ASCOLTA LA RUBRICA “PINOCCHIO” OGNI GIORNO SU RADIO LOMBARDIA (100.3), IN ONDA ALLE 19.15 DURANTE IL PROGRAMMA DI APPROFONDIMENTO “PANE AL PANE” E IN REPLICA IL GIORNO DOPO ALLE 6.45
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C’era una volta un Paese che viveva senza giustizia eppure pareva proprio non curarsene. Degni eredi dei gladiatori, delle arene e di barbarie del genere, gli italiani sono sempre stati pronti a puntare il dito, a fare il pollice verso, salvo poi neppure chiedere scusa quando si dimostrava che la giustizia non aveva fatto il suo corso e che l’indagato di turno, finito sui giornali con mille accuse, alla fine non aveva fatto quello di cui era accusato. Il caso al quale mi riferisco è quello di Filippo Penati. Chiariamo: non ho una particolare simpatia per Filippo Penati. Politicamente è stato il padrone dei Ds/Pd per lungo tempo. Nessuno di quelli oggi in campo può dirsi estraneo a una sua frequentazione. Ha fatto errori madornali, solo ultimo dei quali quello di candidarsi presidente della Regione invece che sindaco di Milano, probabilmente allettato dallo stipendio più che dal ruolo. Insomma, quel che voglio dire è che Penati è stato, nel bene e nel male, uno dei protagonisti di Milano e anche di questo Paese, considerato che era il braccio destro di Bersani, poi rinnegato. Ora, esattamente dieci anni fa, Penati comprava le azioni Serravalle, con un’operazione contestata dalla Procura, che ipotizzava una maxi-perdita di oltre 110 milioni di euro (e qualcuno già vociferava di maxi-mazzetta). Dopo dieci anni, siamo arrivati all’assoluzione dell’ex capo democratico. La sentenza, pubblicata integralmente su Affaritaliani.it, ha però avuto poco seguito. Non che un solo esponente politico abbia pensato di rendere giustizia a una persona che politicamente è morta, non esiste più. Questo, insieme ai politici che rubano e che non vengono ingabbiati, è un problema. Perché se non si è innocenti neppure dopo un’assoluzione, dove sta la giustizia in Italia? E soprattutto: perché nessuno dice nulla?

