Era arrivato al pronto soccorso del Policlinico San Matteo di Pavia in forte stato di agitazione ed era stato preso in carico e sedato dai sanitari. Al risveglio, però, un ragazzo di 19 anni si è alzato e si è scagliato contro il personale del reparto, colpendo con calci e pugni un giovane infermiere, minacciando gli altri operatori presenti e danneggiando un macchinario fino a renderlo inutilizzabile. Il diciannovenne è stato quindi arrestato.
Ottantamila accessi l’anno, un pronto soccorso sotto pressione
L’aggressione è avvenuta in uno dei pronto soccorso più frequentati della Lombardia. Quello del San Matteo supera infatti gli 80mila accessi all’anno, con volumi che ne fanno uno dei principali punti di riferimento della sanità regionale al di fuori dell’area metropolitana milanese. Numeri che significano anche una pressione quotidiana molto elevata sul personale: attese, spazi condivisi, pazienti in condizioni di forte alterazione e organici chiamati a gestire un flusso continuo di emergenze possono contribuire a creare situazioni di tensione. Un quadro nel quale gli episodi di aggressione nei confronti degli operatori sanitari continuano a rappresentare una delle criticità più rilevanti.
La UIL: “Oltre 280 episodi all’anno contro gli operatori sanitari nel Pavese”
A fotografare le dimensioni del fenomeno è la UIL Lombardia. Secondo il sindacato, nella sola provincia di Pavia si registrano oltre 280 episodi ogni anno tra aggressioni fisiche, minacce e violenze verbali ai danni di medici, infermieri e operatori sanitari. “Non possiamo continuare a raccontare questi episodi come se fossero ormai la normalità. Non lo sono e non devono diventarlo”, sottolinea il sindacato, ribadendo che chi lavora in strutture complesse e ad alta intensità come il pronto soccorso deve poterlo fare in condizioni di totale sicurezza.
Galeppi: “La sicurezza è un diritto, non una concessione”
Sul caso è intervenuto Andrea Galeppi, segretario generale della UILFP di Pavia. “Quanto accaduto al pronto soccorso del San Matteo è gravissimo e non può essere derubricato all’ennesimo episodio di violenza”, afferma. “Non possiamo accettare che chi entra in ospedale per lavorare debba mettere in conto anche il rischio di essere aggredito. Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai lavoratori coinvolti, ma oggi la solidarietà non basta più. Chiediamo che sulla sicurezza nei pronto soccorso si intervenga con misure concrete, prevenzione e una presenza adeguata a tutela del personale. Su questo tema non intendiamo arretrare di un millimetro: la sicurezza di chi lavora è un diritto, non una concessione“, conclude.
La richiesta di una strategia unica sulla sicurezza
Il sindacato propone una strategia di prevenzione comune per i comparti maggiormente esposti al contatto con il pubblico, dalla sanità ai trasporti, dalla logistica al commercio fino alla scuola. Sul piano operativo la richiesta si articola su tre fronti: il rafforzamento dei controlli affidati agli organi di vigilanza, la revisione dell’organizzazione del lavoro e dei carichi psicosociali, la formazione del personale perché sia in grado di riconoscere i segnali di pericolo prima che la situazione degeneri.
“Non c’è più tempo da perdere né spazio per la tolleranza: non lasceremo soli gli operatori a difendersi nei corridoi degli ospedali come in ogni settore del frontline. La vita delle persone viene sopra ogni cosa, è un valore non negoziabile”, sostiene il segretario generale della UIL Lombardia Antonio Albrizio, chiamando in causa istituzioni, aziende e associazioni di categoria.


