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Pinocchio/Mudec, la “madre” di tutte le polemiche…

Pinocchio/Mudec, la “madre” di tutte le polemiche…
Pinocchio radiolombardia
C’era una volta un Paese nel quale non si poteva parlare male delle madri. Ed è pure giusto che sia così. Ma quando sono le madri dalla lingua lunga a mettere in difficoltà i figli…

ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45

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C’era una volta un Paese nel quale non si poteva parlare male delle madri. Ed è pure giusto che sia così, mi viene da dire, essendo padre e vedendo quanto le donne si prodighino per il futuro dei figli. Il problema sorge non tanto quando sono i figli a parlare male delle madri, ma quando le madri con la lingua lunga mettono in difficoltà i figli, magari sul lavoro, magari in momenti molto delicati. Così la cronaca del Corriere della Sera sull’inaugurazione del Museo delle Culture di via Tortona, diventa particolarmente gustosa. Quasi un siparietto all’italiana, una piccola indagine sociologica sulle madri che non riescono a resistere alla tentazione di stare zitte. Egoismo materno, direi. La vicenda è questa. Vi ricordate il museo di Chipperfield, l’architetto che protestava perché il pavimento non è proprio nero, ma appena appena sbiadito? Ecco, l’hanno inaugurato ieri. Chipperfield aveva tenuto su una polemica stucchevole per giorni su sto cavolo di pavimento, e alla fine, durante la conferenza stampa di inaugurazione non lo citano proprio: semplicemente non esiste. Fin quando, alla fine, alla fatidica richiesta: “ci sono domande?” si alza una signora e chiede: “Ci dite di Chipperfield?”. Imbarazzo generale. Chi è la signora che fa la domanda? La madre di Marina Pugliese, direttore del nuovo Museo, già direttrice del Museo del Novecento. Imbarazzo generale. Lei se la cava con una battuta, ma la madre insiste: “Perché non l’avete ringraziato?”. Nuovo imbarazzo. Va così, delle volte. Le madri linguacciute mettono in imbarazzo i figli. Che non possono neppure dire: “A casa facciamo i conti”.