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C’era una volta un Paese che viveva a sua insaputa. Ha iniziato Scajola, con la casa affittata. Ora c’è la Raggi, che ha ricevuto una polizza a sua insaputa. Una polizza che – badino bene quelli che devono per forza difendere la sindaca grillina, come tutte le polizze vita, si possono riscuotere anche prima della morte. Il problema, se devo essere onesto, non è neppure questo. Non è il fatto che ci sono politici ai quali vengono lanciati quelli che in gergo si definiscono “siluri”. Cioè, per queste cose ci sono i giudici. Scajola per quella casa è stato assolto. Avete capito bene: assolto. E penso che pure la Raggi non abbia grandi colpe di tipo penale nella sua vicenda. Ma il problema è un altro. La Raggi oggi e Scajola ieri, insieme a tutta una schiera di altre persone, hanno fatto errori politici. Perché nominare un capo di gabinetto del quale dovresti fidarti ciecamente, e che invece ha fatto una roba del genere, denota o stupidità politica, o incapacità nel capire le persone nel profondo. Entrambe qualità richieste e indispensabili per gestire la cosa pubblica. Dovremmo anche finirla con questa cosa che esiste la “responsabilità oggettiva” per i manager, come se Moretti avesse davvero provocato direttamente la strage di Viareggio, o come se l’amministratore delegato dell’Eni sia davvero responsabile dell’incendio in una delle mille raffinerie o impianti, ma non esiste la responsabilità oggettiva per chi invece dovrebbe fare, della responsabilità nello scegliersi i collaboratori, la prima qualità del proprio mandato politico. Almeno i collaboratori più stretti, quelli di prima fascia. Almeno quelli ai quali si affida la vita, e il segreto. Sennò si finisce così: 9 ore in Procura. E una manica di imbecilli che urlano al complotto, invece che vedere la pochezza, ancora una volta politica, di tutto quello che sta avvenendo.

