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‘Ndrangheta, morto Domenico Papalia: il boss delle cosche al Nord era uscito un mese fa dopo 49 anni di carcere

Il boss di Platì aveva 81 anni. Ricoverato al San Paolo di Milano per il tumore, era uscito da Parma il 17 luglio

‘Ndrangheta, morto Domenico Papalia: il boss delle cosche al Nord era uscito un mese fa dopo 49 anni di carcere
dia antimafia

Trentanove giorni di libertà dopo quarantanove anni dietro le sbarre. Si chiude così, all’ospedale San Paolo di Milano, la vita di Domenico “Micu” Papalia, 81 anni, considerato il capo delle cosche di ‘ndrangheta al Nord. È morto nella notte tra il 25 e il 26 agosto per la patologia oncologica che lo aveva colpito da tempo: era ricoverato dal 17 agosto per l’aggravarsi delle condizioni, dopo aver ottenuto a metà luglio la scarcerazione per motivi di salute.

Da Platì a Buccinasco: la dinastia dei Papalia

Figlio di Giuseppe detto “u Carciutu” e di Serafina Barbaro, Domenico era il maggiore dei tre fratelli che hanno guidato la famiglia trapiantata da Platì, nel cuore dell’Aspromonte, a Buccinasco, alle porte di Milano. Antonio sta scontando l’ergastolo; Rocco, scarcerato nel 2017, vive tuttora nel comune dell’hinterland. Nella geografia criminale della ‘ndrangheta al Nord, “Micu” era descritto come una sorta di capo assoluto.

L’omicidio D’Agostino: ergastolo, poi l’assoluzione dopo 41 anni

La sua vicenda giudiziaria si apre a Roma, dove si era trasferito da giovane. Il 2 novembre 1976 il boss Antonio D’Agostino viene ucciso all’uscita da un ristorante della Capitale: Papalia viene accusato del delitto, processato e condannato al carcere a vita. Per l’assoluzione dovrà aspettare il 2017, quando la Corte d’Assise d’Appello di Perugia lo proscioglie “per non avere commesso il fatto”. Quarantuno anni dopo i fatti.

Il delitto Mormile e la pista della Falange Armata

Nel frattempo erano però arrivate altre due condanne all’ergastolo. La prima per l’omicidio di Umberto Mormile, l’educatore del carcere di Opera assassinato l’11 aprile 1990 a Carpiano, nel Milanese, un delitto inizialmente rivendicato dalla sigla Falange Armata. La seconda per l’uccisione dell’avvocato Pietro Labate, avvenuta a Milano il 17 novembre 1983, sulla base delle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia nell’operazione Nord-Sud. Accuse che Papalia ha sempre respinto.

La malattia

Negli ultimi anni la malattia era diventata il terreno di un lungo braccio di ferro. I legali avevano chiesto più volte il differimento della pena con la detenzione domiciliare per consentirgli di curarsi, ma il Tribunale di sorveglianza aveva sempre respinto le istanze, ritenendo che le cure fossero garantite anche in carcere. Al caso si erano interessate diverse associazioni, in prima fila “Nessuno tocchi Caino”, con ripetuti appelli per la scarcerazione.

L’uscita dal carcere e l’ultimo mese a Corsico

Il via libera è arrivato il 17 luglio: Papalia ha lasciato il carcere di Parma ed è stato accompagnato a Corsico, nell’hinterland milanese dove la famiglia aveva messo radici mezzo secolo fa. Il 17 agosto il ricovero al San Paolo, poi il peggioramento. La morte è arrivata a poco più di un mese dalla libertà, chiudendo una parabola che attraversa cinquant’anni di storia criminale italiana, dai sequestri di persona dell’Anonima calabrese ai traffici che hanno fatto dell’hinterland sud-ovest di Milano la “Platì del Nord”.