Nuovo capitolo giudiziario per Baby Gang, nome d’arte di Zaccaria Mouhib, trapper milanese di 24 anni tra i più ascoltati sulle piattaforme di streaming. Il gup di Milano Chiara Valori lo ha condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione, con rito abbreviato, per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. La vicenda risale all’11 settembre 2025, quando i carabinieri lo arrestarono nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Lecco. Durante una perquisizione in una camera d’albergo a Milano, dove il rapper stava dormendo dopo essersi esibito al concerto di Emis Killa, i militari trovarono una pistola semiautomatica nascosta dentro un porta tovaglioli. Le indagini sono state coordinate dalla pm Maura Ripamonti. La difesa, rappresentata dall’avvocato Niccolò Vecchioni, potrà ora presentare ricorso in appello.
Il messaggio dopo la sentenza: “Adesso basta, solo musica”
Baby Gang era presente oggi al Palazzo di Giustizia di Milano, dove ha assistito alla lettura della sentenza. Dopo il verdetto ha voluto lanciare un messaggio chiaro: “Adesso basta, solo musica“, spiegando di voler lasciarsi alle spalle i problemi con la giustizia e concentrarsi sulla sua carriera artistica. Il trapper si trova attualmente agli arresti domiciliari proprio per questa vicenda e deve chiedere autorizzazioni specifiche ogni volta che deve uscire per concerti o sessioni di registrazione.
Le altre vicende giudiziarie di Baby Gang
Baby Gang sta inoltre scontando in affidamento in prova ai servizi sociali una condanna definitiva legata alla sparatoria avvenuta nel luglio 2022 nei pressi di corso Como, nel cuore della movida milanese. Nel corso dell’interrogatorio di convalida dopo l’arresto dello scorso settembre, il rapper aveva spiegato di aver portato con sé l’arma “per paura di essere derubato”.
Lo scorso ottobre il trapper aveva ottenuto la scarcerazione dal gip e il trasferimento agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in una comunità terapeutica nel Milanese, dove ha avviato un percorso di disintossicazione da sostanze. La difesa aveva descritto l’artista come “un giovane italiano di seconda generazione” segnato da dipendenze patologiche e cresciuto in un contesto sociale difficile, del quale – secondo il legale – sarebbe diventato narratore attraverso la sua musica. Nei precedenti atti giudiziari l’avvocato aveva anche segnalato una “patologica fascinazione per le armi”, sostenendo però che, grazie al percorso terapeutico intrapreso, il rapper potrebbe “abbracciare una nuova dimensione di vita”.
L’inchiesta partita dal ritrovamento di un AK47
L’indagine più ampia della Procura di Lecco che portò all’arresto del trapper era partita dal ritrovamento di un mitragliatore AK47, riconducibile alla famiglia Hetem. Secondo gli investigatori l’arma sarebbe stata utilizzata durante le riprese di alcuni videoclip musicali realizzati dallo stesso Baby Gang insieme al rapper Simba La Rue, anche lui coinvolto in diverse vicende giudiziarie e già condannato in via definitiva per altri fatti. Negli anni scorsi il Tribunale di Milano aveva inoltre sottoposto Baby Gang alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Nonostante i problemi con la giustizia, il 24enne resta uno degli artisti più seguiti della scena trap italiana, con milioni di ascolti online e collaborazioni con nomi di primo piano del rap nazionale.


