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Omicidio Molteni, arrestati moglie e amante-commercialista: “Sono i mandanti”

Svolta nell’omicidio dell’architetto Alfio Vittorio Molteni, ucciso nel Comasco nell’ottobre 2015: due arresti, tra cui la moglie

Svolta nell’omicidio dell’architetto Alfio Vittorio Molteni, commesso a Carugo, in provincia di Como il 14 ottobre 2015. I carabinieri di Como e del reparto crimini violenti del Ros hanno arrestato altre due persone, fra le quali la moglie della vittima, che si aggiungono alle dieci gia’ arrestate nei mesi scorsi. I reati contestati sono omicidio aggravato, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di pistola, danneggiamento e stalking.

Daniela Rho, ex moglie di Alfio Molteni, e Alberto Brivio, suo amante e commercialista della vittima, sono stati arrestati perche’ ritenuti i mandanti delle aggressioni e dell’omicidio dell’architetto ucciso il 14 ottobre del 2015, a Carugo, nel Comasco. Stando a quanto si riferisce in una nota diffusa dalla Procura di Como, il “movente di tutti i reati contestati, e in particolare dell’omicidio, va ricondotto alla turbolenta separazione tra la vittima e Daniela Rho, ai contrasti intercorsi tra i due sull’affidamento delle figlie (che la donna cercava di ottenere in esclusiva)”. Le indagini – si prosegue – hanno anche evidenziato come gli “atti intimidatori antecedenti all’omicidio sono stati utilizzati dall’ex moglie per dipingere Molteni come persona dalle frequentazioni equivoche e pericolose e come pretesto perche’ gli fosse impedito, da parte del Tribunale di Como, di vedere le figlie”.

Il numero delle persone arrestate per gli atti intimidatori e l’omicidio di Molteni sale quindi a sette. A Rho e Brivio gli inquirenti sono arrivati grazie agli interrogatori di Luigi Rugolo, ritenuto anche lui mandante del delitto, di Michele Crisopulli (esecutore materiale, insieme a Vincenzo Scovazzo, dell’omicidio e della rapina dell’auto dell’architetto), di Stefano Posca, accusato di aver dato alle fiamme la vettura dell’architetto, di Giuseppe De Martino, ritenuto responsabile di alcuni atti intimidatori, e di Salvatore Crisopulli (fratello di Michele, accusato di concorso in detenzione e porto di pistola automatica).

Utili anche i messaggi di posta elettronica in cui la vittima ricostruiva i suoi pedinamenti ed esprimeva i suoi timori, l’analisi dei tabulati telefonici e degli spostamenti degli indagati. “In base a tale materiale probatorio – si legge nella nota – si e’ accertata una sequenza di condotte delittuose progressivamente sempre piu’ violente e aggressive, iniziata nel momento in cui Molteni aveva revocato il suo consenso all’accordo di separazione consensuale con l’ex moglie e aveva promosso giudizio di separazione giudiziale con addebito”.

Dimostrati pedinamenti e telefonate anonime da parte di Rugolo e De Martino, su indicazione dei due mandanti arrestati oggi. Cosi’ come un episodio di minaccia con bastone, sempre ad opera di Rugolo e De Martino, e l’incendio prima dell’auto della vittima (a maggio del 2015), poi di una finestra dell’abitazione (un mese dopo), e, infine (a luglio), l’esplosione di otto colpi di arma da fuoco sempre contro la finestra. In particolare, subito dopo quest’ultima aggressione l’ex moglie “presento’ tramite i suoi legali un’istanza con la quale chiedeva e otteneva l’interruzione dei rapporti e pernottamenti delle bambine presso la casa del padre, evidenziando l’esistenza di un grave pericolo per l’incolumita’ delle bambine in seguito agli atti intimidatori subiti” dall’uomo.

Poi l’omicidio il 14 ottobre dell’anno scorso. Gli inquirenti hanno dimostrato che “poche ore prima” che Crisopulli e Scovazzo gli sparassero (“su richiesta di Rho e Brivio, mandato di Rugolo, e dietro compenso di diecimila euro”) l’ex moglie “si era informata sul numero di targa della Polo” dell’architetto 58enne.

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