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Oli esausti nei Navigli, la Procura indaga per inquinamento ambientale: si stringe il cerchio sui responsabili del disastro

La macchia oleosa si è estesa per 28 chilometri dal Magentino fino a Milano. Analisi sulle sostanze e verifiche sulle telecamere per individuare i responsabili

Oli esausti nei Navigli, la Procura indaga per inquinamento ambientale: si stringe il cerchio sui responsabili del disastro

Potrebbero arrivare nel giro di pochi giorni le prime risposte sull’origine dello sversamento di oli esausti che ha contaminato il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, estendendosi per circa 28 chilometri fino a Milano. La Procura ritiene ormai probabile la natura dolosa dell’episodio e starebbe lavorando su una ricostruzione precisa della dinamica e dei possibili responsabili.

Come riferisce Il Giorno, nel fascicolo aperto per inquinamento ambientale con riferimento alle acque confluiranno i risultati delle analisi chimiche sugli idrocarburi e sugli oli rinvenuti. La composizione delle sostanze potrebbe consentire agli investigatori di restringere sensibilmente il numero dei soggetti potenzialmente coinvolti.

L’origine dello sversamento individuata nel Magentino

La contaminazione sarebbe partita dal territorio di Magenta, dove si è registrata la maggiore concentrazione del liquido inquinante. Lo sversamento, avvenuto in grandi quantità, avrebbe raggiunto il Naviglio attraverso la rete fognaria, per poi propagarsi lungo i corsi d’acqua fino al capoluogo lombardo. Le verifiche si stanno concentrando in particolare nella frazione di Ponte Vecchio, nei pressi di un tombino situato a ridosso del ponte sul Naviglio Grande. A valle di quel punto sono state rilevate evidenti tracce di idrocarburi, mentre a monte la situazione è risultata regolare.

Dal pozzetto partono due condotte: una prosegue verso le campagne, l’altra raggiunge un’area interessata da un cantiere edilizio, dove tuttavia non risulterebbero ancora presenti allacciamenti. Gli accertamenti dovranno stabilire se il materiale sia stato introdotto proprio da quel tombino oppure da un altro punto della rete.

Analisi sulle sostanze e controlli sulle telecamere

Sul posto sono intervenuti i tecnici di Arpa Lombardia e del Gruppo Cap, gestore della rete fognaria, insieme a carabinieri e Guardia di Finanza. Delle indagini si stanno occupando anche le polizie locali di diversi Comuni, i vigili del fuoco e i carabinieri della stazione di Magenta. Parallelamente, gli investigatori stanno acquisendo e analizzando le immagini delle telecamere stradali. Gli impianti presenti nella zona dello sversamento non sarebbero numerosi, ma i sistemi di videosorveglianza delle aree circostanti potrebbero aver ripreso il passaggio di una o più autobotti.

Le piste escluse e quelle ancora da verificare

Al momento non vengono considerate particolarmente significative le ipotesi legate all’ex complesso industriale Saffa, oggi in disuso, e al vicino cantiere edilizio. Resta comunque da verificare se persone estranee possano aver raggiunto una di queste aree per abbandonare illegalmente gli oli. È stata invece esclusa la possibilità che la contaminazione sia collegata a un furto di carburante dall’oleodotto diretto all’aeroporto di Malpensa, già interessato in passato da intrusioni finalizzate alla sottrazione di gasolio. Il sindaco di Magenta, Luca Del Gobbo, ha spiegato che l’individuazione dell’esatto punto di immissione rappresenta uno degli elementi decisivi dell’indagine, insieme alla definizione della composizione delle sostanze, affidata ad Arpa.

Evitati danni alle coltivazioni

L’intervento coordinato dal Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi, insieme alla Città Metropolitana e al Comune di Milano, ha consentito di contenere la contaminazione e di scongiurare conseguenze più gravi per le campagne e le coltivazioni. A Milano sono stati collocati pannelli assorbenti anche in Darsena per intercettare il materiale oleoso. Le operazioni sono state seguite dall’assessore comunale alla Protezione civile Marco Granelli.

L’inchiesta della Procura contro ignoti

Il procedimento penale è attualmente aperto contro ignoti ed è coordinato dalla pm Giulia Floris, con il coinvolgimento dell’aggiunto Paolo Ielo e la supervisione del procuratore Marcello Viola. L’ipotesi di reato formulata in questa prima fase è ancora provvisoria e potrà essere precisata dopo l’arrivo delle relazioni tecniche e degli esiti delle analisi. Gli elementi raccolti finora portano gli inquirenti a ritenere che lo sversamento non sia stato accidentale, ma compiuto intenzionalmente in una zona considerata degradata. Gli accertamenti dovranno ora individuare il punto esatto dell’immissione e risalire a chi ha trasportato e abbandonato il materiale inquinante.