Tre nomi, ma con ogni probabilità non tutti arriveranno fino alle primarie. Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Lorenzo Pacini sono oggi i potenziali candidati del Partito democratico per la sfida che dovrà individuare il successore di Giuseppe Sala alla guida del centrosinistra milanese in vista delle Comunali del 2027. Secondo quanto ricostruito da Il Giorno, però, le regole previste dagli statuti nazionale e lombardo del Pd rendono difficile che tutti e tre possano presentarsi contemporaneamente. Almeno uno tra il capogruppo dem in Regione, la vicesindaca di Milano e l’assessore del Municipio 1 potrebbe quindi essere chiamato a fare un passo indietro.
La soglia delle firme
Il punto centrale riguarda le sottoscrizioni necessarie per avanzare una candidatura alle primarie di coalizione. Lo Statuto nazionale del Pd stabilisce che un iscritto possa concorrere se sostenuto da almeno il 35% dei componenti dell’assemblea territoriale di riferimento oppure dal 30% degli iscritti dello stesso ambito. Lo Statuto lombardo riprende lo stesso impianto, ma riduce dal 30 al 20% la quota di firme necessarie tra gli iscritti. Nel caso milanese, il riferimento è l’assemblea metropolitana del partito. La prassi, però, porta quasi sempre a raccogliere le firme tra i componenti dell’assemblea. Ed è proprio la soglia del 35% a rendere matematicamente molto complicata la presentazione di tre candidati iscritti al Pd.
In teoria, una terza candidatura non sarebbe del tutto esclusa. Uno degli aspiranti potrebbe tentare la strada della raccolta delle sottoscrizioni tra gli iscritti della federazione metropolitana milanese. Si tratta tuttavia di una procedura molto più impegnativa, perché richiede un numero elevato di firme ed è stata utilizzata raramente. La soluzione più probabile resta quindi quella di una selezione preventiva tra i tre nomi oggi in campo.
Le regole dovranno essere concordate con gli alleati
Il quadro resta comunque aperto, perché quelle per Palazzo Marino sarebbero primarie di coalizione e non una semplice consultazione interna al Pd. Lo stesso Statuto dem chiarisce che il regolamento dovrà essere definito d’intesa con gli altri partiti e movimenti del centrosinistra. Sarà quel documento a stabilire le modalità di voto, i tempi di presentazione delle candidature e le regole della competizione. Un percorso già seguito in passato, quando le primarie progressiste portarono prima alla candidatura di Giuliano Pisapia nel 2010 e poi a quella di Giuseppe Sala nel 2016.
A complicare ulteriormente la situazione ci sono i tempi. Lo Statuto lombardo prevede che il regolamento venga approvato dalla Direzione territoriale almeno otto mesi prima delle elezioni. Le Comunali milanesi del 2027 dovranno svolgersi in una finestra compresa tra metà aprile e metà giugno. Se il primo turno fosse fissato il 18 aprile, il regolamento delle primarie dovrebbe essere approvato entro il 18 settembre 2026. Nel caso di voto il 30 maggio, con eventuale ballottaggio il 13 giugno, la scadenza slitterebbe invece al 30 ottobre. Il Pd e gli alleati hanno annunciato che la decisione definitiva sull’organizzazione delle primarie verrà presa a settembre. Se non saranno introdotte deroghe, il margine per definire regole, candidature e calendario appare quindi molto ristretto.
Doppio turno difficile senza una deroga
Resta infine il tema delle primarie a doppio turno, ipotesi sostenuta da alcuni esponenti del centrosinistra. Lo Statuto nazionale del Pd prevede però che la scelta dei candidati sindaco, tanto nelle primarie di partito quanto in quelle di coalizione, avvenga con il sistema della maggioranza relativa. In altre parole, un solo turno e vittoria del candidato che ottiene più voti. Anche in questo caso sarebbe possibile intervenire con una deroga, ma il regolamento dovrà essere concordato all’interno della coalizione. Prima ancora di scegliere il candidato, dunque, il centrosinistra milanese dovrà decidere quali regole darsi e, sul fronte dem, quanti dei nomi oggi in campo potranno davvero arrivare alla sfida.

