mentre veniva bloccato a terra.
Sei agenti e una dottoressa indagati
Le accuse, a vario titolo, riguardano sette persone. Quattro poliziotti sono indagati per omicidio preterintenzionale: secondo l’ipotesi della Procura generale avrebbero “cagionato” la morte del giovane attraverso una contenzione ritenuta impropria. Altri due agenti sono invece indagati per falso ideologico: avrebbero falsificato “la annotazione dell’intervento” di quella notte. Nel registro degli indagati figura anche una dottoressa, accusata di omicidio colposo e falso ideologico. Secondo quanto emerge dagli atti, avrebbe somministrato a Squeo un farmaco anestetico “senza monitoraggio, nonostante la saturazione dell’82%”. La stessa dottoressa è accusata anche di aver falsificato “la relazione di soccorso”, indicando “falsamente la saturazione del 96%”.
L’ipotesi dell’asfissia posizionale
Il nodo centrale della nuova indagine riguarda la possibile asfissia posizionale. Per la Procura generale, le precedenti indagini avrebbero “totalmente trascurato l’ipotesi investigativa proposta dalle parti civili”, cioè che “il decesso di Squeo possa essere stato causato da asfissia posizionale determinata dall’impropria contenzione fisica” del 33enne durante l’intervento degli agenti, circostanza che sarebbe stata “riferita da personale del 118”.
La tesi, in sostanza, è che Squeo possa essere deceduto per una combinazione di fattori: il peso dei poliziotti che lo avrebbero tenuto bloccato a terra, impedendogli di respirare correttamente, e la somministrazione del farmaco usato per sedarlo. Un quadro che ora dovrà essere verificato attraverso nuovi accertamenti medico-legali.
Chiesta una perizia medico-legale
Dopo due richieste di archiviazione formulate dai pm milanesi, che avevano ipotizzato un decesso per “intossicazione acuta da cocaina”, la procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Massimo Gaballo hanno accolto la richiesta dei legali della famiglia Squeo. Nei giorni scorsi è stata quindi avanzata alla gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo la richiesta di disporre una perizia medico-legale in incidente probatorio per “accertare le cause del decesso”. Secondo la Procura generale, la perizia potrebbe rendere necessaria anche “l’esumazione del cadavere per verificare la presenza di ulteriori fratture ossee, oltre a quelle rilevate in sede di autopsia”.
La notte dell’intervento e il decesso in ospedale
La vicenda risale alla notte tra l’11 e il 12 giugno 2022. Secondo quanto ricostruito, una volante della polizia intervenne nell’appartamento di Squeo per sedare una rissa tra il 33enne e un ragazzo ivoriano. Igor Squeo, agitato e sotto l’effetto di stupefacenti, venne ammanettato mani e piedi e bloccato al suolo. Gli agenti chiesero poi l’intervento di un medico, che gli somministrò un farmaco per sedarlo. Il giovane fu quindi trasportato in ospedale, dove morì circa quattro ore più tardi. Una morte che, dopo anni di richieste della famiglia, torna ora a essere oggetto di un approfondimento giudiziario.

