di Lorenzo Zacchetti
La recente intervista del Sindaco Beppe Sala alla “Gazzetta dello Sport” sul futuro dello stadio di San Siro (per leggerla, clicca QUI) apre un fronte di lavoro decisamente interessante.
Dopo uno stallo che dura ormai da troppo tempo, comincia a delinearsi la possibilità di una svolta che potrebbe risultare davvero significativa. Se analizziamo freddamente la situazione, il quadro che ne emerge richiede infatti un deciso salto di qualità.
Il Meazza ha un fascino indiscutibile, ma è anche un impianto che ha già compiuto 90 anni (fu inaugurato nel 1926) e che si avvia verso il secolo di vita con gli inevitabili segni derivanti dall’età. Per farvi giocare l’ultima finale di Champions League, ad esempio, sono serviti interventi che sarebbero invece stati superflui in tutti gli stadi più moderni delle altre grandi città europee.
La sua collocazione urbanistica è critica, visto lo sviluppo avuto nel tempo del quartiere e le enormi difficoltà viabilistiche che solo con l’apertura della M5 si sono alleviate. Per quanto riguarda la zona immediatamente circostante, serve una regia complessiva che regoli la coesistenza con l’ippodromo, i densi insediamenti abitativi e le aree verdi: ho avuto io stesso il piacere di promuovere ed inaugurare quella di via Tesio ed evidentemente non potrei approvare colate di cemento indiscriminate.
Ultima, ma non certo meno importante, è la questione relativa ai progetti di Milan e Inter, che ormai da oltre un decennio parlano della possibilità di munirsi di uno stadio di proprietà e gestirlo secondo le regole di marketing che nel calcio moderno non sono più eludibili, se si vuole provare a competere con l’elite internazionale.
L’ipotesi di una vendita dell’impianto risponde a criteri logici del tutto evidenti. Ad oggi, il Comune assume su di se gli oneri di uno stadio che non sfrutta in alcun altro modo che attraverso una concessione agli unici due interlocutori presenti (Inter e Milan, ovviamente), i quali possono quindi dettare le regole del gioco e oltretutto preferirebbero passare dalla condizione di affittuari a quella di proprietari!
Dopo aver definito con attenzione il prezzo e le altre condizioni socio-ambientali della transizione, nella corretta tutela dell’interesse pubblico, personalmente procederei. L’operazione servirebbe anche per scongiurare il rischio che un giorno i due club se ne possano andare in qualche altro Comune dell’area metropolitana (in passato si era parlato di Rho e Sesto San Giovanni), lasciando Palazzo Marino alle prese con un problema irrisolvibile e una perdita economica rilevante.
Tutte queste tematiche richiedono uno sforzo progettuale che vada ben oltre il quinquennio di mandato che viene concesso a chi vince le elezioni amministrative. Le parole di Sala sono quindi da accogliere con grande favore. Il dossier San Siro era uno dei principali argomenti sul tavolo durante il lavoro di gruppo che abbiamo svolto in campagna elettorale (chi scrive ha coordinato il dipartimento Sport del PD milanese), ma il fatto che si cominci a delineare una linea operativa è un passaggio chi frequenta la politica sa che non va mai dato per scontato.
Oggi c’è davvero la possibilità di aprire una fase nuova nella quale (auspicabilmente con l’aiuto di quel Ministero dello Sport del quale prima o poi il nostro Governo vorrà dotarsi…) potremmo cominciare a risolvere gli enormi problemi di impiantistica sportiva che abbiamo in città e magari un giorno pensare davvero alle Olimpiadi, alle quali per ora preferisco limitarmi ad accennare.
Ma per arrivare a questo obiettivo serve che la mossa di Sala sia seguita da una reazione adeguata da parte di Inter e Milan, che spesso hanno lamentato carenza di interlocuzioni all’altezza del loro livello. Ora che il quadro è cambiato, peraltro sulla scia di una riflessione già aperta dalla Giunta Pisapia, è necessario chiarire i reali progetti dei due club, entrambi indaffarati in una difficile transizione societaria.
Se invece che di calcio stessimo parlando di tennis, diremmo che Sala ha fatto un ottimo servizio e che al duo Suning-Sino Europe spetta il compito di rispondervi adeguatamente. Nel caso di un’ace, a perdere sarebbero sia gli sportivi, sia i milanesi in generale.

