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Referendum giustizia, Mantovani: “Votare sì per sanare la frattura tra cittadini e magistratura”

A margine del convegno milanese (QUI LINK ALL’ARTICOLO) promosso dal Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei sul referendum del 22 e 23 marzo, Mario Mantovani affronta in questa videointervista per Affaritaliani.it Milano il tema della fiducia dei cittadini nella giustizia. Con un passaggio sulla sua esperienza personale.

“Se il 40 per cento dei cittadini oggi riconosce una certa fiducia alla magistratura mentre il restante 60 per cento non è di questo avviso, la magistratura si deve interrogare”, afferma l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, oggi vicepresidente della Commissione Affari giuridici del Parlamento europeo. Mantovani richiama un confronto storico: “Negli anni 70 e 80 era molto più elevata questa fiducia, con picchi del 90 per cento, ora è di molto scesa. Noi dobbiamo sanare la frattura tra cittadini e un’istituzione così importante come la magistratura”.

“La mia esperienza a difesa di migliaia di cittadini innocenti che non riescono a riprendersi”

L’ex vicepresidente della Regione Lombardia lega la sua posizione sul referendum anche alla propria esperienza giudiziaria. Nel 2019 fu condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi nel processo relativo al filone d’inchiesta del 2015, sentenza poi ribaltata in appello nel marzo 2022 con assoluzione “per non aver commesso il fatto”, divenuta definitiva nel luglio dello stesso anno. Una seconda assoluzione con analoga formula è arrivata sempre nel 2022 per il filone legato alle onlus attive nelle Rsa.

“Alla luce anche della mia esperienza personale perché è importante votare sì?”, riflette Mantovani. “Io che sono stato imputato, condannato e assolto oggi ricopro una delle più alte cariche degli affari giuridici del Parlamento europeo. È ironico”. E aggiunge: “Ho subito una condanna senza ragioni, poi c’è stata una assoluzione motivata perché i fatti non sussistono e da lì è nata la volontà di riprendere il cammino e difendere migliaia di innocenti che purtroppo non riescono a riprendere in mano la propria vita“.