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Milano
Passera e la sfida alla Lega: bypassare Salvini per parlare ai suoi

di Fabio Massa

La Lega Nord (o meglio, i vertici della Lega Nord) gioca a sfotticchiarlo, Corrado Passera. Ha iniziato Roberto Maroni, con quel “non lo vota neanche sua moglie”. Ha proseguito Matteo Salvini, motivando il suo no per il fatto che Passera ha fatto parte del governo Monti. Eppure, una cosa è certa: la candidatura del fondatore e leader di Italia Unica a Milano è comunque una cosa che va presa in considerazione. E proprio questi sfottò riportano alla mente di quando Bossi chiamava il predecessore della Moratti “Albertina”. Si è visto come è finita, con Gabriele Albertini. Insomma, una cosa è l’oblio dell’ignoranza, una cosa è lo sfottò, che presuppone l’esistenza di un contendente. Corrado Passera, i suoi conti, del resto, da buon banchiere se li è fatti eccome. Ha capito che con la leadership della Lega Nord ha poco da spartire. Troppo diverso il messaggio, e anche troppo diverso il pubblico. C’è chi parla alla pancia della gente e chi parla alla sua testa. Passera può parlare alla testa, perché di viscere, effettivamente, ne smuove poco. E su questo dovrà lavorare, perché il consenso passa anche dalla simpatia e dalla conoscibilità, passa dalla vicinanza e per adesso il banchiere ha questa immagine un po’ stereotipata che Salvini e Maroni fanno in fretta a sfotticchiare, appunto.

Non pare, oggi, un candidato forte, Corrado Passera. E questa, paradossalmente, è la sua forza. Perché non sarà forte e strafavorito, come potrebbe essere Paolo Del Debbio, ma c’è, e in politica chi occupa un posto vuoto ha sempre un vantaggio. E nel centrodestra, più che un posto, c’è una sorta di prateria. Passera non sarà forte, ma ha grossi spazi di crescita. Può tessere una lunga polemica con l’amministrazione in carica con la forza della propria candidatura. In Lega, chi può fare continuativamente oggi questo lavoro? Matteo Salvini, con la sua attenzione rivolta al nazionale? Qualche consigliere comunale che si vuole candidare sindaco? (Con la paura che parta subito la contraerea, però). In Forza Italia, per parte sua, qualcuno che ha capito la lezione di Pisapia del 2010, quando si candidò con largo anticipo, c’è: si tratta di Giulio Gallera, oggi sottosegretario in Regione Lombardia. Gallera sta lavorando, e pure tanto. Fosse la soluzione interna quella prescelta, sarebbe in pole position. Ma potrebbe anche non essere così.

E allora si torna al punto d’inizio: Passera si è fatto i suoi conti. Sa di non poter parlare con la nomenklatura leghista, e allora parla a chi la Lega l’ha votata per tanti anni pensando al federalismo. Parla a quello con la fabbrichetta, magari alle tante aziende e aziendine che ha finanziato quando era il numero uno di Banca Intesa. Certo, i banchieri non godono di buona stampa, ma la campagna è lunga e, dotatosi di buoni esperti, anche Passera può fare il suo percorso, se sarà capace di usare gli strumenti giusti, il web, il marciapiede, le televisioni e le radio. Passera sa anche di poter parlare con la nomenklatura Ncd, e infatti lo sta facendo. Passera sa anche di poter parlare con la nomenklatura azzurra, e infatti lo sta facendo. Alla fine, però, il messaggio arriverà non mediato dai partiti agli elettori, perchè oggi i contenitori (altra interpretazione scontata, ma la cui applicazione è giusta) sono davvero troppo più piccoli e repellenti rispetto al contenuto. Del resto, la sfida di Passera è proprio questa: parlare agli elettori. Per adesso il messaggio c’è, la presa di coscienza dei problemi è ancora sotto al livello minimo ma in crescita, di empatia ce ne è pochina. Ma il percorso è avviato, e Passera sa di poter avere una chance di vincere quando succederà come a Pisapia negli ultimi tempi della sua cavalcata: entrava in una bocciofila e alla gente, così, spontaneamente, gli veniva da applaudire. @FabioAMassa

Tags:
corrado passeramatteo salvini







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