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Pinocchio/Pisapia, uomo (e sindaco) di parola

Pinocchio/Pisapia, uomo (e sindaco) di parola
Pinocchio rubrica Radio Lombardia
C’era una volta un Paese serio, ovvero Milano. E un Paese da operetta, ovvero Roma. I “pasticci” di Ignazio Marino a confronto con il valore della parola di Giuliano Pisapia

ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45

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C’era una volta un Paese serio, ovvero Milano. E un Paese da operetta, ovvero Roma. Una volta tanto, e lo dico non da supporter di Pisapia, che secondo me ha avuto pochi grandi meriti, primo fra tutti quello di scegliersi una grande squadra, e tante vaghezze. Però, malgrado tutte le critiche gli si possono avanzare, la verità è che Pisapia è un uomo di parola. Se lui decide che non si ricandida, allora è così. Possono chiedergli mari, monti, cani, gatti, premier e presidenti. Lui semplicemente rimane fermo sulle sue decisioni. Il Pisapia piacione, empaticamente evoluto, in effetti – come sa chi lo conosce bene – è solo un’immagine parziale dell’uomo Pisapia. Che invece è introverso, freddo nelle sue decisioni, timidamente tenace a tutelare le proprie idee che una volta prese sono difficilmente mutabili. Guardiamo Roma, dove uno che è riuscito a inanellare la più alta percentuale di gaffe al giorno della storia della Repubblica e forse anche del Regno d’Italia, che si è beccato una smentita addirittura dal Papa, che stava bello bello a fare sub mentre i Casamonica si magnavano l’immagine di Roma nel mondo. Ecco, uno del genere non poteva che fare l’esatto contrario di Pisapia. Dare le dimissioni per poi non darle. Uscire dalla porta per rientrare della finestra. A volte gli arancioni sono proprio diversi, non c’è che dire.