Un nuovo elemento si aggiunge alla drammatica vicenda di Pamela Genini, la 29enne uccisa a Milano il 14 ottobre con oltre 70 coltellate dall’ex fidanzato Gianluca Soncin, attualmente a processo davanti al Tribunale del capoluogo lombardo. Dopo la scoperta, lo scorso 26 marzo, della profanazione della tomba della giovane nel cimitero di Strozza, nella Bergamasca, emerge ora un episodio risalente al 2020 e relativo alla sua automobile. Come riporta Il Giorno, secondo il titolare di un’autofficina che il 23 settembre di quell’anno soccorse Pamela e una sua amica, l’impianto frenante della Mercedes della giovane avrebbe presentato un’anomalia difficilmente spiegabile come un semplice guasto.
Il meccanico: “Quel tubo non poteva finire lì da solo”
Il meccanico ha raccontato che il tubo idraulico dei freni si era incastrato tra il disco e la relativa protezione. Una posizione che, secondo la sua ricostruzione, farebbe pensare a un intervento esterno. “Per finire lì il tubo deve avercelo messo qualcuno”, avrebbe spiegato, sottolineando il pericolo corso dalle due donne: se il problema si fosse manifestato mentre viaggiavano in autostrada, le conseguenze avrebbero potuto essere molto più gravi. La stessa Pamela, nei messaggi inviati a una persona a lei vicina, aveva manifestato preoccupazione per quanto accaduto, osservando di essere stata fortunata a non subire il guasto mentre si trovava in autostrada.
I sospetti di Pamela: “Secondo me è stato lui”
Dai messaggi WhatsApp della giovane emergerebbe anche un sospetto nei confronti di Francesco Dolci, 41enne imprenditore di Sant’Omobono Terme e amico della ragazza. Dolci è oggi indagato dalla Procura di Bergamo nell’inchiesta sulla profanazione della tomba e sull’asportazione della testa dal corpo della 29enne. Dopo l’episodio dell’auto, Pamela avrebbe scritto a un suo contatto: “Secondo me è stato lui”, collegando il suo sospetto al timore di finire in una situazione di dipendenza nei confronti dell’uomo. A rafforzare questa convinzione, secondo quanto riferito dalla giovane, anche il fatto che Dolci si fosse offerto di pagarle un’auto a noleggio. Dolci ha però respinto ogni accusa. L’uomo sostiene che la documentazione tecnica relativa al veicolo non parlerebbe mai formalmente di “manomissione”, ma soltanto della rottura di un tubo.
Restano inoltre da chiarire gli spostamenti della Mercedes nei giorni precedenti al guasto. Secondo persone vicine alla giovane, Pamela e l’amica avrebbero trascorso la notte precedente a casa di Dolci. L’imprenditore fornisce invece una versione differente: sostiene che in quelle ore si trovasse in montagna con un’altra donna e che, dopo alcuni screzi avuti con Pamela nei giorni precedenti, si sarebbe attivato soltanto quando la 29enne lo aveva chiamato chiedendogli aiuto. Dolci afferma inoltre di avere organizzato il soccorso e pagato la riparazione. Il meccanico ricorda però di avere visto in officina soltanto Pamela e l’amica, senza la presenza di un terzo uomo o di un camioncino.
Le indagini sulla profanazione della tomba
L’episodio dell’auto assume oggi un nuovo peso alla luce dell’inchiesta aperta dopo la profanazione della tomba di Pamela. Dolci è indagato per profanazione e vilipendio di cadavere e, secondo l’ipotesi della Procura di Bergamo, avrebbe sviluppato nel tempo una forte ossessione nei confronti della giovane. Si tratta tuttavia di una ricostruzione investigativa ancora al vaglio degli inquirenti, mentre restano da chiarire diversi aspetti sia dell’episodio del 2020 sia della successiva profanazione della sepoltura.


