Gianluca Soncin è arrivato questa mattina in tribunale a Milano per il processo sull’omicidio di Pamela Genini, la 29enne uccisa il 14 ottobre 2025 nella sua abitazione di via Iglesias 33. L’uomo, ex fidanzato della vittima, è accusato di averla colpita con 79 coltellate. Secondo l’imputazione, il delitto sarebbe stato commesso per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione. Soncin, 53 anni, difeso dagli avvocati Petro Sartori e Simona Luceri, rischia l’ergastolo.
L’urlo della madre contro l’assassino: “Bastardo”
L’ingresso dell’imputato nell’aula della Corte d’assise è stato accompagnato dalla reazione della madre di Pamela, Una Smirnova. Quando Soncin è entrato scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, la donna gli ha gridato “bastardo”. Subito dopo è scoppiata in lacrime e si è appoggiata all’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste la famiglia e presenterà la richiesta di costituzione di parte civile per la madre della vittima. Pochi istanti più tardi, la donna si è allontanata dall’aula.
La famiglia Genini chiede di costituirsi parte civile
In aula sono presenti anche la sorella e il fratello di Pamela Genini. Con loro, la madre e il padre della 29enne, attualmente ricoverato in coma, hanno chiesto di costituirsi parte civile nel procedimento. Il processo entra così nella sua fase decisiva, con la Corte chiamata a pronunciarsi su uno dei femminicidi più drammatici avvenuti a Milano negli ultimi mesi. Al centro del giudizio restano la dinamica dell’aggressione, il numero delle coltellate e le aggravanti contestate all’ex compagno della vittima.
La madre di Pamela: “Chiedo solo giustizia per mia figlia”
Al termine dell’udienza, Uma Smirnova ha spiegato la propria reazione in aula. “Ho avuto questa reazione purtroppo incontrollabile. Vedere in faccia un assassino che ha massacrato mia figlia con la sua freddezza e lucidità mi ha fatto scattare un dolore nel cuore”, ha detto la madre di Pamela Genini. Poi la richiesta alla Corte: “Quello che chiedo è giustizia, giustizia per mia figlia. Chiedo solo quello”. Smirnova ha ricordato la figlia come “una ragazza dolcissima, un amore, una ragazza che non faceva male a nessuno”, aggiungendo che Pamela “amava i bambini, amava la sua famiglia, il suo padre, che purtroppo non vedrà mai più”. “Mia figlia merita giustizia”, ha concluso.
Il compagno della madre: “L’ergastolo è quello che si merita”
A chiedere una condanna severa è stato anche Pier Giuseppe Rota, compagno della madre della vittima. “Chiediamo giustizia e verità, e l’ergastolo sicuramente è quello che si merita”, ha dichiarato a margine dell’udienza. “Lo stiamo affrontando con una grande forza di coraggio – ha aggiunto – e chiediamo un ergastolo serio per questa persona che ha fatto questo atto”. Rota è intervenuto anche sulla profanazione della tomba di Pamela, escludendo un coinvolgimento di Soncin: “La verità secondo me è un’altra parte, non c’entra niente. Gli inquirenti sono su una buona pista e lo troveranno sicuramente”.
Famiglia parte civile, esclusi Francesco Dolci e le associazioni
La Corte d’assise di Milano ha accolto la costituzione di parte civile della famiglia di Pamela Genini: la madre, il fratello, la sorella e il padre biologico. Sono state invece respinte le richieste dell’ex amico Francesco Dolci e delle associazioni “Per Marta e per tutte” e “Scuola di Atene”. Dolci, con cui la 29enne avrebbe avuto una relazione parallela, è attualmente indagato a Bergamo per vilipendio di cadavere e furto della testa dopo la profanazione della tomba di Pamela.
Per la presidente Antonella Bertoja, non è sufficiente “l’esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi (da maggio a ottobre 2025), non connotato da stabile e continuativa convivenza e interessato da un rapporto sentimentale parallelo” per riconoscere a Dolci la qualità di persona offesa dal reato. La prossima udienza è stata fissata per il 13 luglio, quando potrà iniziare l’istruttoria dibattimentale.
Lo scontro su Dolci: “Stalker in vita e dopo la morte”
La richiesta di Dolci di entrare nel processo come parte civile è stata duramente contestata dall’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste la madre di Pamela. “È stato uno stalker in vita e dopo la morte”, ha detto il legale, chiedendo alla Corte di respingere l’istanza. “Con questa istanza la realtà supera la più fervida immaginazione. Nessun rispetto per la famiglia già oltraggiata”, ha aggiunto Gentile, sostenendo che dagli atti dell’inchiesta di Bergamo emergerebbe come Pamela lo definisse “amico con benefit, stalker, mostro”.
Di segno opposto la posizione della difesa di Dolci. L’avvocata Eleonora Prandi ha sostenuto che “questo procedimento non c’entra con Bergamo” e che da maggio 2025 tra i due ci sarebbe stato “un rapporto stabile”. Secondo la legale, “era un rapporto parallelo sì, ma duraturo e continuativo e lui è stato l’ultima persona con cui ha parlato lei e questo deve far riflettere”. Anche la pmAlessia Menegazzo aveva chiesto di rigettare la richiesta di costituzione di parte civile di Dolci, ricordando l’indagine aperta a Bergamo e il ruolo dell’uomo come testimone importante nel processo milanese.
Le prove della Procura: chiavi, telecamere, chat e tabulati
Nel corso dell’udienza, la pm Alessia Menegazzo e l’aggiunta Letizia Mannella hanno depositato l’elenco delle prove che intendono portare a processo. Tra queste figurano l’esame dei testimoni e dell’imputato, i referti medici, le informative della polizia, le immagini delle telecamere di sorveglianza e i decreti di perquisizione a carico di Soncin, anche a Cervia.
Particolare peso viene attribuito agli accertamenti tecnici nell’appartamento di via Iglesias, dove Pamela è stata uccisa, e alle analisi sul mazzo di chiavi dell’abitazione trovato in possesso del 53enne. Per la Procura, si tratta di uno degli elementi a sostegno dell’aggravante della premeditazione. Il gip Tommaso Perna, nel disporre la custodia cautelare in carcere, aveva scritto che Soncin si sarebbe procurato il “duplicato delle chiavi” dell’appartamento “almeno una settimana prima” dell’omicidio, quando avrebbe maturato la “decisione di uccidere” per l’intenzione della ragazza di interrompere la relazione o durante un litigio di coppia.
La difesa chiede accertamenti sulle ferite al collo di Soncin
La difesa di Soncin, rappresentata dagli avvocati Pietro Sartori e Simona Luceri, ha depositato una memoria e chiesto nuovi approfondimenti sulle ferite al collo riportate dall’imputato il giorno dell’omicidio. Secondo i legali, si tratterebbe di lesioni “anomale” che meritano un accertamento nel contraddittorio.
Le pm si sono opposte alla richiesta di una perizia medico-legale, ritenendo che non sia finalizzata ad “accertare a fatti specifici”, ma piuttosto a “trovare una nuova ricostruzione” dell’omicidio. I difensori, invece, hanno sostenuto che dagli “atti” non emergerebbero certezze complete “rispetto alla dinamica di quello che è successo in quell’appartamento e sul movente”. “È evidentemente che Pamela Genini è morta per i colpi inflitti dall’imputato – hanno concluso – ma sulle aggravanti contestate la difesa si permette di alzare alcuni argomenti su come è successo il fatto e perché”.

