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Milano

di Matteo Forte,
consigliere comunale Pdl Palazzo Marino

L'inchiesta realizzata da Terre di mezzo sui quartieri e la legalità, patrocinata dal Comune di Milano e dal Consiglio di Zona 9, è stata presentata giorni fa anche in Commissione antimafia. I dati riportati, per quanto emergano solo dalla metà dei negozianti intervistati che ha deciso di rispondere, offrono  spunti molto significativi a chi si occupa di politica. E da non tralasciare. Anche perché, a mio modestissimo giudizio, costituiscono un suggerimento nelle decisioni da adottare contro l'avanzare della criminalità organizzata. 
 
Il dato che più mi ha colpito è stata la risposta alla prima domanda: "Perché a Milano sono bassissime le denunce per estorsione e per usura?". Il 66% ha dichiarato che "Denunciare è inutile perché lo Stato non aiuta i commercianti". Convinzione che torna a cascata ad influenzare altre risposte, come quelle sulla chiara percezione di meno sicurezza (tra i primi ostacoli ad una serena attività economica troviamo furti e rapine). Ma influenza anche quella sulla richiesta di una maggiore "presenza di vigili o polizia di quartiere", al primo posto con 29 "preferenze" tra le ipotesi di intervento per ridurre le minacce al quartiere.
 
Tuttavia ciò che ha stupito anche gli stessi intervistatori è che tra le primissime minacce alla sicurezza della propria attività, al di fuori delle attività criminali, gli intervistati hanno concordato nell'allineare "lo Stato, le tasse e i politici che sono tutti uguali". E senza che queste categorie fossero previste nei questionari a risposta multipla distribuiti.     
 
Ciò fa davvero riflettere su una possibile incidenza sulla crescita della criminalità organizzata dell'incapacità di decisione della politica, e dunque dell'inefficienza della macchina amministrativa (dallo Stato ai vari livelli di governo locale) nel mettersi a servizio della società e dei cittadini. Non a caso chiamiamo la mafia anche "anti-Stato". A fronte di una mia precisa domanda, durante la sua audizione del 21 marzo scorso in Commissione antimafia, il Gip del Tribunale di Milano, Giuseppe Gennari, ha risposto in modo secco: «Secondo me incide l’inefficienza dello Stato, parliamoci chiaro, così come incide l’inefficienza della giustizia, questa è una mia personale convinzione. C’è un rapporto diretto, più lo Stato dà prova di esistere, di esistere in modo efficace ed efficiente con le sue Istituzioni, con i suoi organi e meno spazio c’è per questi signori».
 
Forse, proprio in un momento di crisi dove scarseggia la liquidità e maggiore può essere il ricorso all'usura, urge una politica che riscopra la sua vocazione di "servizio", semplichi procedure e regolamenti, non strangoli i cittadini con la tenaglia del fisco e garantisca un maggiore presidio del territorio. E molto di tutto ciò potrebbe essere fatto anche a livello comunale. Questo non solo farebbe diminuire l'attuale disaffezione verso i partiti e le istituzioni. Ma ridurrebbe anche il raggio d'azione della criminalità organizzata.

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politici







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