ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45
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C’era una volta un ben strano Paese nel quale entrava e usciva un po’ chi voleva, un po’ chi gli pareva, un po’ quando gli garbava. E’ vero che al giorno d’oggi non esistono più ponti levatoi e guardie armate alle porte, ma dire che Milano sta diventando un po’ un indegno colabrodo non è di certo una questione leghista, ma pragmaticamente una priorità da affrontare. La vicenda della quale parlo è quella dei profughi che stanno scappando dalle follie dell’Isis del nord Africa. Una ennesima ondata, dopo i siriani che scappavano dalle bombe di Assad, dopo gli iracheni che scappavano dalle purghe chimiche di Saddam, e via indietro nel tempo negli ultimi 20 anni. A più riprese, arriva l’ondata, un po’ come fosse l’alta marea che si alza e che tutto sommerge. Ora, questo non è scandaloso, perché mi sembra più che normale che tra la morte e la vita uno sceglie la vita, anche se questo vuol dire mettersi su una carretta del mare e affrontare un viaggio nel quale si rischia tutto. Quello che mi sembra davvero scandaloso è che centinaia di questi profughi arrivino a Milano e nell’hinterland senza che le autorità ne sappiano nulla. Majorino, assessore al Welfare, uno che è sicuramente di sinistra (per alcuni, anche all’interno del Pd, pure troppo), l’allarme lo lancia praticamente ogni giorno, prendendosela con Alfano ripetutamente. Il sindaco di San Donato ha denunciato su facebook che si è trovato i profughi nel comune senza che gli fosse neppure comunicato. A Bresso sono arrivati 120 persone in più di quelle previste. E il prefetto, come anticipato da Affari, come smentito pro forma dalla Prefettura e come riaffermiamo da Affari, qualche telefonata giù a Roma l’ha già fatta, chiedendo che si fermi l’invasione, almeno in occasione di Expo. Questa cosa dei profughi mi ricorda una espressione di Camilleri, il gioco a fotti-compagno. Non occorre spiegare le regole del gioco, basta la parte finale: scaricare su altri le proprie responsabilità. In questo caso, quelle del governo sui Comuni, gestiti da compagni oppure no.

