di Francesco M. De Bonis (dal sito francoabruzzo.it)
Gabriele Dossena, redattore delle pagine economiche del Corriere della Sera, è stato eletto presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, ma è sostanzialmente azzoppato (è passato con 7 voti su 9, ma nel ballottaggio ha raccolto 442 voti contro i 549 di Franco Abruzzo primo eletto). La vendetta dell’ex presidente Letizia Gonzales si è abbattuta su Stefano Gallizzi (Ufficio stampa Expo 2015 SpA) vicepresidente pubblicista con 5 voti (ma le schede bianche sono 4). Rosy Brandi (redattore capo della Prealpina) è segretaria sub judice (ha raccolto 3 voti, 2 Abruzzo, 1 Pagni, tre schede bianche, ma secondo il Consiglio di Stato l’elezione è legittima soltanto con 5 voti). Luca Pagni, redattore finanziario di Repubblica, è il nuovo tesoriere (6 volti e 3 schede bianche). Partenza in salita del Consiglio eletto il 28 maggio per i veti di Nuova Informazione (componente sindacale Pd, alleata deiGallizzi, centrodestra, e dei radicali di Senza Bavaglio) contro Franco Abruzzo (fondatore di “Stampa democratica” con Walter Tobagi e vecchio socialista riformista, già presidente dell’Ordine di Milano dal maggio 1989 al giugno 2007). Letizia Gonzales e anche il consigliere eletto Mario Consani addebitano aiGallizzi il siluramento della candidatura di Laura Hoesch, noto e stimato avvocato milanese, a consigliere pubblicista. Letizia Gonzales ha a sua volta sabotato la candidatura di Fabio Benati a consigliere professionista. Benati ha preso le distanze dal suo antico mentore Beppe Gallizzi con un articolo velenosissimo (in http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=12186). Un ambiente carico di sostanze tossiche, sospetti, trappole, che, con la scarsissima affluenza alle urne, accelerano il processo di disintegrazione e implosione dell’Ordine ormai condannato all’abrogazione dopo la perdita della deontologia conferita dal Parlamento ai nuovi Consigli territoriali di disciplina.
Per quanto riguarda la posizione di Rosy Brandi, va detto che doveva raccogliere almeno 5 suffragi (la metà più uno degli aventi diritto al voto, che sono 9) per considerarsi eletta. Il Consiglio si è riunito sotto la presidenza del consigliere anziano Franco Abruzzo, segretario il consigliere giovane Massimo Cherubini. L’ultimo comma dell’articolo 22 del Dpr 115/195 afferma: “Alla riunione si applicano le disposizioni dell’art. 23 della legge 69/1963)”. L’articolo 23 di questa legge afferma: “Per la validità delle sedute di un Consiglio regionale o interregionale o del Consiglio nazionale dell’Ordine, occorre la presenza della maggioranza dei componenti. Nelle votazioni, in caso di parità, prevale il voto del presidente. Fino all’insediamento del nuovo Consiglio dell’Ordine, rimane in carica il Consiglio uscente. Le stesse norme si applicano al Comitato esecutivo”. Serve, quindi, la “maggioranza dei componenti” (5 su 9) per eleggere il presidente e le altre cariche. Una proposta si considera approvata se ha riportato la maggioranza assoluta dei voti, e cioè se abbia votato a favore la metà più uno dei votanti. “E’ principio generale regolante il procedimento di adozione delle delibere da parte di organi collegiali, la regola secondo la quale, quando la legge non richiede una maggioranza qualificata, una proposta si considera approvata se ha riportato la maggioranza assoluta dei voti, e cioè se abbia votato a favore la metà più uno dei votanti, calcolando nel numero dei votanti anche coloro che abbiano espresso voti invalidi o schede bianche (Cons. Stato, Sez.V, 14/06/1994, n. 672)”. Questo principio generale si ricava dall’articolo 276 del Cpc il quale precisa che – nei collegi giudicanti, ndr – “la decisione è presa a maggioranza di voti”. Al Consiglio nazionale dell’Ordine l’orientamento è discordante. E’ atteso sulla questione il parere del Ministero della Giustizia, che ha la vigilanza anche sull’Ordine dei Giornalisti (articolo 24 della legge 69/1963).
Alla vigilia della seduta FRANCO ABRUZZO ha indirizzato un messaggio ai colleghi lombardi che lo hanno eletto: “Cari colleghi, l’amara verità è questa: ho vinto le elezioni, ma ho perso. Sono, con le dovute proporzioni, nella posizione infelice di Bersani. Al ballottaggio ho preso 549 voti sui 1.126 voti validi espressi (pari al 48,75%). Ben 120 colleghi mi hanno votato da solo: se 40 di questi avessero messo la crocetta sui 5 miei amici di lista, avrei ottenuto la maggiorana (5 seggi su 9). Sono, comunque, felicissimo per il risultato personale che premia il mio quarantennale lavoro a favore dei colleghi. Grazie di cuore a tutti voi, che mi avete sostenuto. Presto ricomincerò una nuova battaglia per il sindacato lombardo (con le insegne del Mil), mentre oggi sto sostenendo la lista “CASAGIT OGGI E DOMANI” (si vota tra il 6 e il 10 giugno), Franco Abruzzo”. Franco Abruzzo e LETIZIA GONZALES erano fuori gioco per la massima carica istituzionale. “Nuova Informazione” ha bocciato la proposta di Franco Abruzzo del “PATTO DELLA STAFFETTA” accettato, invece, da Letizia Gonzales (che fa parte di “Nuova Informazione”). Bocciata la candidatura di Abruzzo anche a CONSIGLIERE SEGRETARIO: “Ha – dicono a destra e a sinistra – una personalità troppo forte e dominante. Ed è troppo competente”. L’interessato sorride: “PRENDO TROPPI VOTI E SONO ANCHE BRAVO. MI RASSEGNO A FARE IL CONSIGLIERE. E’ noto che per una certa sinistra e per una certa destra, oggi alleate nell’Ordine di Milano, parole come volontà popolare, uguaglianza, imparzialità e trasparenza sono scritte sull’acqua”.
