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Delitto Maltesi, al sesto processo confermato l’ergastolo per Davide Fontana. Che farà ancora ricorso

La Corte d’Assise d’appello di Milano riconosce ancora una volta la premeditazione. La sorella della vittima: “Spero sia finita, ma non ci credo più”. La difesa annuncia un nuovo ricorso in Cassazione

Delitto Maltesi, al sesto processo confermato l’ergastolo per Davide Fontana. Che farà ancora ricorso
Charlotte Angie-Carol Maltesi e Davide Fontana (foto dai social)

Nuovo ergastolo per Davide Fontana, l’ex bancario condannato per l’omicidio di Carol Maltesi, la 26enne uccisa e fatta a pezzi nel gennaio 2022 a Rescaldina, nel Milanese. La Corte d’Assise d’appello di Milano, presieduta da Enrico Manzi, ha riconosciuto ancora una volta la premeditazione e inflitto la pena massima, senza isolamento diurno. È il sesto processo complessivo sulla vicenda e, con ogni probabilità, non sarà l’ultimo: la difesa ha già annunciato un nuovo ricorso in Cassazione.

Il punto centrale resta proprio la pianificazione del delitto. La Cassazione aveva già annullato due volte con rinvio le precedenti sentenze di ergastolo, chiedendo una nuova valutazione sull’aggravante della premeditazione. Nel primo processo Fontana era stato condannato a 30 anni. Nei successivi gradi di giudizio era arrivato l’ergastolo, poi nuovamente annullato dalla Suprema Corte sul nodo delle motivazioni.

Fontana: “Quell’orrore non mi è mai appartenuto”

In aula Fontana ha negato di aver pianificato l’omicidio: “Non ho mai potuto organizzare di far del male a lei. Mi spiace e mi vergogno, quell’orrore non mi è mai appartenuto, chiedo scusa a tutti”. La difesa, affidata all’avvocato Stefano Paloschi, ha sostenuto la tesi del dolo d’impeto e chiesto il riconoscimento delle attenuanti nella massima estensione. La Corte ha invece confermato l’impianto accusatorio e ritenuto le attenuanti subvalenti anche rispetto all’aggravante della crudeltà.

La Procura: “Omicidio organizzato in modo scientifico”

La sostituta procuratrice generale Simonetta Bellaviti ha ricostruito davanti ai giudici gli elementi che, secondo l’accusa, dimostrerebbero la premeditazione. Fontana, ha sostenuto, avrebbe “organizzato in modo scientifico l’omicidio e anche il post mortem”. Secondo la ricostruzione processuale, l’uomo avrebbe commissionato con un falso profilo un video destinato a OnlyFans, durante il quale Carol venne legata. Fu poi colpita ripetutamente con un martello e sgozzata. Dopo l’omicidio Fontana fece a pezzi il corpo e lo conservò per oltre due mesi in un congelatore. Tentò quindi di bruciare i resti e infine li abbandonò in sacchi neri in una discarica nel Bresciano, dove furono trovati da un passante.

La sorella: “Spero sia finita, ma non ci credo più”

“Speriamo che sia finita stavolta, ma non ci credo più. Sono contenta per la sentenza, abbiamo fatto un passo avanti. Non abbiamo altre consolazioni che questa”, ha commentato Anna, sorella di Carol Maltesi. La donna ha anche escluso qualsiasi apertura a un percorso di giustizia riparativa con Fontana: “Non voglio sapere nulla di lui”. Dopo il deposito delle motivazioni, previsto entro 60 giorni, la difesa presenterà ricorso. Il caso è quindi destinato ad approdare ancora una volta davanti alla Cassazione.